
Abbigliamento e i colori
Quiz by Amanda LaSpada
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Di che colore è la giacca?

viola
giallo
arancione
verde
Di che colore sono i sandali?

nero
rosa
azzurro
bianco
Di che colore è la giacca?

Di che colore sono i sandali?

Di che colore sono le pantofole?
Di che colore è la borsa?
Di che colore sono gli occhiali da sole?
Di che colore è l'impermeabile?
Di che colore è il cappotto?
Di che colore è il costume da bagno?
Di che colore è la cravatta?
Di che colore sono le infradito?
I guanti sono rosa.
I leggings sono marroni.
I pantaloncini sono multicolore.
il cappello è azzurro.
La scarpa da ginnastica è nera.
La camicetta è ______.
La cintura è ______.
La sciarpa è ______.
Le gonne sono ______.
i vestiti sono ______.
La maglia è ______.
Gli occhiali sono ______.
La camicia è ______.
L'orologio è ______.
L'abito è ______.
Lo sai che cos'è il fast fashion con fast fashion? Si intende quel settore dell'abbigliamento che realizza abiti a prezzi super ridotti e che lancia nuove collezioni di continuo pensate proprio per essere usate poco, il tutto sembra figo, no? Vestiti nuovi ogni volta che vuoi. Non è figo, ogni anno nel mondo vengono prodotti oltre 80 miliardi di capi d'abbigliamento e sulla terra siamo 8 miliardi e dopo il brevissimo periodo in cui vengono utilizzati tre capi su quattro finiscono in discarica o vengono inceneriti e soltanto un quarto viene riciclato Si stima che in un anno una persona compri circa 15 kg di vestiti. Eppure la sensazione è quella di non aver mai in mente da mettere e questo è esattamente quello che l'industria del fast fashion vuole. Lo sai che per produrre una t-shirt ci vogliono circa 3.900 litri di acqua l'equivalente di quello che beve una persona in cinque anni, un capo d'abbigliamento ha un impatto sull'ambiente in ogni fase della sua produzione, dalla produzione delle fibre, all'assemblaggio dal trasporto allo smaltimento, ma come è possibile che un top un prodotto che è stato coltivato come fibra trasformato in filato cucito dall'altra parte del mondo tinto confezionare e spedito costi meno di un panino? La risposta è semplice materie prime scadenti a basso costo abbinate quasi sempre allo sfruttamento dei lavoratori, la maggior parte dei capi di abbigliamento fast fashion viene prodotta in paesi come bangladesh, vietnam cambogia, spesso le condizioni di lavoro in questi paesi sono terribili e i diritti umani vengono calpestati, se paghiamo un top 7,95 significa che qualcun altro ha pagato il prezzo al posto nostro. Riassumendo il fast fashion nè non è sostenibile e probabilmente non ci rende più felici, ma l'abbigliamento è anche un modo per esprimere la propria personalità e creatività quindi ecco alcuni consigli. 1 comprare meno e curare meglio certo spendere tanto per una maglietta ci sembra assurdo ma ricordiamoci che una t-shirt a 4 euro probabilmente durerà poco o niente e soprattutto siamo sicuri di averne bisogno di 10? 2 scegliere bene i marchi alcuni siti possono aiutarti a scoprire nuovi brand etici e sostenibili e magari anche nuovi stili 3 riutilizzare e riparare, scambiamo i vestiti che non usiamo più quelle amiche quegli amici oppure vendiamoli sui mercatini online, ma soprattutto non buttiamoli appena salta un bottone, proviamo piuttosto a ripararli Come ultimo consiglio resiste l'impulso da shopping compulsivo, la maggior parte degli acquisti, soprattutto online in periodo di saldi vengono fatti d'impulso, fermati un momento e pensa a tutto ciò che quel vestito rappresenta, come è stato fatto, chi lo ha creato quanto ha inquinato e chiediti se ti serve davvero e ora che sai riconoscerlo cosa ne pensi del fast fashion?
