Loading...

Le parole delle religioni
Quiz by profdirel
Customize this quiz to suit your class
Instantly translate to 100+ languages
Tag the questions with any skills you have. Your dashboard will track each student's mastery of each skill.
Give this quiz to my class
Figlio di un decurione, Patricio, ancora pagano, e della cristiana Monnica, fu iscritto tra i catecumeni; compì gli studi in patria, a Madaura, poi a Cartagine: periodo da lui descritto come di abbandono alle passioni amorose. Da una concubina ebbe nel 372 un figlio, Adeodato. La lettura dell'Hortensius ciceroniano lo attrasse, diciannovenne, alla filosofia, e aderì presto al manicheismo, presentatogli come spiegazione scientifica dell'universo. Se ne fece anzi propagandista a Tagaste, dopo la morte del padre, e a Cartagine ove ottenne qualche successo come retore, e scrisse il suo primo libro, De pulchro et apto (perduto), in cui pare si sforzasse a dare veste filosofica al manicheismo, nel quale era però rimasto semplice uditore. Passò poi, abbandonando la madre, a Roma; quindi, su raccomandazione di Simmaco, come professore ufficiale di retorica (autunno 384), a Milano, ove maturò la crisi spirituale, in seguito alla quale, dimessa la concubina e rinunciando al matrimonio vantaggioso per cui insisteva Monnica, si decise ad abbracciare il cristianesimo, che gli si palesava, allora, come in pieno e perfetto accordo con la filosofia neoplatonica e la predicazione di s. Ambrogio. A Cassiciacum (probabilmente Cassago, in Brianza), dimessosi dalla cattedra, scrisse le prime opere pervenuteci (i dialoghi Contra academicos, De vita beata, De ordine e Soliloquia) e cominciò a comporre una serie di manuali delle arti liberali; fu battezzato da s. Ambrogio la notte del sabato santo (24-25 aprile) del 387. Trascorse a Roma l'inverno (Monnica morì ad Ostia nel novembre) e tornò a Tagaste, continuando, nella vita monastica, la sua attività di scrittore. Nel 391 fu ordinato sacerdote a Ippona, ove, tra la fine del 395 e il 396, fu consacrato come successore dal vescovo Valerio già prossimo a morte; lo stesso fece poi (426) A. col prete Eraclio. Le reliquie, portate in Sardegna da s. Fulgenzio e altri vescovi esuli nel 486, furono dopo l'invasione saracena trasportate, per opera del re Liutprando, a Pavia ove gli fu eretto il monumento: ma che fossero di lui quelle ritrovate nel 1695 fu contrastato dal Muratori e da altri. Nei 34 anni di episcopato lo tennero occupato, oltre le cure costanti dedicate alla sua chiesa, la copiosa corrispondenza (ci sono giunte 218 lettere di A., oltre i trattatelli in forma epistolare, e 53 dirette a lui), la predicazione (i sermoni conservati e noti finora sono più di 500), i concilî e le eresie e scismi, la lotta contro i quali assorbì grandissima parte dell'attività letteraria, che ha reso A. proverbiale come uno non solo dei più dotti e profondi, ma dei più fecondi scrittori mai esistiti. Appunto le polemiche, insieme con la conversione, l'ordinazione e la consacrazione, contrassegnano, all'ingrosso, anche periodi dello svolgimento del pensiero di lui. Con la conversione comincia la polemica contro i manichei, già accennata nei "Dialoghi di Cassiciaco" e continuata in una serie di scritti per lo più filosofico-religiosi (per es. De quantitate animae, De libero arbitrio, il libro VI De musica, De magistro, De vera religione, De utilitate credendi), in cui vediamo A. passare gradatamente dall'affermazione della superiorità essenziale della ragione sulla fede, a quella dell'utilità e ragionevolezza dell'affidarsi all'auctoritas fondata sulla rivelazione e universalmente riconosciuta, della Chiesa; ed elaborare insieme la sua caratteristica dottrina della conoscenza. La felicità, cui gli uomini aspirano, non si consegue senza il possesso della verità. Contro gli scettici, egli usa l'argomento principe: se dubito, so di dubitare, dunque di essere; se sbaglio, sono (motivo che da taluni storici della filosofia viene indicato tra gli antecedenti del dubbio cartesiano: non sfugge comunque il diverso contesto). Ma la verità va cercata in me stesso: è la dottrina neoplatonica del ritorno su sé stessa dell'anima, che, riconosciuta la mutevolezza del mondo esteriore, percepito dai sensi, e la sua propria, si avvia a ricercare la verità immutabile, per cui è vero ogni ragionamento vero, e che è Dio medesimo. I sensi, dunque, e