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Equine 1 Maintenance
Quiz by Jessica Manning
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Certo! L’équipe multidisciplinare è un gruppo di professionisti con competenze diverse che collaborano per affrontare in modo integrato e completo situazioni complesse, spesso in ambiti come sanità, educazione, servizi sociali, riabilitazione, giustizia minorile, ecc. 🔹 Cos'è un'équipe multidisciplinare? È un insieme di professionisti che, pur mantenendo le proprie specificità (medico, psicologo, assistente sociale, educatore, insegnante, terapista, ecc.), lavorano insieme per definire obiettivi comuni e concordare interventi personalizzati per la persona al centro del caso (paziente, minore, studente, ecc.). 🔹 Metodologie operative dell’équipe multidisciplinare 1. Approccio centrato sulla persona L’intervento è costruito partendo dai bisogni specifici della persona, valorizzandone risorse e potenzialità. Tutti i membri dell’équipe condividono questa prospettiva. 2. Analisi e valutazione condivisa del caso Raccolta dati da parte di ciascun professionista. Condivisione in riunioni interdisciplinari. Valutazione integrata delle problematiche e dei fattori di rischio/protezione. 👉 Spesso si usano strumenti comuni come schede di valutazione, griglie multidimensionali, colloqui congiunti. 3. Progettazione partecipata Definizione di un progetto individualizzato (PEI, PAI, PDP, Progetto Educativo Individualizzato, ecc.). Ogni professionista contribuisce con competenze specifiche per delineare obiettivi condivisi e strategie coordinate. La famiglia o il soggetto può essere coinvolto attivamente nel processo. 4. Divisione dei ruoli e delle responsabilità Ogni membro ha compiti precisi, ma le azioni sono integrate. Può essere nominato un referente del caso (case manager o coordinatore), che tiene le fila del progetto. 5. Monitoraggio e verifica Verifica periodica dei risultati. Eventuale riformulazione del piano sulla base dei cambiamenti. Valutazione dell’efficacia dell’intervento complessivo, non solo delle singole prestazioni. 🔹 Strumenti tipici Riunioni di équipe (programmate o straordinarie) Cartella integrata del caso Piani personalizzati/interventi individualizzati Protocollo operativo condiviso Osservazioni congiunte, colloqui multidisciplinari 🔹 Vantaggi dell’approccio multidisciplinare Interventi più completi e mirati. Maggiore coerenza e continuità nelle azioni. Riduzione di duplicazioni o contraddizioni. Valorizzazione della persona nella sua globalità (bio-psico-sociale).
As metodologias de ensino no ensino superior têm evoluído para melhor engajar os alunos, principalmente com o advento das novas tecnologias e mudanças nos hábitos de aprendizado. Aqui estão algumas abordagens modernas e como os podcasts se inserem nesse contexto: Metodologias Ativas no Ensino Superior 1. Aprendizagem Baseada em Problemas (PBL): O aluno é desafiado a resolver problemas reais ou simulados, desenvolvendo habilidades críticas e colaborativas. Isso estimula a autonomia no processo de aprendizagem. 2. Sala de Aula Invertida (Flipped Classroom): O conteúdo teórico é passado para o aluno de forma online (podcasts, vídeos, artigos) antes da aula, e o tempo em sala é focado na aplicação prática, debates e discussões. 3. Estudos de Caso: Alunos analisam casos reais, debatem alternativas de solução e aplicam conceitos teóricos. Esta metodologia incentiva o pensamento crítico e a tomada de decisões. 4. Gamificação: A utilização de elementos de jogos, como competição, pontuação e desafios, para engajar os alunos. Isso torna o aprendizado mais interativo e motivador. 5. Aprendizagem Colaborativa: Focada no trabalho em equipe, onde os alunos trocam experiências, discutem e constroem o conhecimento juntos, reforçando habilidades sociais e acadêmicas. 6. Método Socrático: Envolve a utilização de perguntas para incentivar o pensamento crítico. O professor faz perguntas que desafiam o aluno a refletir e construir sua própria compreensão dos conceitos. Podcasts no Ensino Superior Os podcasts são ferramentas cada vez mais utilizadas para enriquecer o ensino superior. Eles oferecem uma forma flexível e acessível de aprendizagem, podendo ser ouvidos em qualquer lugar e a qualquer momento. Aqui estão algumas maneiras de utilizá-los: 1. Complemento às aulas: Professores podem criar ou recomendar podcasts como material complementar às aulas, permitindo que os alunos revisem os conteúdos em seus próprios horários. 2. Entrevistas com especialistas: Podcasts com convidados especialistas de diversas áreas podem trazer perspectivas práticas e atualizadas sobre temas discutidos em sala de aula. 3. Discussão de temas complexos: Um podcast pode ser um espaço para explorar em profundidade questões que talvez não sejam completamente discutidas durante a aula devido ao tempo limitado. 4. Desenvolvimento de habilidades: Podcasts podem ajudar no desenvolvimento de habilidades como escuta ativa e compreensão oral, além de facilitar o contato com diferentes sotaques e estilos de comunicação, especialmente em contextos internacionais. 5. Podcasts como atividade: Professores podem incentivar os alunos a criarem seus próprios podcasts sobre temas estudados, promovendo a pesquisa, organização de ideias e a comunicação verbal eficaz.