Comportamenti Sostenibili Insegnare ai bambini l'importanza della sostenibilità è fondamentale per garantire un futuro migliore per il nostro pianeta. Ecco alcuni comportamenti sostenibili che i bambini possono adottare nella vita quotidiana. Ridurre, Riutilizzare, Riciclare Ridurre Consumo di energia: Spegnere le luci quando si esce da una stanza e scollegare i dispositivi elettronici quando non sono in uso. Uso dell'acqua: Chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti e fare docce più brevi. Riutilizzare Materiali creativi: Utilizzare scatole di cartone, bottiglie di plastica e altri materiali per progetti artistici. Abbigliamento e giocattoli: Scambiare vestiti e giocattoli con amici o donarli a chi ne ha bisogno. Riciclare Raccolta differenziata: Imparare a separare correttamente i rifiuti e a riciclare carta, plastica e vetro. Compostaggio: Creare un piccolo compost in giardino per scarti di cibo e foglie. Rispetto per la Natura Educazione Ambientale Escursioni: Partecipare a passeggiate nella natura per conoscere flora e fauna locali. Giardinaggio: Coltivare un piccolo orto per comprendere il ciclo di crescita delle piante. Protezione degli Animali Osservazione: Imparare a osservare gli animali senza disturbarli. Alimentazione corretta: Non alimentare gli animali selvatici con cibi inappropriati. Consumo Responsabile Alimentazione Cibo locale e stagionale: Scegliere frutta e verdura di stagione e di produzione locale. Riduzione degli sprechi: Imparare a non sprecare cibo, utilizzando gli avanzi per nuove ricette. Acquisti Prodotti ecologici: Preferire prodotti con imballaggi riciclabili e a basso impatto ambientale. Seconda mano: Acquistare abbigliamento e giocattoli usati. Trasporto Sostenibile Camminare o andare in bicicletta: Scegliere di camminare o andare in bicicletta per brevi distanze invece di utilizzare l'auto. Trasporti pubblici: Utilizzare autobus o treni per ridurre l'impatto ambientale del trasporto privato. Promuovere questi comportamenti sostenibili nei bambini non solo aiuta l'ambiente, ma educa anche le nuove generazioni a prendersi cura del nostro pianeta.
Il produttore che decide di usare degli intermediari per organizzare la distribuzione dei suoi prodotti, deve decidere quanti usarne per ciascun livello, Esistono 3 possibili strategie di copertura: La distribuzione intensiva ➠ l'impresa cerca il maggior numero possibile di punti vendita per il proprio prodotto e tende a moltiplicare i centri di stoccaggio per assicurare la massima copertura dell'area di vendita e la massima esposizione per la marca; si adatta ai prodotti di acquisto corrente e ai servizi di facile esecuzione. es. i Pocket Coffee che sono venduti ovunque sia possibile. Vantaggi: massimizza la disponibilità del prodotto e consente di generare una quota di mercato consistente grazie all'elevata esposizione della marca ai potenziali clienti. Rischi: il volume d'affari può differire da un distributore all'altro, mentre il costo di contatto è identico per ogni intermediario, l'aumento del costo di distribuzione può compromettere la redditività. Quando il prodotto è distribuito in larga misura in punti vendita molteplici e differenziati, l'impresa rischia di: perdere il controllo della sua strategia di marketing, non riuscire a prevenire la concorrenza sleale in fatto di prezzi, una riduzione della qualità del servizio e la mancanza di collaborazione. Infine questa distribuzione è spesso incompatibile con la salvaguardia di un'immagine di marca coerente e di un posizionamento preciso nel mercato. La distribuzione selettiva ➠ Il produttore ricorre, in una determinata area geografica, a un numero di intermediari inferiore rispetto al numero di intermediari disponibili; è indicata per i prodotti il cui acquisto è ponderato e non frequente (shopping good), e per I quali il cliente procede a un confronto tra i vari prezzi e tra le varie caratteristiche delle offerte presenti sul mercato.es. Burberry distribuisce i suoi prodotti di abbigliamento in negozi specializzati, accuratamente selezionati. Questa distribuzione può scaturire dal rifiuto di una parte di dettaglianti di accettare il prodotto nel proprio assortimento, perché si abbia distribuzione selettiva