anche le parole del maestro, non fanno se non ridestare idee, che sono già nell'anima: non però nel senso della dottrina platonica della reminiscenza, ma in quanto in interiore homine habitat veritas, parla cioè, in fondo all'anima, il Maestro interiore, il Verbo divino; nell'uomo (in interiore homine) brilla la luce del vero che dona a ciascuno le rationes aeternae, principio e fondamento di ogni giudizio. È questa la teoria detta dell'illuminazione, che, non del tutto chiarita da A., si presta a varie interpretazioni (secondo che le rationes aeternae si intendano come "idee innate", o come "categorie" del giudizio); essa si collega alla dottrina del "maestro interiore", il Verbo, il solo vero maestro: sicché l'insegnare degli uomini è solo un preparare ad ascoltare la voce del Verbo divino. Queste dottrine furono da A. mantenute anche in opere posteriori ma il primitivo entusiasmo per Platone, Plotino e i "platonici" (che, se fossero vissuti ora, - dice - si sarebbero fatti cristiani) e per i neoplatonici si affievolì col tempo. La polemica antimanichea venne continuata in altri scritti (per es. Contra Adimantum, Contra epistolam Manichaei quam vocant fundamenti) fino al voluminoso Contra Faustum e ad altri opuscoli fino al 405 circa, poi sporadicamente in un paio di opuscoli e, in parte, nel trattatello contro tutte le eresie (De haeresibus, 428-29). L'ordinazione sacerdotale obbliga A. a spiegare al popolo i libri sacri; egli partecipa più intimamente della vita della Chiesa e viene a conoscere lo scisma che tormenta la Chiesa africana. Comincia così la polemica contro il donatismo, con l'interessante Psalmus abecedarius contra partem Donati, primo esempio degli scritti popolareggianti di A. (versi di 16 sillabe, abbandono della prosodia e metrica classica, assonanza in e), poi con una serie di opere (Contra epistolam Parmeniani, De baptismo, Contra litteras Petiliani, Contra Cresconium) fino alla grande "conferenza" di Cartagine (411; Breviculus collationis cum donatistis) quindi, con minor frequenza di scritti, sino al Contra Gaudentium (420 circa). In questa polemica, che lo portò a occuparsi dell'ecclesiologia, A. segue s. Cipriano e s. Ottato mantenendo fermissimo il principio della validità ed efficacia obiettiva (ex opere operato) dei Sacramenti, la cattolicità e l'unità della Chiesa, fuori della quale non v'è salvezza e che è corpus permixtum: ne fanno parte cioè grano e zizzania, buoni e malvagi, che soltanto Gesù Cristo ha diritto di separare nel giorno del Giudizio. Ma mentre all'inizio, e ancora nel 411, A. non voleva ricorrere ad altro mezzo che la persuasione attraverso la discussione, tuttavia, con le leggi di Onorio contro gli scismatici e di fronte alla loro ostinazione, cambiò parere: e come dalla netta distinzione tra scisma ed eresia passò a definire questa quale "scisma inveterato", così ammise la legittimità e necessità della coercizione e del ricorso all'autorità civile, fissando altresì il dovere per il sovrano cristiano di attenersi al magistero della chiesa.Ma con l'ordinazione A. si dedica anche con maggiore intensità allo studio della Bibbia: specialmente del Genesi, passando dall'interpretazione strettamente allegorica (De Genesi adversus Manichaeos, 388-90) a quella letterale, e insieme di valore filosofico (De Genesi ad litteram liber imperfectus), e di s. Paolo (Expositio quarundam propositionum ex Epistola ad Romanos, Epistolae ad Romanos expositio inchoata, Expositio Epistolae ad Galatas, parecchie delle questioni trattate nel De diversis quaestionibus octogintatribus). Cogliamo qui un momento importantissimo nello svolgimento del pensiero teologico di A., e oggetto di molte discussioni. Egli si è sforzato di mantenere in primo luogo la giustizia di Dio, che premia i buoni, cioè coloro che credendo si acquistano un merito, e che punisce i malvagi. Ma, dopo un lungo sforzo, A. viene a riconoscere che il momento iniziale dell'atto di fede, l'initium fidei, che è initium salutis, non è opera dell'uomo ma viene da Dio: al quale non si può tuttavia rimproverare alcuna ingiustizia, se, gratuitamente, fa grazia ad alcuni; mentre gli uomini tutti, in cui sopravvive il peccato originale, non meritano se non la condanna. Questi concetti appaiono per la prima volta con tutta chiarezza, nel primo scritto posteriore all'episcopato di A., il De diversis quaestionibus