Loading...

Dominando a Arte da Liderança: O Poder de Ser um Gestor Diligente, Respeitoso e Atencioso
Quiz by Marcos Pires
Customize this quiz to suit your class
Instantly translate to 100+ languages
Tag the questions with any skills you have. Your dashboard will track each student's mastery of each skill.
Give this quiz to my class
Che cosa sono le Esposizioni Universali Le Esposizioni Universali sono grandi eventi internazionali pensati per presentare al pubblico i risultati più significativi raggiunti dall’umanità in un determinato periodo storico. Non sono semplici fiere commerciali, ma vere e proprie messe in scena del progresso, in cui tecnologia, scienza, arte e cultura vengono organizzate per raccontare una visione del mondo. Ogni esposizione costruisce un racconto: ciò che viene mostrato non serve solo a stupire, ma a comunicare un’idea di futuro, di sviluppo e di identità collettiva. In questi eventi, i prodotti industriali convivono con opere artistiche, architetture sperimentali e manifestazioni culturali. Le Esposizioni Universali diventano così spazi in cui si intrecciano economia, politica, cultura e immaginario, offrendo una fotografia molto precisa delle priorità e delle aspirazioni di una società in un determinato momento storico. Quando nascono La prima Esposizione Universale si tiene a Londra nel 1851, in piena Rivoluzione Industriale. È un periodo di profonde trasformazioni: le macchine modificano il lavoro, le città crescono rapidamente e la produzione industriale assume un ruolo centrale nella vita economica e sociale. In questo contesto nasce l’esigenza di mostrare al mondo i risultati di queste trasformazioni, celebrandole come segni di progresso e modernità. Da quel momento, le Esposizioni Universali diventano eventi ricorrenti, organizzati nelle principali capitali europee e, in seguito, anche in altre parti del mondo. Ogni nuova esposizione si inserisce in un dialogo con le precedenti, aggiornando il racconto del progresso in base ai cambiamenti storici e tecnologici in atto. L'organizzazione delle Esposizioni Le Esposizioni Universali sono organizzate come grandi città temporanee, progettate per esistere solo per la durata dell’evento. Lo spazio espositivo viene suddiviso in padiglioni, ciascuno dedicato a una nazione, a un’azienda o a un tema specifico. Questa struttura permette di affiancare linguaggi, culture e visioni del mondo molto diverse tra loro, offrendo al visitatore un percorso fatto di continui cambi di prospettiva. Un elemento centrale di queste architetture è la loro temporaneità. La maggior parte dei padiglioni nasce con l’idea di essere smontata al termine dell’esposizione: non devono durare nel tempo, ma comunicare un’idea, sperimentare soluzioni nuove, sorprendere il pubblico. Proprio questa caratteristica rende le Esposizioni Universali un terreno ideale per la sperimentazione architettonica, artistica e tecnologica. La provvisorietà consente di osare, di testare forme e linguaggi che difficilmente troverebbero spazio in edifici destinati a una lunga durata. Tuttavia, in alcuni casi, l’impatto simbolico di queste strutture è talmente forte da superare la loro natura effimera. Alcuni padiglioni o monumenti, nati come costruzioni temporanee, colpiscono profondamente l’immaginario collettivo e finiscono per diventare permanenti, trasformandosi in veri e propri simboli della città che li ospita. È il caso di edifici che, da semplici elementi espositivi, diventano punti di riferimento identitari, riconoscibili in tutto il mondo. Questa tensione tra temporaneo e permanente è uno degli aspetti più affascinanti delle Esposizioni Universali. Da un lato, esse sono luoghi del provvisorio e del possibile; dall’altro, in alcuni casi, lasciano tracce durature che continuano a influenzare il paesaggio urbano e la memoria collettiva. Anche in questo senso, le Esposizioni riflettono i cambiamenti storici: ciò che nasce come esperimento può, col tempo, diventare parte stabile dell’identità di un luogo. Le esposizioni principali tra '800 e '900 Nel corso del tempo alcune Esposizioni Universali assumono un ruolo particolarmente significativo. Londra 1851 mette al centro l’industria e la produzione meccanica, mentre Parigi 1889 diventa il simbolo della Belle Époque, un periodo di fiducia nel progresso e nella modernità, rappresentato emblematicamente dalla costruzione della Torre Eiffel. L’Esposizione di Parigi del 1900 celebra invece l’elettricità, le nuove forme di comunicazione e il rapporto sempre più stretto tra tecnologia e vita quotidiana. Nel secondo Novecento, eventi come Bruxelles 1958 e Osaka 1970 riflettono un mondo profondamente cambiato, segnato dalla diffusione dell’elettronica, dai nuovi mezzi di comunicazione e da una crescente attenzione all’ambiente e allo spazio. Hannover 2000, infine, testimonia l’ingresso in una fase storica caratterizzata dalla globalizzazione e dalla necessità di riflettere in modo critico sullo sviluppo sostenibile. Che cosa presentano le Esposizioni Le Esposizioni Universali