A biografia di Dante, con le notizie dei suoi ascendenti, dei suoi familiari, del suo matrimonio, dei suoi figli, è stata ricostruita da molti autori. Ricordo fra gli altri il piccolo, classico libro di Michele Barbi, che ad oltre ottanta anni di distanza consiglierei ancora per un primo approccio. In queste pochissime pagine mi limiterò a richiamare gli elementi cronologici essenziali, a contestualizzarli nella storia generale e a dire di alcuni momenti della vita di Dante e di alcuni fatti di storia generale rievocati nella Commedia. A tante questioni, vicende e persone, Dante compreso, darò corpo nelle prossime letture. Per adesso uno scheletro. Dante nacque fra il maggio e il giugno del 1265. Un anno che si pone tra la vittoria militare ghibellina di Montaperti (4 settembre 1260) e la vittoria militare guelfa di Colle Val d’Elsa (17 giugno 1269). Dante avrebbe rievocato nella Commedia ambedue questi scontri (Inf. X e Pg. XIII), ancorandoli rispettivamente a un protagonista e ad una osservatrice. L’anno della nascita di Dante è anche un anno cruciale nella storia dell’arte. Nicola Pisano e i suoi aiutanti costruirono nella cattedrale di Siena un pulpito marmoreo che è tra le grandi espressioni di un rinnovamento della cultura artistica; nell’équipe di Nicola era anche Arnolfo di Cambio, altro protagonista di quella strepitosa stagione. Certo non insensibile alle arti figurative ed anche ai momenti di innovazione, come testimoniano alcuni luoghi della Commedia, Dante non disse però nulla dei grandi scultori del Duecento e del primo Trecento. Quando egli era ancora un fanciullo (aveva circa dodici anni) il padre, come era consuetudine, combinò il suo matrimonio. Scelse una donna della consorteria nobiliare dei Donati, Gemma di Manetto, alla quale fu assegnata una dote di 200 lire di fiorini d’oro: somma non piccola ma non strepitosa, della quale Gemma non poté fruire se non tardivamente e in parte, essendo stati sequestrati i beni e i diritti di Dante al momento della condanna all’esilio (1302). Con Gemma Donati Dante ebbe due o forse tre figli maschi e una figlia femmina, persone di una sola delle quali, il figlio Pietro, abbiamo notizie copiose e interessanti. Dante era ancora un bambino quando un grande rivolgimento politico si svolgeva in Italia e Toscana. Dopo la vittoria ghibellina di Montaperti lo schieramento guelfo si riorganizzò, e dal 1269 ottenne una preponderanza in Toscana grazie alla vittoria militare di Colle di Val d’Elsa e soprattutto grazie ad una forte iniziativa dei papi Urbano IV e Clemente IV e all’intervento di Carlo d’Angiò, figlio del re di Francia, vittorioso sui ghibellini a Benevento nel 1266, incoronato re di Sicilia nel 1270 ed aspirante ad una supremazia politica in Italia. Dante sistemerà Carlo d’Angiò e il figlio, re Carlo II, in luoghi diversi del Purgatorio, manifestando nei loro confronti una sostanziale distanza nel giudizio morale (Pg. XX). Esprimerà un giudizio severo su Clemente IV (Pg. III), di Urbano IV non parlerà, e collocherà in Purgatorio il capofila del movimento ghibellino, re Manfredi (Pg. III). Ma nei confronti di Manfredi esprimerà, se non una adesione politica, una forte simpatia umana, ed una umana pietas dedicherà a Corradino, ultimo esponente della casa sveva, fatto giustiziare da Carlo d’Angiò (Pg. XX). Tutto questo “secondo round” del conflitto ghibellino-guelfo, svoltosi tra la morte di Federico II di Svevia (1250) e l’incoronazione di Carlo d’Angiò (1270), vide scenari di grande complessità, e