voluta dal produttore, deve essere quest'ultimo a selezionare i propri intermediari; esistono diversi possibili criteri di scelta: La dimensione del distributore, misurata dal suo volume d'affari, costituisce il criterio più usato. La qualità del servizio offerto; alcuni distributori sono in grado di svolgere alcune funzioni in modo più efficace di altri. La competenza tecnica e l'attrezzatura aggiornata del distributore sono criteri importanti soprattutto nel caso dei prodotti complessi, per i quali la qualità dell'assistenza post vendita è fondamentale. Optando per questa distribuzione si accetta di limitare la disponibilità della propria offerta, onde ridurre i costi di distribuzione e ottenere una migliore collaborazione da parte degli intermediari, questa collaborazione ha diverse forme: la partecipazione alle spese di pubblicità e di promozione; l'inserimento di prodotti nuovi o non richiesti, il mantenimento di un livello minimo di scorte ecc.. Rischi: non garantire una copertura sufficiente del mercato, il produttore deve assicurarsi che il cliente finale sia in grado di identificare facilmente il distributore, altrimenti la ridotta disponibilità conduce a perdite di opportunità di vendita; l'impresa è praticamente obbligata a scegliere un canale di tipo indiretto breve. La distribuzione esclusiva e I sisterni di franchising ➠ in una zona predeterminata, un solo distributore ottiene il diritto esclusivo di vendere la marca e s'impegna a non vendere marche concorrenti della stessa categoria di prodotti.es. Louis Vuitton distribuisce i suoi prodotti in negozi esclusivi: a ogni punto vendita viene assegnata una zona in cui nessun altro è autorizzato a rappresentare la marca. Vantaggi: differenzia il proprio prodotto con una politica di alta qualità, di prestigio, la collaborazione con distributori esclusivi facilita la realizzazione dei programmi di servizio al cliente del produttore. Vantaggi e inconvenienti sono gli stessi della distribuzione selettiva, ma accentuati. Una forma particolare è il franchising ➠forma di marketing verticale contrattuale integrato che fa riferimento a un sistema completo di distribuzione dei beni e dei servizi. Esso implica una relazione contrattuale continua in cui l'impresa affiliante (franchisor) dà ai suoi affiliati (franchisee) il privilegio di vendere il proprio prodotto o servizio che è molto conosciuto. Il franchisee accetta di pagare una quota iniziale e/o royalties calcolate sulle vendite e di ricevere assistenza e servizi dal franchisor;Il franchisee acquista il diritto di utilizzare una formula di successo e beneficia del supporto e delle conoscenze del franchisor. Caratteristiche di un franchising efficace: si commercializza un prodotto o servizio di alta qualità,la domanda del prodotto o servizio è universale,viene offerto servizio ed assistenza iniziale e continuativi, vengono specificati il canone iniziale e le royalty, coinvolge il franchisee nella gestione e sviluppo del sistema, specifica procedure di rinnovo, annullamento e proroga del contratto. La classificazione dei beni di consumo La scelta della strategia migliore per un dato prodotto dipende dalle caratteristiche del prodotto stesso e dall'obiettivo perseguito dall'impresa nell'ambiente competitivo in cui opera, si stabilisce una distinzione fra 4 sottogruppi: 1) I prodotti d'acquisto corrente (convenience good) sono i beni che il consumatore acquista con il minimo sforzo possibile, di frequente e in piccole quantità, adottando un comportamento d'acquisto abitudinario. Questa categoria può essere suddivisa in: prodotti di prima necessità: sono acquistati regolarmente e includono la maggior parte dei prodotti alimentari, l'acquisto è facilitato dalla fedeltà alla marca e dalla pubblicità ripetitiva. prodotti d'impulso: vengono acquistati senza alcuna premeditazione (patatine);devono essere disponibili in più negozi; la confezione e gli espositori sono importanti per la loro vendita. prodotti d'urgenza: vengono acquistati per soddisfare un bisogno inaspettato e urgente, vanno acquistati nel momento del bisogno quindi devono essere disponibili in diversi tipi di punti vendita (cerotti, disinfettanti ecc.); per questi prodotti, l'impresa non ha scelta: è necessaria la massima copertura del mercato perché, se il cliente non trova il prodotto o la marca desiderata nel momento e nel luogo in cui vuole acquistarla, sceglierà un'altra marca. 