presentano una grande varietà di contenuti. Accanto alle innovazioni tecnologiche – dalle macchine industriali all’elettricità, fino alle tecnologie digitali – trovano spazio architetture sperimentali progettate appositamente per l’evento. I padiglioni non sono semplici contenitori, ma spesso diventano essi stessi messaggi, simboli di una nuova idea di spazio e di futuro. Oltre agli oggetti materiali, le esposizioni propongono anche esperienze: immagini, suoni, installazioni e performance che coinvolgono direttamente il pubblico. In questo modo, ciò che viene presentato non è solo qualcosa da osservare, ma qualcosa da vivere e attraversare. Le tematiche proposte Le tematiche delle Esposizioni Universali cambiano nel tempo, seguendo l’evoluzione della società. Nell’Ottocento dominano l’industria, la macchina e il progresso tecnico, visti come strumenti di miglioramento della vita umana. All’inizio del Novecento, l’attenzione si sposta sulla modernità, sulla città e sulle arti, riflettendo una crescente consapevolezza culturale. Nel secondo Novecento emergono temi legati alla comunicazione, allo spazio e all’ambiente, mentre le esposizioni più recenti pongono al centro la sostenibilità, il dialogo tra culture e il rapporto tra uomo e tecnologia. Ogni tema racconta le domande e le preoccupazioni di un’epoca. Come cambiano nel tempo Con il passare dei decenni, le Esposizioni Universali cambiano profondamente forma e funzione. Da semplici esposizioni di oggetti e macchine diventano sempre più esperienze immersive, in cui il pubblico è coinvolto attivamente. Cambia anche il modo di presentare i contenuti: non più solo dimostrazioni tecniche, ma percorsi sensoriali e multimediali. Questo cambiamento riflette una trasformazione più ampia nel modo di comunicare e di percepire il mondo. L’esperienza diretta, il coinvolgimento emotivo e la dimensione sensoriale diventano centrali. Le Esposizioni Universali come specchio dei cambiamenti storici Le Esposizioni Universali funzionano come uno specchio della storia perché rendono visibili, in forma concreta, i grandi cambiamenti sociali, tecnologici e culturali. Osservare ciò che viene esposto, come viene esposto e quali temi vengono scelti permette di capire come una società interpreta il proprio presente e immagina il proprio futuro. Per questo motivo le Esposizioni Universali rappresentano un osservatorio privilegiato: in esse è possibile vedere il cambiamento mentre accade. Ed è proprio all’interno di questi contesti che anche la musica, entrando in contatto con nuove culture, nuovi spazi e nuove tecnologie, inizia a trasformarsi, preparando il terreno per le profonde rivoluzioni artistiche del Novecento.
A biografia di Dante, con le notizie dei suoi ascendenti, dei suoi familiari, del suo matrimonio, dei suoi figli, è stata ricostruita da molti autori. Ricordo fra gli altri il piccolo, classico libro di Michele Barbi, che ad oltre ottanta anni di distanza consiglierei ancora per un primo approccio. In queste pochissime pagine mi limiterò a richiamare gli elementi cronologici essenziali, a contestualizzarli nella storia generale e a dire di alcuni momenti della vita di Dante e di alcuni fatti di storia generale rievocati nella Commedia. A tante questioni, vicende e persone, Dante compreso, darò corpo nelle prossime letture. Per adesso uno scheletro. Dante nacque fra il maggio e il giugno del 1265. Un anno che si pone tra la vittoria militare ghibellina di Montaperti (4 settembre 1260) e la vittoria militare guelfa di Colle Val d’Elsa (17 giugno 1269). Dante avrebbe rievocato nella Commedia ambedue questi scontri (Inf. X e Pg. XIII), ancorandoli rispettivamente a un protagonista e ad una osservatrice. L’anno della nascita di Dante è anche un anno cruciale nella storia dell’arte. Nicola Pisano e i suoi aiutanti costruirono nella cattedrale di Siena un pulpito marmoreo che è tra le grandi espressioni di un rinnovamento della cultura artistica; nell’équipe di Nicola era anche Arnolfo di Cambio, altro protagonista di quella strepitosa stagione. Certo non insensibile alle arti figurative ed anche ai momenti di innovazione, come testimoniano alcuni luoghi della Commedia, Dante non disse però nulla dei grandi scultori del Duecento e del primo Trecento. Quando egli era ancora un fanciullo (aveva circa dodici anni) il padre, come era consuetudine, combinò il suo matrimonio. Scelse una donna della consorteria nobiliare dei Donati, Gemma di Manetto, alla quale fu assegnata una dote di 200 lire di fiorini d’oro: somma non piccola ma non strepitosa, della quale Gemma non poté fruire se non tardivamente e in parte, essendo stati sequestrati i beni e i diritti di Dante al momento della condanna all’esilio (1302). Con Gemma Donati Dante ebbe due o forse tre figli maschi e una figlia femmina, persone di una sola delle quali, il figlio Pietro, abbiamo notizie copiose e interessanti. Dante era ancora un bambino quando un grande rivolgimento politico si svolgeva in Italia e Toscana. Dopo la vittoria ghibellina di Montaperti lo