ad Simplicianum. Frutto di questa conquista del suo pensiero, che lo induce a rimeditare sulla sua vita, si possono considerare le Confessioni (398 circa), nelle quali, altresì, sono ripresi altri due temi che lo appassionano: quello della cultura cristiana e quello dei principî che presiedono all'interpretazione della Scrittura. La prima questione è da lui affrontata sotto l'aspetto teorico nel De doctrina christiana (interrotto, ma ripreso e terminato nel 426): come anche nelle Confessioni A. è sensibile ai pericoli della cultura tradizionale, pagana, ma vuole salvarne il buono, che va assunto e fatto proprio dal cristianesimo. Così, conchiudendo una lunga controversia, A. assicura col peso della sua autorità la trasmissione della cultura antica. Ma nelle Confessioni il problema della memoria (in essa è la misura del tempo) trascina seco quello della creazione. A. la ritiene avvenuta nel tempo, anzi col tempo, dal nulla, e per tutte le cose simultaneamente, ma non allo stesso modo: ché alcune furono create da Dio non in atto e nella loro forma perfetta, ma solo in potenza, o in germe (rationes seminales, energie latenti destinate a svilupparsi nel tempo e a produrre, al momento opportuno per ciascuno, i diversi esseri). A queste conclusioni A. è portato da un nuovo studio dei primi 3 capitoli del Genesi (De Genesi ad litteram libri XII, tra il 401 circa e il 415 circa). Accanto al quale, tra le opere esegetiche, vanno ricordati il De consensu evangelistarum (400 circa), le Enarrationes in Psalmos, e i Tractatus in evangelium Iohannis, raccolte di sermoni su questi libri. Ma nelle Confessioni A. ha inserito anche un'istruzione catechetica (proprio con il commento al Genesi), affine a quella da lui data in un'altra operetta, il De catechizandis rudibus (400 circa). E il motivo della memoria, che appare nelle Confessioni, diventa importantissimo in un altro trattato su cui A. si affaticò lungo (400 circa -416 circa): il De Trinitate. L'anima è un pensiero (mens) da cui nasce una conoscenza (notitia), e nel suo rapportarsi a questa conoscenza nasce l'amore che essa si porta (amor). Nell'anima o, meglio, nella memoria, nell'intelletto e nella volontà, nella parte cioè più alta e nobile di essa, che ricorda, comprende e ama sé stessa, ma soprattutto ricorda, conosce e ama Dio, A. scorge le "vestigia" della Trinità divina. Di essa, criticando talvolta le formule di s. Ilario di Poitiers, egli mette in rilievo l'unità di sostanza, insistendo sull'uguaglianza delle tre Persone: le operazioni ad extra sono l'opera indistinta di tutte, ciò che si dice di ciascuna quanto alla sostanza, e anche alla sapienza e altri attributi, è comune, uguale, identico e numericamente uno in tutte; mentre esse si distinguono e si oppongono secondo le loro relazioni reciproche. Teoria che, chiarendo la processione dello Spirito Santo principaliter, sì, dal Padre, ma anche dal Figlio, divenne importantissima per lo svolgimento della teologia occidentale, cui A. ha legato il carattere "cristocentrico", conforme alla tendenza fondamentale del suo pensiero, aggirantesi intorno alla persona e all'opera del Cristo ed alla redenzione dell'uomo dal peccato, mercé la grazia. Intorno a questi temi scoppiò la polemica con Pelagio, già scandalizzatosi in Roma per l'invocazione delle Confessioni a Dio: da quod iubes et iube quod vis e ora rifugiatosi in Africa con il suo compagno Celestio (che, denunciato da Paolino di Milano, venne condannato nel 411 da un concilio locale, a Cartagine). Si possono distinguere in essa varie fasi: quella iniziale, in cui A. combatte ancora soltanto le dottrine, non gli uomini, che sa molto stimati (De peccatorum meritis et remissione, a Marcellino, il l. III composto dopo che A. ebbe conosciuto il commento di Pelagio a s. Paolo; De spiritu et littera ad Marcellinum e, a complemento, per asserire la necessità delle opere buone accanto alla fede, De fide et operibus; nonché il De bono viduitatis, dedicato a Giuliana, madre di Demetriade, in occasione della monacazione di questa); quella della polemica diretta, provocata dalle vicende di Pelagio in Oriente fino alla condanna da parte del papa Innocenzo I (con la celebre affermazione che, dopo tanti concilî, anche Roma locuta est; causa finita est; utinam aliquando finiatur error) e, dopo il grande concilio di Cartagine (418) da papa Zosimo (De natura