2) I prodotti di acquisto ragionato (shopping good) sono prodotti per i qualí si percepisce un livello elevato di rischio, per cui i consumatori investono tempo e impegno per confrontare le caratteristiche di prodotti alternativi, in base a criteri come la qualità, il prezzo, lo stile ecc. es. mobili, abiti... prodotti a prezzo elevato e a bassa frequenza d'acquisto. In questi casi, i clienti potenziali si recano in vari punti vendita prima di decidere l'acquisto e il personale di vendita esercita un'influenza notevole sulla decisione finale. Per questi prodotti è indicata la distribuzione selettiva, in quanto serve la collaborazione del dettagliante e l'ubicazione adeguata del punto vendita. 3) I prodotti esclusivi (specialty good) sono prodotti con caratteristiche uniche; all'acquisto di tali beni il consumatore è pronto a dedicare molti sforzi, si tratta di marche di prodotti di lusso es. auto, alta moda ecc. Per questi prodotti, i clienti non procedono a confronti tra le marche: cercano il punto vendita dove è disponibile il prodotto o la marca desiderata. Il fattore determinante è la fedeltà al prodotto o alla marca, per il produttore di un bene specifico, la distribuzione esclusiva rappresenta la migliore soluzione. 4) I prodotti non ricercati sono quelli che i clienti non conoscono, o quelli che sono noti ma non c'è interesse spontaneo, rientrano, per esempio, apparecchiature per il controllo della temperatura o assicurazioni sulla vita. Questi prodotti non ricercati richiedono sforzi di vendita notevoli e la collaborazione dell'intermediario è indispensabile. 16.6 Le politiche di comunicazione nella rete distributiva Per conseguire gli obiettivi di marketing dell'impresa, è necessaria la collaborazione dei distributori. Per ottenere tale impegno da parte degli intermediari, l'impresa può scegliere 2 politichecomunicative: Le politiche push Consiste nel concentrare gli sforzi di comunicazione e di promozione sugli intermediari, in modo da stimolarli a collaborare con l'azienda, inserire il prodotto nei loro assortimenti, immagazzinarlo in quantità consistenti e garantirgli lo spazio di vendita adeguato. L'obiettivo è quello di sollecitare la collaborazione volontaria del distributore che, a seconda degli incentivi e delle condizioni di vendita che gli vengono proposti (margini elevati, sconti sulle quantità, pubblicità nel punto vendita, budget promozionali, distribuzioni gratuite), tenderà a privilegiare il nostro prodotto, quindi è indispensabile un programma di incentivi. Il rischio di questa strategia è che potrebbe rendere l'impresa dipendente dall'intermediario, che ne controlla l'accesso al mercato. Le politiche pull Consiste nel tagliare fuori gli intermediari e cercare di costruire la domanda dell'impresa rivolgendosi direttamente ai potenziali consumatori nel segmento target. L'obiettivo comunicativo è quello di creare una forte domanda da parte del consumatore finale e di sviluppare la fedeltà alla marca in modo che il distributore sia costretto a inserirla nel proprio assortimento, per soddisfare le richieste del consumatore. Sono necessarie spese sulla comunicazione in pubblicità sui media, promozioni ai consumatori e altri mezzi di mkt diretto, se si ha successo, il produttore avrà il potere d'influenzare i partecipanti al canale distributivo e di indurli a prendere in carico la marca.. Procter & Gamble adotta una politica pull per lanciare i nuovi prodotti. Però questa politica richiede ingenti risorse finanziarie per coprire i costi delle campagne pubblicitarie, si tratta di costi fissi mentre adottando una politica push, i costi sono proporzionali ai volumi di vendita e diventano più sostenibili, in particolare per le piccole imprese. Una politica pull va considerata un investimento a lungo termine: l'obiettivo dell'impresa è quello di creare un capitale di reputazione, il cosiddetto "brand equity". In pratica le due politiche di comunicazione sono utilizzate insieme. 