schieramento guelfo si riorganizzò, e dal 1269 ottenne una preponderanza in Toscana grazie alla vittoria militare di Colle di Val d’Elsa e soprattutto grazie ad una forte iniziativa dei papi Urbano IV e Clemente IV e all’intervento di Carlo d’Angiò, figlio del re di Francia, vittorioso sui ghibellini a Benevento nel 1266, incoronato re di Sicilia nel 1270 ed aspirante ad una supremazia politica in Italia. Dante sistemerà Carlo d’Angiò e il figlio, re Carlo II, in luoghi diversi del Purgatorio, manifestando nei loro confronti una sostanziale distanza nel giudizio morale (Pg. XX). Esprimerà un giudizio severo su Clemente IV (Pg. III), di Urbano IV non parlerà, e collocherà in Purgatorio il capofila del movimento ghibellino, re Manfredi (Pg. III). Ma nei confronti di Manfredi esprimerà, se non una adesione politica, una forte simpatia umana, ed una umana pietas dedicherà a Corradino, ultimo esponente della casa sveva, fatto giustiziare da Carlo d’Angiò (Pg. XX). Tutto questo “secondo round” del conflitto ghibellino-guelfo, svoltosi tra la morte di Federico II di Svevia (1250) e l’incoronazione di Carlo d’Angiò (1270), vide scenari di grande complessità, e si è accennato come furono complesse, non univoche, le valutazioni che Dante espresse nella Commedia. Complessa fu anche l’evoluzione politica delle città italiane, segnatamente di Firenze. Nel corso degli anni Settanta si andò accentuando la cristallizzazione del conflitto tra nobili e “popolari”, ma si innestò su di esso il problema del contenimento dello strapotere delle grandi famiglie: quei “magnati” o “grandi”, come si dissero, che per tradizione militare e atteggiamento di comando, ricchezza, ampiezza di clientele, potevano avere un ruolo destabilizzante sulla vita civile della città. I ceti dominanti comunali, ampiamente commisti di famiglie nobili e famiglie di mercanti e artigiani, tentarono politiche che da un lato contenessero il contrasto guelfo-ghibellino e da un lato ponessero limiti al potere delle grandi famiglie di ambedue le parti. Tutto questo si concluse in solenni atti di pacificazione tra famiglie e in leggi che vietavano ai potenti l’accesso ad alcune cariche di governo, imponevano ad essi garanzie contro le eventuali offese ai “popolari” e comminavano pene severe in caso di turbamenti dell’ordine pubblico. A Firenze il momento pacificatorio ebbe un suo esito compromissorio e dunque instabile nel 1280 e la legislazione antimagnatizia ebbe un esito altrettanto problematico nel 1293, in ambedue i casi con un ritardo rispetto ad altre realtà comunali dell’Italia centrale quali Siena e Bologna. Nel frattempo, la rivolta siciliana del 1282 (Par. VIII) abbatté il potere di Carlo d’Angiò nell’Italia meridionale, lo intaccò ovunque e vide la contrapposizione all’angioino della casa reale di Aragona, che si volle erede di Manfredi e nuovo sostegno del ghibellinismo. A lungo sarebbero state realtà politiche contrapposte il regno aragonese di Sicilia e il regno angioino di Napoli. Dante avrebbe collocato nel Purgatorio, vicini l’uno all’altro, quei regnanti che in terra erano stati nemici tra loro (Pg. VII), e avrebbe espresso nell’insieme della questione angioino-aragonese giudizi un po’ ambigui. Dobbiamo pensare che ai suoi occhi nessuno di quei sovrani meritasse una supremazia tale da poter rivendicare un ruolo imperiale, l’unico che Dante riteneva veramente importante per le sorti dell’Italia. Mentre si dispiegava quel nuovo scenario degli anni Settanta e Ottanta del Duecento Dante viveva le sue prime esperienze di matrimonio e di paternità, proseguiva e completava una formazione culturale di alto livello, retorica, letteraria e filosofica, e avviava la propria partecipazione alla vita militare, politica e amministrativa della sua città. Questo però non prima della fine degli anni Ottanta. Nel giugno del 1289 (aveva dunque ventiquattro anni) partecipò alla battaglia di Campaldino, scontro tra i guelfi fiorentini e i ghibellini di Arezzo, che avrebbe rievocato nella Commedia (Pg. V). Pochi anni dopo si attuava, come ho accennato, la legislazione antimagnatizia fiorentina per iniziativa di Giano della Bella, che Dante collocherà nel Paradiso con una ampia e complessa valutazione (Par. XVI). Contestuale a questa legislazione “popolare” fu l’obbligo di iscrizione ad una delle Arti per chi volesse partecipare ai Consigli. Nel 1295 Dante si iscrisse all’Arte dei medici e speziali, e dello stesso anno è un suo, forse primo, intervento in uno dei Consigli cittadini. Cinque anni prima era morta una nobile donna, Beatrice, della quale Dante si era innamorato e per la quale sveva scritto, continuando a scrivere dopo la morte di lei, una serie di poesie raccolte in un libro di taglio autobiografico, la Vita nova. Dopo quello del 1295 molti altri interventi di Dante in Consigli diversi sono documentati in questi ultimi cinque anni del Duecento; in alcuni di essi, e poi in una ambasceria al Comune di San Gimignano del maggio 1300, Dante si adoperò per contrastare l’aggressiva e destabilizzante