et gratia contra Pelagium, De perfectione iustitiae hominis, contro Celestio, De gestis Pelagii, De gratia Christi et peccato originali); quella della lotta contro i pertinaci difensori di Pelagio (De nuptiis et concupiscentia ad Valerium comitem, Contra duas epistolas Pelagianorum, Contra Iulianum, e Contra secundam Iuliani responsionem, il cosiddetto Opus imperfectum, contro lo stesso Giuliano di Eclano, interrotto per la morte di A.), intesa al tempo stesso a chiarire la sua dottrina ai monaci di Adrumeto (De gratia et libero arbitrio, e De correptione et gratia, dedicati all'abate Valentino) e a combattere i "semipelagiani" della Gallia meridionale, insorti contro questi scritti (De praedestinatione sanctorum e De dono perseverantiae). Questa dottrina agostiniana del peccato originale, della grazia e della predestinazione, precisatasi ma anche irrigiditasi e spinta alle estreme conseguenze nell'ardore della polemica, si è prestata a varie e contrastanti interpretazioni. A. prende le mosse dalla condizione di Adamo, creato esente dalla morte (posse non mori, diverso da non posse mori proprio degli esseri spirituali) e dalla concupiscenza, capace quindi di non peccare (il posse non peccare, diverso dal non posse peccare degli eletti), e nella piena libertà di optare per il bene conformandosi a una ragione che aveva il perfetto predominio sui sensi, capace altresì di perseverare nel bene, grazie all'aiuto (adiutorium sine quo non) concessogli da Dio. Avendo Adamo peccato, la sua colpa si trasmise all'intero genere umano, divenuto così massa damnata; peccato di origine, che A. dimostra, fra l'altro, in base all'uso della Chiesa di amministrare agli infanti il battesimo che annulla la concupiscenza in quanto reato, ma la lascia sopravvivere actu, così che l'uomo, pur conservando il libero arbitrio, è privato di quella libertas ... quae in Paradiso fuit (Enchir. 26-27). Per poter resistere cioè alla concupiscenza, occorre ora un aiuto divino maggiore di quello dato ad Adamo: la grazia è dunque necessaria per avere la fede, e questa perché vi sia quell'amore di Dio, in quanto sommo bene, senza di che non esiste né beatitudine né vera moralità (e non vi sono pertanto vere virtù fra i pagani). Ma questo soccorso (adiutorium quo) non è concesso a tutti: Dio, senza alcuna ingiustizia, ma per un suo gratuito atto di misericordia, prepara per alcuni i mezzi, pienamente efficaci, per condurli alla salvezza cui li ha predestinati ab aeterno. Accusato dai pelagiani di manicheismo, A. tuttavia, come si vede, non considera come malvagia la stessa natura umana, e non condanna la procreazione: nel matrimonio, il male è la concupiscentia carnis; e anche questo può essere rivolto a un fine buono, la generazione dei figli congiunta alla volontà della loro rigenerazione attraverso il battesimo. Ma i bambini morti senza di questo, secondo A., non si sottraggono alla pena eterna. Poiché la trasmissione del peccato originale si spiegava più facilmente mediante la teoria secondo cui l'anima è generata, spiritualmente, da quella dei genitori (traducianismo), mentre, più conforme alla sua dottrina dell'illuminazione, era l'altra teoria, della creazione di ogni anima da Dio (creazionismo), A. rimase incerto fino all'ultimo (De anima et eius origine, 419-20). E poiché è ignoto chi siano gli eletti, la concezione agostiniana della predestinazione coincide con quella della Chiesa come corpus permixtum (v. sopra). La scossa profonda data a tutto il mondo romano dall'incursione di Alarico, le querimonie dei pagani additanti nel cristianesimo la causa di tutti i mali del mondo, indussero A. a meditare sulla storia, e a scrivere l'altra delle sue opere maggiori e più celebri dopo le Confessioni: il De civitate Dei. Nel corso della storia procedono unite le due città (Civitas Dei e Civitas terrena), nate l'una dall'amor Dei usque ad contemptum sui, l'altra dall'amor sui usque ad contemptum Dei e predestinate, la prima a regnare in eterno con Dio, l'altra a subire l'eterno supplizio. Neppure quest'opera è, in fondo, davvero sistematica; cosciente dello sviluppo del proprio pensiero, A. sembra invitare i lettori a imitarlo nello sforzo di progredire: del resto volle egli stesso correggere i suoi errori (ma anche dimostrare, specie contro i manichei, la sua fondamentale coerenza) in quella originalissima rassegna dei suoi scritti