16.7 L'analisi dei costi di distribuzione I costi di distribuzione sono misurati dalla differenza tra il prezzo unitario di vendita pagato dal consumatore finale e il prezzo pagato al produttore dal primo acquirente. Il margine di distribuzione s'identifica dunque con il concetto di valore aggiunto del canale distributivo. Laddove più intermediari intervengono nel processo distributivo, il margine di distribuzione è costituito dalla somma dei margini del diversi Intermediari. I margini di distribuzione Si esprime in termini percentuali, si calcola sia in rapporto al costo d'acquisto (C), sia in rapporto al prezzo di vendita (P). Si parla di margine di distribuzione (D) come di mark-up (o "ricarico") e di"sconto". Abbiamo diverse formule di calcolo: Costi di distribuzione (CD) ➨ CD = Pcf - Ppa Pcf = prezzo pagato dal consumatore finale Ppa = prezzo pagato al produttore dal primo acquirente Margine di distribuzione (MD) = volume d’affari del canale (VA) MD = ∑ md n md = Pv - Pa n = margini dei diversi intermediari In un sistema di distribuzione indiretto, il margine di distribuzione è uguale alla somma dei margini dei distributori IL MARGINE DEL DISTRIBUTORE (D) = prezzo di vendita - costo d'acquisto = D = P - C IL MARGINE DI DISTRIBUZIONE IN PERCENTUALE sul prezzo di vendita (sconto): D* = P-C / P sul costo di acquisto (mark-up): D° = P-C / C REGOLE DI EQUIVALENZA D*= D° /1 + D° D° = D* /1 - D* Calcolo del prezzo di vendita al cliente Costo di acquisto = 90€; Sconto = 25% Prezzo di vendita al dettaglio = 90€/ (1 - 0,25) = 90€/0,75 = 120€ I margini di distribuzione sono espressi in relazione al prezzo di vendita, ma la prassi può variare fra un settore e l'altro e fra un'impresa e l'altra, inoltre dipende dalla posizione occupata dall'intermediario nella rete e remunera la funzione o le funzioni esercitate. In alcuni casi, l'intermediario beneficia di più margini. Confronto tra prezzo di listino, di fattura e finale I margini di distribuzione costituiscono solo una parte del margine totale, bisogna distinguere tra; ➤prezzo di listino è il prezzo ufficiale, pubblicato nel tariffario o nel listino dell'azienda. ➤prezzo di fattura è il prezzo di listino al netto delle deduzioni "in fattura" che andrebbero conteggiate in aggiunta allo sconto standard per il distributore, per esempio, di sconti speciali al distributore, sconti all'utente finale e promozioni in fattura. ➤prezzo finale è il prezzo di fattura senza le deduzioni "aggiunte fuori fattura", come lo sconto per i pagamenti in contanti, i costi del conto clienti, le indennità, i rimborsi, i programmi promozionali fuori fattura e le spese di spedizione, inoltre confezioni speciali o supporto tecnico.. sottraendo dal prezzo finale il costo di questi servizi si ottiene il margine finale, ossia la misura della redditività del prodotto. Confronto fra costi di distribuzione Il margine di distribuzione remunera le funzioni e i compiti della distribuzione assunti dagli intermediari. Nel canale indiretto lungo, la maggior parte dei compiti fisici di distribuzione (stoccaggio e trasporto) sono svolti dai grossisti e i costi sono proporzionali al volume d'affari del fabbricante e coperti dal margine del grossista e del distributore. Il produttore deve mantenere un servizio commerciale minimo, con spese fisse a suo carico ridotte però l'impresa esercita un controllo scarso sull'organizzazione di vendita. Nel canale indiretto breve, la quota di spese fisse diventa preponderante rispetto al costo totale di distribuzione; il fabbricante deve sostenere le spese della distribuzione fisica, organizzare una rete di magazzini e un'amministrazione delle vendite, sugli oneri finanziari prodotti dalla gestione delle scorte e del conto vendita della clientela, come pure la funzione di vendita. L'adozione di questo canale implica per il fabbricante, un rischio finanziario maggiore, però l'impresa è in grado di esercitare un miglior controllo sulla propria organizzazione commerciale, essendo in contatto diretto con la domanda finale. L'indice di redditività di ciascuno di essi si calcolerà nel modo seguente: R = volume d'affari - costi di distribuzione /costi di distribuzione dove R rappresenta una valutazione dell'indice di redditività previsto, tenendo conto dell'insieme dei costi che ogni canale comporta.