politica attuata in Toscana dal papa Bonifacio VIII, che il poeta dirà atteso in inferno insieme ad altri papi simoniaci (Inf. XIX)(il viaggio della Commedia è immaginato nel 1300, il papa morì nel 1303, così Dante poteva solo anticipare la condanna divina). Nell’aprile del 1301 Dante fu nominato soprastante all’esecuzione di certi lavori pubblici, nello stesso mese e poi ancora nel giugno e nel settembre intervenne in alcuni Consigli. Ho detto nella lettura su Ulisse della modalità scarna secondo la quale erano registrate le delibere, così non ci si deve attendere di leggere un ampio resoconto del discorso pronunziato dal divino poeta; è però abbastanza certo che egli intervenisse per contrastare la politica di Bonifacio VIII e l’intervento del principe francese Carlo di Valois, che il papa aveva fatto intervenire, sotto pretesto pacificatorio, per affermare la propria supremazia in Toscana (di Carlo Dante farà cenno in Pg. XX, canto fondamentale per conoscere l’atteggiamento del poeta verso la casa reale di Francia e i suoi rami). Intorno a queste opzioni politiche si era andata formando una contrapposizione tra un partito filopapale, che si disse dei guelfi Neri, e un opposto gruppo politico ostile alla politica di Bonifacio VIII e Carlo di Valois, che si disse dei Bianchi, nel quale Dante si schierò. La divisione dei Bianchi e dei Neri si era inizialmente definita a Pistoia e fu importata a Firenze, dove trovò i rispettivi capofila in due clan familiari, i Cerchi e i Donati. Poco tempo dopo gli interventi di Dante nei Consigli, nel gennaio 1302, il podestà Cante dei Gabrielli da Gubbio, in seguito all’istruttoria del giudice Paolo da Gubbio, preposto alle questioni di corruzione, ingiuste estorsioni e lucri illeciti, pronunziava la condanna di quattro cittadini, tra i quali Dante, i quali avrebbero commesso quei reati mentre erano nell’ufficio dei priori, il massimo organo di governo comunale. Dante e gli altri imputati si erano nel frattempo allontanati da Firenze, o come nel caso di Dante erano già lontani per diversi motivi, e non si presentarono in un giudizio del quale molto probabilmente presagivano l’esito. Furono pertanto condannati in contumacia (la giustizia dell’epoca riteneva la contumacia equivalente ad una confessione di colpevolezza). La penalità era enorme, 5000 fiorini per ciascuno, e se non fosse stata versata si sarebbe proceduto, come di norma, alla distruzione dei beni dei condannati, per non dire di altre conseguenze (confino, interdizione da uffici eccetera). Nota. Il testo che ho citato in apertura è Michele Barbi, Vita di Dante, Firenze, Sansoni, 1961. Era stato scritto per l’Enciclopedia Italiana, poi fu edito da Sansoni nel 1933 con il titolo Dante. Vita, opere e fortuna. Delle altre biografie ricorderò solo quella di Giorgio Petrocchi, Biografia. Attività politica e letteraria, nell’ Appendice dell’ Enciclopedia dantesca, 1978, pp. 1-53. Fonte documentaria primaria per la biografia di Dante e dei suoi familiari è il Codice diplomatico dantesco, che meriterà un discorso a suo luogo. Autore: Paolo Cammarosano
Allele variation of a specific gene Artificial Insemination (AI) collecting and preserving semen from sires and using artificial means to introduce it to the dam’s reproductive tract Body Cells make up the organs and tissue of an animal and have chromosomes in pairs, called diploids Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats (CRISPR) gene editing technology Codominance heterozygous individual expresses the phenotype of both alleles simultaneously Complete Dominance heterozygous gene pair is expressed the same as a homozygous dominant gene pair Crossbreeding sire from one breed and a dam from another, with each breed excelling in a certain characteristic to benefit the producer and the offspring Deoxyribonucleic Acid (DNA) stores genetic information and acts as a blueprint for all genetic material in the organism in two strands arranged in a double helix Dominant Alleles represent a dominant phenotype and are expressed as uppercase letters Embryo Transfer eggs are collected from a desirable female, fertilized and then implanted in several other females Expected Progeny Differences (EPDs) measure of the heritability of breeding values and traits Gametes fulfill the purpose of sexual reproduction, passing on half of the genetic code in the form of sperm and ovum and are also called haploids or sex cells Genotype organism's genetic composition, which determines its heredity potential and limitations Grading Up using a purebred sire to breed grade (unregistered or commercial) females Heritability degree to which offspring resemble their parent for a particular trait Heterosis (Hybrid Vigor) ability of crossbred animals to have the best traits from each parent Heterozygosity phenomenon of inheriting a different version of an allele from each biological parent Homozygosity phenomenon of inheriting the same version of an allele from each biological parent Inbreeding breeding of closely related animals with