che sono le Retractationes (426-27). Va menzionato ancora, breve e bellissimo compendio della dottrina cristiana, l'Enchiridium ad Laurentium (De fide, spe, charitate, 421); e va almeno accennato il valore letterario dei suoi scritti, specie delle Confessioni. Festa, 28 agosto. L'interesse educativo di A. non è limitato ai problemi pedagogici più dibattuti dalla Patristica, e cioè all'utilizzazione della cultura pagana nella formazione dei ragazzi, ed ai modi e metodi dell'educazione religiosa. Esso si connette piuttosto ad un tema filosofico fondamentale nella sua speculazione, quello della "verità interiore" e quindi con la dottrina dell'illuminazione. Il processo educativo consiste nel trarre alla luce la verità, nel ritrovare Dio-maestro nel profondo dell'anima (Christus intus docet). Il maestro vero è quindi solo Cristo, i maestri terreni non possono far altro che stimolare la riscoperta della verità stessa che è in noi come segno della presenza di Dio. Dal punto di vista didattico A. accoglie la necessaria propedeutica delle "arti liberali", ma la cultura per sé non è indispensabile, poiché le virtù cristiane si realizzano anche al di fuori di esse. Necessaria è invece la cultura religiosa da impartire anche alle menti più rozze: nel De catechizandis rudibus Agostino parla di tale opera educativa, ponendo in rilievo la funzione fondamentale che ha in essa l'amore con cui il maestro discende al livello dell'educando (così come Cristo ha fatto per l'uomo facendosi uomo) e vivifica anche gli aspetti più elementari e consueti del fatto educativo.
allora la civiltà egizia naturalmente a un suo cuore geografico che è la valle berica il fiume nilo le sue inondazioni periodiche sono al centro della vita egizia anzi sono quello che rende possibile la vita dell'egitto trasformando l'egitto in uno dei luoghi più fertili del mondo tenete conto che l'egitto continuerà a essere uno dei luoghi più fertili del mondo ancora molto tempo dopo ancora il tardo impero romano e l'impero bizantino prima delle invasioni arabe ricavavano dall'egitto il reddito più forti le terre della valle del nilo naturalmente fertilizzate dalle piene del grande fiume producono enormi quantità di messi la ricchezza di questa terra permette a informarsi di comunità stabile tra queste genti di stirpe ca mitica colui che è al sommo vertice della società il faraone riceve tributi da tutti quelli che producono nella sua saggezza e gli garantisce l'accumularsi di scorte che possono rappresentare una sicurezza contro le calamità naturale siccità distruzione dei racconti eccetera proprio a proposito del nilo ci è arrivata una domanda da franco il quale dice nota che nel documentario il fiume nilo viene definito padre di tutti gli dei e dice franco ma vorrei sapere se era davvero così severamente gli antichi egizi avevano l'immagine per cui il nilo era il padre degli dei o se si tratta di una licenza di rossellini e franco verrebbe anche sapere avere qualche ulteriore spiegazione sul politeismo degli antichi egizi e poi conclude con questa domanda ma perché data la loro storia plurimillenaria gli egizi non sono riusciti a esportare il loro credo ad altri popoli ecco questa è una domanda a cui voglio rispondere subito ecco perché perché è emblematica diciamo così della differenza fra le religioni monoteiste del nostro tempo e degli ultimi due millenni è invece le religioni politeiste dei popoli antichi i monoteismi per definizione sono in competizione fra loro il cristianesimo e l'islam adorano lo stesso dio ma se lo immaginano in modo diverso e ognuna è convinta di essere quella giusta e che l'altra sia sbagliata e da quando esistono sono in competizione cristianesimo e l'islam sono religioni che hanno per mission è quella di portare la parola di dio al mondo i volti degli dei non avevano niente del genere ogni popolo ha i suoi dei è convinto che sono i più forti spero che siano i più forti ogni popolo e convinto di essere protetto dai suoi dei in guerra e nella vita economica e in ogni altra situazione poi finisce lì a nessuno viene in mente che siccome noi adoriamo horus e osiride e amon ra allora anche anche i babilonesi coi greci dovrebbero adoravo di questo non faceva proprio parte della mentalità né degli egizi né di nessun altro a quei tempi omaggio anche il sole ora vieni a me illuminami indoor ami omaggio anche o solo ora potere