si è accennato come furono complesse, non univoche, le valutazioni che Dante espresse nella Commedia. Complessa fu anche l’evoluzione politica delle città italiane, segnatamente di Firenze. Nel corso degli anni Settanta si andò accentuando la cristallizzazione del conflitto tra nobili e “popolari”, ma si innestò su di esso il problema del contenimento dello strapotere delle grandi famiglie: quei “magnati” o “grandi”, come si dissero, che per tradizione militare e atteggiamento di comando, ricchezza, ampiezza di clientele, potevano avere un ruolo destabilizzante sulla vita civile della città. I ceti dominanti comunali, ampiamente commisti di famiglie nobili e famiglie di mercanti e artigiani, tentarono politiche che da un lato contenessero il contrasto guelfo-ghibellino e da un lato ponessero limiti al potere delle grandi famiglie di ambedue le parti. Tutto questo si concluse in solenni atti di pacificazione tra famiglie e in leggi che vietavano ai potenti l’accesso ad alcune cariche di governo, imponevano ad essi garanzie contro le eventuali offese ai “popolari” e comminavano pene severe in caso di turbamenti dell’ordine pubblico. A Firenze il momento pacificatorio ebbe un suo esito compromissorio e dunque instabile nel 1280 e la legislazione antimagnatizia ebbe un esito altrettanto problematico nel 1293, in ambedue i casi con un ritardo rispetto ad altre realtà comunali dell’Italia centrale quali Siena e Bologna. Nel frattempo, la rivolta siciliana del 1282 (Par. VIII) abbatté il potere di Carlo d’Angiò nell’Italia meridionale, lo intaccò ovunque e vide la contrapposizione all’angioino della casa reale di Aragona, che si volle erede di Manfredi e nuovo sostegno del ghibellinismo. A lungo sarebbero state realtà politiche contrapposte il regno aragonese di Sicilia e il regno angioino di Napoli. Dante avrebbe collocato nel Purgatorio, vicini l’uno all’altro, quei regnanti che in terra erano stati nemici tra loro (Pg. VII), e avrebbe espresso nell’insieme della questione angioino-aragonese giudizi un po’ ambigui. Dobbiamo pensare che ai suoi occhi nessuno di quei sovrani meritasse una supremazia tale da poter rivendicare un ruolo imperiale, l’unico che Dante riteneva veramente importante per le sorti dell’Italia. Mentre si dispiegava quel nuovo scenario degli anni Settanta e Ottanta del Duecento Dante viveva le sue prime esperienze di matrimonio e di paternità, proseguiva e completava una formazione culturale di alto livello, retorica, letteraria e filosofica, e avviava la propria partecipazione alla vita militare, politica e amministrativa della sua città. Questo però non prima della fine degli anni Ottanta. Nel giugno del 1289 (aveva dunque ventiquattro anni) partecipò alla battaglia di Campaldino, scontro tra i guelfi fiorentini e i ghibellini di Arezzo, che avrebbe rievocato nella Commedia (Pg. V). Pochi anni dopo si attuava, come ho accennato, la legislazione antimagnatizia fiorentina per iniziativa di Giano della Bella, che Dante collocherà nel Paradiso con una ampia e complessa valutazione (Par. XVI). Contestuale a questa legislazione “popolare” fu l’obbligo di iscrizione ad una delle Arti per chi volesse partecipare ai Consigli. Nel 1295 Dante si iscrisse all’Arte dei medici e speziali, e dello stesso anno è un suo, forse primo, intervento in uno dei Consigli cittadini. Cinque anni prima era morta una nobile donna, Beatrice, della quale Dante si era innamorato e per la quale sveva scritto, continuando a scrivere dopo la morte di lei, una