the goal of concentrating traits from a superior individual Incomplete Dominance dominant allele does not completely overcome the recessive Law of Dominance states genes will express themselves with the dominant gene appearing in the phenotype Law of Independent Assortment states unlinked or distantly linked gene pairs separate independently of other genes Law of Segregation states paired genes must segregate equally into gametes in a way so offspring have an equal likelihood of inheriting either factor Locus place on a chromosome where a gene is found Meiosis process of cellular reproduction of gametes and results in four genetically different daughter cells Mitosis process of cellular reproduction of body cells which creates two genetically identical daughter cells Outcrossing breeding highly unrelated individuals within a breed Phenotype all the observable characteristics of an organism resulting from the interaction of its genotype with its environment Polygenic Traits controlled by many gene pairs Punnett Square graphical representation of the possible genotypes of an offspring arising from a particular breeding, using letters to represent the genes Recessive Alleles non-dominant phenotypes which can still affect the appearance of an animal, but not as commonly, and are expressed as lowercase letters Ribonucleic Acid (RNA) replicates genetic information found in DNA to build proteins in processes known as transcription and translation Simply Inherited Traits typically controlled by one gene pair
• Supranational Cooperation – Countries working together beyond borders • Centripetal Forces – Forces that unite people • Centrifugal Forces – Forces that divide countries • Crude Oil – Unrefined petroleum extracted from the earth • Nonrenewable Resource – A resource that cannot be replaced in a human lifetime • Oil Reserves – Quantities of oil that can be extracted profitably • Renewable Resource – A resource that replenishes naturally • Acid Rain – Rain formed from sulfur dioxide and nitrogen oxides mixing with water • Monsoon – A seasonal wind pattern that affects rainfall and drought • Primate City – A dominant city with twice the population of the next largest • Transboundary Pollution – Pollution that spreads across national borders • Population Density – Number of people per square unit of area • Elevation – Height above sea level
The diphthongs are blending of two vowels pronounced so closely together that they are heard as a single syllable. The first vowel is more dominant than and glides very quickly to the second vowel. Are classified into three types: /aɪ/, /au/, /ɔɪ/
Industry of Southeast Asia Industrialization in Southeast Asia is a relatively recent phenomenon, much of the development having occurred only since the early 1960s. As mentioned above, industrialization policies have been critical goals in the market economies of the ASEAN countries; and, in all of them except Brunei, industry’s share of the GDP has grown considerably. The most significant increases have occurred in Singapore, Thailand, and the Philippines. Manufacturing in particular has accounted for the greatest changes, with Indonesia, Malaysia, and Thailand making especially large gains during the 1980s. Small factories dominate, both in terms of the number of companies and the number of workers employed. Agricultural processing is most important in virtually all nations. The notable exception is Singapore, where the manufacture of a variety of products, headed by electrical and electronic and transport equipment, is dominant. In Thailand, Myanmar, and the Philippines, textiles and clothing are significant, as is the chemical industry in Thailand and Indonesia. Light, labour-intensive goods, such as electrical and electronic products, are increasingly important. It is in the manufacture of these products and textiles that the most employment has been gained. Tin is the most important metallic mineral in the region in terms of value, and Thailand, Malaysia, and Indonesia account for more than half of world production. In Malaysia and elsewhere, however, alluvial lodes are becoming depleted, and the remaining concentrations are less economical to mine. Fluctuating market prices have also discouraged tin production. Nickel, copper, and chromite are also mined, although the quantities produced in the region are minor in terms of world production. Southeast Asia has considerable reserves of oil and natural gas, notably in Indonesia, Malaysia, and Brunei. Trade Given Southeast Asia’s strategic location and the early development of trade there, it is not surprising that trade is especially important to all nations in the region. The value of regional trade is about one-third that of the United States. Most striking is the almost total dominance of trade by the market economies. Exports, as a percentage of the GDP, are small in Cambodia, Myanmar, Vietnam, and Laos and moderately so in Thailand, the Philippines, and Indonesia. Countries with a relatively large proportion of