supremo tu che eri novelli la terra che skew di ciò che sarà chiude tu sei il corpo di colui che ri novella la terra omaggio a teora potere supremo infiammato eterno che bruci i tuoi nemici fiamma che produce lingue di fuoco quanto alla domanda se il milan fosse davvero il padre degli dei ecco io da quello che ho potuto verificare franco temo che effettivamente lei abbia ragione è una cosa che è scappata daita rossellini perché suonava bene ma non mi sembra che sia così il lille è una grande forza cosmica ma non è un dio il nilo è una delle componenti di un universo che secondo gli egizi fin dalla creazione esiste con un suo ritmo ecco le inondazioni del nilo annuali sono uno dei ritmi che tengono in piedi l'universo come il susseguirsi delle stagioni come il ciclo del sole quotidiano quella è la cosa più importante forse il sole che è un dio potente id ora attraversa il cielo e poi scompare attraverso il regno dei morti e domani ritornerà allo stesso modo le inondazioni del nilo ritornano ogni anno per garantire quello che gli egiziani chiamano se ho capito bene il marat e cioè l'ordine del mondo dopodiché dopodichè lilo ha a che fare con gli dèi anche in un altro modo perché la forza e la più famosa leggenda degli egiziani e quelle del dio osiride che una volta era il più potente di tutti gli dei e che poi è stato aggredito e ucciso dal suo fratello il malvagio dio set dopodiché così ride è risorto a partire da quel momento però è stato incaricato di governare il regno dei morti e le lacrime della moglie di osiride iside per la sua morte sono il motivo per cui il nilo ogni anno si gonfia si riempie di acqua e poi in onda la sua valle [Musica]
**Il Profeta Maometto** Maometto, noto anche come Mohamed nella forma araba, è una figura di grande importanza nella storia della penisola arabica. Nato intorno al 570 a La Mecca, Maometto apparteneva alla tribù dei Quraysh. Rimasto orfano presto, fu affidato allo zio paterno, dove imparò il mestiere di mercante. Grazie ai suoi viaggi commerciali, ebbe l'opportunità di entrare in contatto con diverse culture e religioni. Durante uno dei suoi periodi di meditazione, Maometto ricevette una rivelazione dall'Arcangelo Gabriele, che gli annunciò l'esistenza di un unico Dio, Allah. Questo evento segnò l'inizio della sua missione profetica. Maometto predicò l'unità e la fratellanza tra gli arabi, promuovendo la giustizia sociale e la solidarietà. Tuttavia, le sue idee incontrarono l'opposizione dei potenti mercanti di La Mecca, che temevano di perdere i loro privilegi. Costretto a lasciare La Mecca, Maometto si trasferì a Yathrib, che successivamente prese il nome di Medina. Qui, fu accolto come un leader religioso e politico e stabilì un centro di culto e comunità. Grazie alle sue abilità politiche e militari, Maometto riuscì a unificare le tribù arabe sotto la bandiera dell'islam. Durante questo periodo a Medina, Maometto e i suoi seguaci compirono delle razzie contro le carovane commerciali dirette a La Mecca. Queste azioni danneggiarono l'economia della città e indebolirono il suo sistema commerciale basato sulle carovane. Nel 630, Maometto tornò trionfalmente a La Mecca, dove distrusse gli idoli pagani nella Kaaba e istituì il culto dell'unico vero Dio, Allah. Questo evento segnò la diffusione dell'islam in tutta la penisola arabica e l'unificazione delle tribù arabe sotto una sola fede. L'importanza della moschea come centro spirituale e sociale dell'islam è fondamentale. L'abitazione di Maometto a Medina, dove si svolgevano le riunioni di preghiera e si discutevano questioni politiche e sociali, divenne il prototipo per la costruzione delle moschee islamiche. La moschea, in arabo "masjid", significa letteralmente "luogo di prostrazione", riferendosi al gesto di preghiera fondamentale nell'islam. Le rivelazioni ricevute da Maometto furono raccolte dai suoi discepoli e redatte nel Corano, il libro sacro dell'islam. Il Corano è considerato la parola di Allah e contiene istruzioni morali, leggi religiose e insegnamenti spirituali per i musulmani di tutto il mondo. La nascita dell'islam cambiò radicalmente il corso della storia della penisola arabica, trasformando una terra divisa e in lotta in un'unica comunità religiosa e politica. Questa è la storia di Maometto e dell'islam, una storia di fede, coraggio e unità che ha plasmato il destino di intere nazioni.