serie di poesie raccolte in un libro di taglio autobiografico, la Vita nova. Dopo quello del 1295 molti altri interventi di Dante in Consigli diversi sono documentati in questi ultimi cinque anni del Duecento; in alcuni di essi, e poi in una ambasceria al Comune di San Gimignano del maggio 1300, Dante si adoperò per contrastare l’aggressiva e destabilizzante politica attuata in Toscana dal papa Bonifacio VIII, che il poeta dirà atteso in inferno insieme ad altri papi simoniaci (Inf. XIX)(il viaggio della Commedia è immaginato nel 1300, il papa morì nel 1303, così Dante poteva solo anticipare la condanna divina). Nell’aprile del 1301 Dante fu nominato soprastante all’esecuzione di certi lavori pubblici, nello stesso mese e poi ancora nel giugno e nel settembre intervenne in alcuni Consigli. Ho detto nella lettura su Ulisse della modalità scarna secondo la quale erano registrate le delibere, così non ci si deve attendere di leggere un ampio resoconto del discorso pronunziato dal divino poeta; è però abbastanza certo che egli intervenisse per contrastare la politica di Bonifacio VIII e l’intervento del principe francese Carlo di Valois, che il papa aveva fatto intervenire, sotto pretesto pacificatorio, per affermare la propria supremazia in Toscana (di Carlo Dante farà cenno in Pg. XX, canto fondamentale per conoscere l’atteggiamento del poeta verso la casa reale di Francia e i suoi rami). Intorno a queste opzioni politiche si era andata formando una contrapposizione tra un partito filopapale, che si disse dei guelfi Neri, e un opposto gruppo politico ostile alla politica di Bonifacio VIII e Carlo di Valois, che si disse dei Bianchi, nel quale Dante si schierò. La divisione dei Bianchi e dei Neri si era inizialmente definita a Pistoia e fu importata a Firenze, dove trovò i rispettivi capofila in due clan familiari, i Cerchi e i Donati. Poco tempo dopo gli interventi di Dante nei Consigli, nel gennaio 1302, il podestà Cante dei Gabrielli da Gubbio, in seguito all’istruttoria del giudice Paolo da Gubbio, preposto alle questioni di corruzione, ingiuste estorsioni e lucri illeciti, pronunziava la condanna di quattro cittadini, tra i quali Dante, i quali avrebbero commesso quei reati mentre erano nell’ufficio dei priori, il massimo organo di governo comunale. Dante e gli altri imputati si erano nel frattempo allontanati da Firenze, o come nel caso di Dante erano già lontani per diversi motivi, e non si presentarono in un giudizio del quale molto probabilmente presagivano l’esito. Furono pertanto condannati in contumacia (la giustizia dell’epoca riteneva la contumacia equivalente ad una confessione di colpevolezza). La penalità era enorme, 5000 fiorini per ciascuno, e se non fosse stata versata si sarebbe proceduto, come di norma, alla distruzione dei beni dei condannati, per non dire di altre conseguenze (confino, interdizione da uffici eccetera). Nota. Il testo che ho citato in apertura è Michele Barbi, Vita di Dante, Firenze, Sansoni, 1961. Era stato scritto per l’Enciclopedia Italiana, poi fu edito da Sansoni nel 1933 con il titolo Dante. Vita, opere e fortuna. Delle altre biografie ricorderò solo quella di Giorgio Petrocchi, Biografia. Attività politica e letteraria, nell’ Appendice dell’ Enciclopedia dantesca, 1978, pp. 1-53. Fonte documentaria primaria per la biografia di Dante e dei suoi familiari è il Codice diplomatico dantesco, che meriterà un discorso a suo luogo. Autore: Paolo Cammarosano
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