export trade are Singapore, Malaysia, and Brunei. Composition of exports is important. In this respect, Indonesia—the trade structure of which long has been dominated by oil—has been relatively successful in diversifying its exports toward plywood, rattan, coffee, rubber, and textiles. Conversely, Malaysia, with a trade pattern of exporting palm oil, tropical hardwoods, and tin, now derives the majority of its export income from petroleum products. This revenue has been used to build up the country’s industrial base. Thailand exhibits a much less diverse export structure, where food and manufactured goods account for nearly all of its total trade. Likewise, Brunei relies almost entirely on its petroleum exports. Singapore, however, has utilized its unique geographic position and highly educated labour force to attract multinational corporations. As a result, investment in the manufacturing and, increasingly, service sectors has greatly expanded. Intraregional trade among the ASEAN members, while important, accounts for only about one-fifth of Southeast Asia’s total trade. Philippine trade within the region is especially small, reflecting its long-term orientation toward the United States. Far more important, therefore, is the trade with countries outside the region, dominated by that with Japan, Europe, and the United States; increasingly significant, however, is the trade with Taiwan, China (especially Hong Kong), and South Korea.
1 La cottura La cottura consiste nella trasmissione di calore da una sorgente a un alimento. In particolare, si parla di cottura quando si espone un alimento a una temperatura superiore a 40 °C. Molti alimenti devono essere cotti per: • diventare commestibili, oppure più digeribili e gradevoli; • prolungare la conservabilità; • diventare più sicuri dal punto di vista igienico e microbiologico. Con la cottura: • si applica una temperatura > 40 °C; • l’alimento si scalda; • le caratteristiche fisiche e chimiche dell’alimento si modificano definitivamente a seguito del rialzo termico. Ad esempio, l’acqua si trasforma in vapore a 100 °C alla pressione di 1 atm (mentre solidifica a 0 °C). Il burro fonde (ma non cuoce) al di sotto di 40 °C. Da che cosa dipendono la temperatura e il tempo di cottura? Con la cottura, l’alimento, scaldandosi, assorbe calore. La temperatura di cottura, cioè la quantità di calore da applicare nei processi di cottura, dipende: • dal peso dell’alimento (la temperatura di cottura aumenta proporzionalmente al peso dell’alimento); • dalla composizione dell’alimento, in particolare dal suo contenuto in acqua (per scaldare un alimento umido serve più calore). Il tempo di cottura (cioè la durata dell’esposizione al calore) varia in base: • alla tecnica di cottura applicata; • al recipiente di cottura (materiale, sagoma); • alla forma dell’alimento. A parità di condizioni, l’olio si riscalda più velocemente dell’acqua perché il calore specifico dei grassi è pari a circa la metà di quello dell’acqua. Calore È una forma di energia legata al moto disordinato delle molecole che si trasmette da un corpo più caldo a uno più freddo, 昀椀no al raggiungimento dell’equilibrio termico. L’unità di misura del calore è il joule (J). In cucina si usa la chilocaloria (kcal), un multiplo della caloria equivalente al calore necessario per aumentare di 1 °C la temperatura di un chilogrammo, ovvero un litro, di acqua (1 kcal = 4,184 kJ; 1 kJ = 0,239 kcal). Calore speci昀椀co È la quantità di calore che serve per aumentare di 1 °C la temperatura di un chilogrammo di un materiale.TEORIA / UDA 4 Le tecniche e le preparazioni di base 153 Come si trasmette il calore? Il calore si trasmette dal corpo più caldo a quello più freddo. Ciò può avvenire in diversi modi: per conduzione, per convezione e per irraggiamento. In tutte le tecniche di cottura una delle tre modalità risulta dominante, ma agisce combinandosi con le altre. Nelle cotture per conduzione e per convezione è sempre presente un mezzo di conduzione, che può essere l’acqua, il vapore acqueo, una sostanza grassa, l’aria o il recipiente di cottura. Conduzione • I due corpi (generalmente solidi) sono a contatto diretto e hanno temperature diverse (l’uno è caldo e l’altro è più freddo) • Non c’è spostamento di materia (il calore si trasmette attraverso la materia) • La quantità di calore trasferito dipende dalla composizione dei due corpi ed è proporzionale alla differenza di temperatura e alla superficie di contatto Esempio: cottura alla piastra o in padella Irraggiamento • I due corpi non sono a contatto diretto: il passaggio del calore avviene nel vuoto o nell’aria • Il corpo caldo emette onde elettromagnetiche (raggi infrarossi) che sono assorbite dal corpo freddo Esempio: cottura in forno, cottura in forno a microonde, cottura allo spiedo, cottura alla griglia Convezione • È presente un fluido, cioè un liquido (olio, acqua) o un gas (aria, vapore) • Si produce uno spostamento di materia: il fluido si riscalda, si espande verso l’alto e produce correnti convettive che, muovendosi, favoriscono lo scambio di calore Esempio: bollitura (in acqua), frittura (in olio) ESERCIZIO 1 Nella trasmissione per conduzione i due corpi sono a contatto diretto V F 2 Nella trasmissione per convezione si formano correnti convettive che favoriscono lo scambio di calore V F 3 Nella trasmissione per irraggiamento i due corpi non sono a contatto diretto V F 4 Nella trasmissione per irraggiamento è sempre presente un mezzo 昀氀uido V F