Le microplastiche Le microplastiche rappresentano il 20% delle 8 milioni di tonnellate di plastica che finiscono negli oceani ogni anno le più comuni sono le microfibre provenienti per la maggior parte da capi di abbigliamento sintetici l'università di Newcastle ha studiato per oltre 50 anni le acque del Mare del Nord facendo luce sull'impatto del cambiamento dei microrganismi dei livelli di nutrienti e del riscaldamento globale ma ora i ricercatori stanno utilizzando i campioni d'acqua raccolti per analizzare una crescente invisibile minaccia che sta colpendo i nostri oceani: le microfibre di plastica. Alla radice del problema c'è l'industria tessile. che produce più di 40 milioni di tonnellate di prodotti sintetici l'anno. La grande maggioranza sono vestiti, realizzati in poliestere, un materiale che ha molti benefici, viene utilizzato per lo sport e l'attività all'aperto, si asciuga bene, è economico, ma la sua resistenza rende difficile la sua decomposizione. Ecco cosa succede ogni volta che indossiamo un capo realizzato con fibre sintetiche. Cosa ti fa pensare la parola poliestere? Agli abiti degli anni settanta? Alle camicie inamidate? Una volta era così, oggigiorno lo indossano tutti.” I pantaloncini per yoga, maglioni di lana, l’intimo” sono fatti tutti con fibre sintetiche come Il poliestere più poliestere vuol dire maggiore richiesta per i materiali che lo producono, ma non servono nuovi materiali, alcune aziende producono in poliestere da materiali usati come le bottiglie di plastica. Ogni giorno si consumano miliardi di bottiglie di plastica, e questo è il problema. Certo la soluzione sarebbe usare meno plastica, ma mentre si cerca di diluire il consumo di plastica alcune aziende trasformano le bottiglie in oggetti che ci piacciono. Bevete, gettate la bottiglia, fatela riciclare, tagliatela, tessetela, indossatela, lavatela, indossatela di nuovo, lavatela di nuovo, sembra la soluzione perfetta No? Ma se ci pensiamo meglio in questo comportamento si nascondono molti problemi: Il primo è che la gente potrebbe usare più plastica usa e getta, pensando che venga riciclata continuamente. Ma c'è un altro problema, un micro problema, che si somma a tutti gli altri: ogni volta che si lavano le fibre sintetiche, sia che si ricavano da bottiglie riciclate o da materiali nuovi dei minuscoli pezzetti di plastica le microfibre finiscono nello scarico dell’acqua, quindi dopo centinaia di migliaia di lavaggi i nostri capi si disintegrano. Più vecchi sono peggio è. Il problema maggiore è che queste fibre sono così piccole che non sempre vengono filtrate negli impianti, finendo nei fiumi, nei laghi, nell'oceano, una volta nell'oceano agiscono come spugne risucchiando gli altri agenti inquinanti, sono come delle piccole bombe tossiche, cariche di olio per motori, pesticidi, sostanze chimiche industriali, che finiscono nello stomaco dei pesci e quindi nei nostri. Si stima che ce ne siano 1,4 milioni di trilioni negli oceani cioè 200 milioni di microfibre a persona. Questo è l'altro lato della medaglia, di quella che sembravano soluzione al problema, sarebbe il caso che queste aziende ripartano da zero, perché se è vero che possiamo lavare meno i nostri vestiti o evitare di comprare abiti sintetici non possiamo risolvere il problema senza di loro, se vogliamo che la questione diventi una priorità di queste aziende, dobbiamo farci sentire, troviamo una soluzione reale per rendere i nostri vestiti sicuri per l'ambiente sicuri per gli oceani e sicuri per noi.
Abbigliamento
l'abbigliamento / tempo
L'abbigliamento - Italiano 8 - B
L'abbigliamento - Italiano 8 - A