Elabora 15 domande con risposte multiple con una sola risposta giusta sui suguenti argomenti Dio e l’uomo - Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa Comprendere alcune categorie fondamentali della fede ebraico-cristiana (rivelazione, promessa, alleanza, messia, risurrezione, grazia, Regno di Dio, salvezza…) e confrontarle con quelle di altre maggiori religioni. - Approfondire l’identità storica, la predicazione e l’opera di Gesù e correlarle alla fede cristiana che, nella prospettiva dell’evento pasquale (passione, morte e risurrezione), riconosce in Lui il Figlio di Dio fatto uomo, Salvatore del mondo che invia la Chiesa nel mondo. - Conoscere l’evoluzione storica e il cammino ecumenico della Chiesa, realtà voluta da Dio, universale e locale, articolata secondo carismi e ministeri e rapportarla alla fede cattolica che riconosce in essa l’azione dello Spirito Santo. - Confrontare la prospettiva della fede cristiana e i risultati della scienza come letture distinte ma non conflittuali dell’uomo e del mondo. La Bibbia e le altre fonti - Saper adoperare la Bibbia come documento storico-culturale e apprendere che nella fede della Chiesa è accolta come Parola di Dio. - Individuare il contenuto centrale di alcuni testi biblici, utilizzando tutte le informazioni necessarie ed avvalendosi correttamente di adeguati metodi interpretativi. - Individuare i testi biblici che hanno ispirato le principali produzioni artistiche (letterarie, musicali, pittoriche…) italiane ed europee. Il linguaggio religioso - Comprendere il significato principale dei simboli religiosi, delle celebrazioni liturgiche e dei sacramenti della Chiesa. - Riconoscere il messaggio cristiano nell’arte e nella cultura in Italia e in Europa, nell’epoca tardo-antica, medievale, moderna e contemporanea. - Individuare gli elementi specifici della preghiera cristiana e farne anche un confronto con quelli di altre religioni - Focalizzare le strutture e i significati dei luoghi sacri dall’antichità ai nostri giorni. I valori etici e religiosi- Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa. - Riconoscere l’originalità della speranza cristiana, in risposta al bisogno di salvezza della condizione umana nella sua fragilità, finitezza ed esposizione al male. - Saper esporre le principali motivazioni che sostengono le scelte etiche dei cattolici rispetto alle relazioni affettive e al valore della vita dal suo inizio al suo termine, in un contesto di pluralismo culturale e religioso. - Confrontarsi con la proposta cristiana di vita come contributo originale per la realizzazione di un progetto libero e responsabile. Dio e l’uomo - Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa Comprendere alcune categorie fondamentali della fede ebraico-cristiana (rivelazione, promessa, alleanza, messia, risurrezione, grazia, Regno di Dio, salvezza…) e confrontarle con quelle di altre maggiori religioni. - Approfondire l’identità storica, la predicazione e l’opera di Gesù e correlarle alla fede cristiana che, nella prospettiva dell’evento pasquale (passione, morte e risurrezione), riconosce in Lui il Figlio di Dio fatto uomo, Salvatore del mondo che invia la Chiesa nel mondo. - Conoscere l’evoluzione storica e il cammino ecumenico della Chiesa, realtà voluta da Dio, universale e locale, articolata secondo carismi e ministeri e rapportarla alla fede cattolica che riconosce in essa l’azione dello Spirito Santo. - Confrontare la prospettiva della fede cristiana e i risultati della scienza come letture distinte ma non conflittuali dell’uomo e del mondo. La Bibbia e le altre fonti - Saper adoperare la Bibbia come documento storico-culturale e apprendere che nella fede della Chiesa è accolta come Parola di Dio. - Individuare il contenuto centrale di alcuni testi biblici, utilizzando tutte le informazioni necessarie ed avvalendosi correttamente di adeguati metodi interpretativi. - Individuare i testi biblici che hanno ispirato le principali produzioni artistiche (letterarie, musicali, pittoriche…) italiane ed europee. Il linguaggio religioso - Comprendere il significato principale dei simboli religiosi, delle celebrazioni liturgiche e dei sacramenti della Chiesa. - Riconoscere il messaggio cristiano nell’arte e nella cultura in Italia e in Europa, nell’epoca tardo-antica, medievale, moderna e contemporanea. - Individuare gli elementi specifici della preghiera cristiana e farne anche un confronto con quelli di altre religioni - Focalizzare le strutture e i significati dei luoghi sacri dall’antichità ai nostri giorni. I valori etici e religiosi- Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa. - Riconoscere