Soils Southeast Asia, on balance, has a higher proportion of relatively fertile soils than most tropical regions, and soil erosion is less severe than elsewhere. Much of the region, however, is covered by tropical soils that generally are quite poor in nutrients. Often the profusion of plant life is more related to heat and moisture than to soil quality, even though these climatic conditions intensify both chemical weathering and the rate of bacterial action that usually improve soil fertility. Once the vegetation cover is removed, the supply of humus quickly disappears. In addition, the often heavy rainfall leaches the soils of their soluble nutrients, hastens erosion, and damages the soil texture. The leaching process in part results in laterites of reddish clay that contain hydroxides of iron and alumina. Laterite soils are common in parts of Myanmar, Thailand, and Vietnam and also occur in the islands of the Sunda Shelf, notably Borneo. The most fertile soils occur in regions of volcanic activity, where the ejecta is chemically alkaline or neutral. Such soils are found in parts of Sumatra and much of Java in Indonesia. The alluvial soils of the river valleys also are highly fertile and are intensively cultivated. Climate All of Southeast Asia falls within the warm, humid tropics, and its climate generally can be characterized as monsoonal (i.e., marked by wet and dry periods). Changing seasons are more associated with rainfall than with temperature variations. There is, however, a high degree of climatic complexity within the region. Temperatures Regional temperatures at or near sea level remain fairly constant throughout the year, although monthly averages tend to vary more with increasing latitude. Thus, with the exception of northern Vietnam, annual average temperatures are close to 80 °F (27 °C). Increasing elevation acts to decrease average temperatures, and such locations as the Cameron Highlands in peninsular Malaysia and Baguio in the Philippines have become popular tourist destinations in part because of their relatively cooler climates. Proximity to the sea also tends to moderate temperatures. Precipitation Much of Southeast Asia receives more than 60 inches (1,500 millimeters) of rainfall annually, and many areas commonly receive double and even triple that amount. The rainfall pattern is distinctly affected by two prevailing air currents: the northeast (or dry) monsoon and the southwest (or wet) monsoon. The northeast monsoon occurs roughly from November to March and brings relatively dry, cool air and little precipitation to the mainland. As the southwestward-flowing air passes over the warmer sea, it gradually warms and gathers moisture. Precipitation is especially heavy where the airstream is forced to rise over mountains or encounters a landmass. The east coast of peninsular Malaysia, the Philippines, and parts of eastern Indonesia receive the heaviest rains during this period. The southwest monsoon prevails from May to September, when the air current reverses and the dominant flow is to the northeast. The mainland receives the bulk of its rainfall during this period. Over much of the southern Malay Peninsula and insular Southeast Asia there is little or no prolonged dry season. This is especially marked in much of the equatorial region and along the east coast of the Philippines. While the dry and wet monsoons are important in explaining rainfall patterns, so too are such factors as relief, land and sea breezes, convectional overturning and cyclonic disturbances. These factors often are combined with monsoonal effects to produce highly variable rainfall patterns over relatively short distances. While many of the cyclonic disturbances produce only moderate rainfall, others mature into tropical storms—called cyclones in the Indian Ocean and typhoons in the Pacific—that bring heavy rains and destruction to the areas over which they pass. The Philippines are particularly affected by these storms. Plant life Tropical forests in Southeast Asia Tropical forests in Southeast Asia The seasonal nature and pattern of Southeast Asia’s rainfall, as well as the region’s physiography, have strongly affected the development of natural vegetation. The hot, humid climate and enormous variety of habitats have given rise to an abundance and diversity of vegetative forms unlike that in any other area of the world. Much of the natural vegetation has been modified by human action, although large areas of relatively untouched land still can be found. The vegetation can be grouped into two broad categories: the tropical-evergreen forests of the equatorial lowlands and the open type of tropical-deciduous, or “monsoon,” forests in areas of seasonal drought. The evergreen forests are characterized by multiple stories of vegetation, consisting of a variety of trees and plants. Although a large diversity of tree species is found in these forests, members of the Dipterocarpaceae family account for roughly half of the varieties. Deciduous forests are found in eastern Indonesia and those parts of the mainland where annual rainfall does not exceed 80 inches. Just as in the equatorial forest, a wide variety of species is normally the rule. Certain species, such as teak, have become highly valued commercially. Teak is found in parts of Indonesia, Myanmar, Thailand, and Laos. In addition to these two basic types of vegetation, other regional patterns reflect topography. Especially noteworthy are coastal and highland plant communities. Mangrove belts, of which there are more than 30 varieties, occur where silt is deposited in coastal areas. Upland forests dominated by maples, oaks, and magnolias are found especially on mainland mountain slopes. Human activity has been rapidly altering the stands of virgin forest in Southeast Asia. Most deforestation results from removal for fuelwood and clearing for agriculture and grazing. Although only a relatively small portion of the total land area has been permanently cleared for cultivation—e.g., in Java (Indonesia) and western Luzon (the Philippines)—in some areas shifting cultivation has brought about the replacement of virgin forest with secondary growth. In addition, nearly all countries have commercial logging industries; notable are those in Indonesia, Malaysia, Thailand, and Myanmar. A growing problem has been illegal logging. Thus, timber harvesting has come to contribute significantly to deforestation. Programs in social forestry and reforestation have yet to halt the rapid denuding of the landscape. Animal life Southeast Asia is situated where two major divisions of the world’s fauna meet. The region itself constitutes the eastern half of what is called the Oriental, or Indian, zoogeographic region (part of the much larger realm of Megagaea). Bordering along the south and east is the Australian zoogeographic region, and the eastern portion of insular Southeast Asia—Celebes (Sulawesi), the Moluccas, and the Lesser Sunda Islands—constitutes a transition zone between these two faunal regions. a classroom in Brazil More From Britannica education: Southeast Asia Southeast Asia is notable, therefore, for a considerable diversity of wildlife throughout the region. These differences are especially striking between the species of the eastern and western fringes as well as between those of the archipelagic south and the mainland north. The differences stem largely from the isolation, over varying lengths of geologic time, of species following their migration from the Asian continent. In addition, the tropical rain forests in many parts of the region, with their great diversity of vegetation, have made possible the development of complex communities of animals that fill specialized ecological niches. Especially numerous are arboreal and flying creatures. orangutans orangutansOrangutans (Pongo pygmaeus) in Sumatra, Indonesia. The distinction between the two faunal regions is best depicted by their mammal populations. In general, Australia is inhabited largely by marsupials (pouched mammals) and monotremes (egg-laying mammals), while Southeast Asia contains placental mammals and such hybrid species as the bandicoot of eastern Indonesia. Small mammals such as monkeys and shrews are the most numerous, while in many areas the larger mammals have been pushed into more remote areas and national preserves. Bears, gibbons, elephants, deer, civets, and pigs are found in both mainland and insular Southeast Asia, as are diminishing numbers of tigers. The Malayan tapir, a relative of the rhinoceros, is native to the Malay Peninsula and Sumatra, while the tarsier is found in the Philippines and parts of Indonesia. A number of rare endemic species are found in Indonesia and East (insular) Malaysia, including the Sumatran and Javan rhinoceros, the orangutan, the anoa (a dwarf buffalo), the babirusa (a wild swine), and the palm civet. As the pace of development accelerates and populations continue to expand in Southeast Asia, concern has increased regarding the impact of human activity on the region’s environment. A significant portion of Southeast Asia, however, has not changed greatly and remains an unaltered home to wildlife. The nations of the region, with only few exceptions, have become aware of the need to maintain forest cover not only to prevent soil erosion but to preserve the diversity of flora and fauna. Indonesia, for example, has created an extensive system of national parks and preserves for this purpose. Even so, such species as the Javan rhinoceros face extinction, with only a handful of the animals remaining in western Java