l’originalità della speranza cristiana, in risposta al bisogno di salvezza della condizione umana nella sua fragilità, finitezza ed esposizione al male. - Saper esporre le principali motivazioni che sostengono le scelte etiche dei cattolici rispetto alle relazioni affettive e al valore della vita dal suo inizio al suo termine, in un contesto di pluralismo culturale e religioso. - Confrontarsi con la proposta cristiana di vita come contributo originale per la realizzazione di un progetto libero e responsabile. Dio e l’uomo - Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa Comprendere alcune categorie fondamentali della fede ebraico-cristiana (rivelazione, promessa, alleanza, messia, risurrezione, grazia, Regno di Dio, salvezza…) e confrontarle con quelle di altre maggiori religioni. - Approfondire l’identità storica, la predicazione e l’opera di Gesù e correlarle alla fede cristiana che, nella prospettiva dell’evento pasquale (passione, morte e risurrezione), riconosce in Lui il Figlio di Dio fatto uomo, Salvatore del mondo che invia la Chiesa nel mondo. - Conoscere l’evoluzione storica e il cammino ecumenico della Chiesa, realtà voluta da Dio, universale e locale, articolata secondo carismi e ministeri e rapportarla alla fede cattolica che riconosce in essa l’azione dello Spirito Santo. - Confrontare la prospettiva della fede cristiana e i risultati della scienza come letture distinte ma non conflittuali dell’uomo e del mondo. La Bibbia e le altre fonti - Saper adoperare la Bibbia come documento storico-culturale e apprendere che nella fede della Chiesa è accolta come Parola di Dio. - Individuare il contenuto centrale di alcuni testi biblici, utilizzando tutte le informazioni necessarie ed avvalendosi correttamente di adeguati metodi interpretativi. - Individuare i testi biblici che hanno ispirato le principali produzioni artistiche (letterarie, musicali, pittoriche…) italiane ed europee. Il linguaggio religioso - Comprendere il significato principale dei simboli religiosi, delle celebrazioni liturgiche e dei sacramenti della Chiesa. - Riconoscere il messaggio cristiano nell’arte e nella cultura in Italia e in Europa, nell’epoca tardo-antica, medievale, moderna e contemporanea. - Individuare gli elementi specifici della preghiera cristiana e farne anche un confronto con quelli di altre religioni - Focalizzare le strutture e i significati dei luoghi sacri dall’antichità ai nostri giorni. I valori etici e religiosi- Cogliere nelle domande dell’uomo e in tante sue esperienze tracce di una ricerca religiosa. - Riconoscere l’originalità della speranza cristiana, in risposta al bisogno di salvezza della condizione umana nella sua fragilità, finitezza ed esposizione al male. - Saper esporre le principali motivazioni che sostengono le scelte etiche dei cattolici rispetto alle relazioni affettive e al valore della vita dal suo inizio al suo termine, in un contesto di pluralismo culturale e religioso. - Confrontarsi con la proposta cristiana di vita come contributo originale per la realizzazione di un progetto libero e responsabile.
Il medioevo è passato alla storia come il periodo dei secoli bui nessuno però mi ha spiegato che era stato spegnere la luce sono queste le parole con cui luciano de crescenzo ha sdrammatizzato uno dei miti più diffusi del medioevo e cioè che sia stato un secolo buio e arretrato iniziamo a fare un po di chiarezza quando inizia e quando finisce il medioevo beh su questo gli studiosi sono abbastanza concordi il medioevo e inizia con la caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 dopo cristo e finisce con la scoperta dell'america nel 1492 tuttavia gli storici hanno individuato due fasi ben distinte l'alto medioevo dal quinto secolo al 1000 il basso medioevo dall'anno mille al 1492 medioevo significa età di mezzo la parola a compare per la prima volta nel quindicesimo secolo con un'accezione negativa indicava la decadenza vissuta dall umanità dall'arrivo dei barbari nei confini dell'impero d'occidente l'avvento dei barbari in effetti cambia le fattezze dell'impero vengono a crearsi i regni romano barbarici molto diversi fra di loro ma c'è un'istituzione che rimane indenne durante le invasioni la chiesa con gregorio magno si stabilisce il primato del vescovo di roma sulla cristianità e nel sesto secolo si sviluppa il monachesimo e allora ci sia lo scisma d'oriente nel 1053 quando l'imperatore d'oriente favorisce il patriarca di costantinopoli rispetto al vescovo di roma si apre una fase molto critica per diversi motivi il primo è che nel 568 scendono in italia i longobardi che vi rimangono fino al 774 il secondo è che inizia contemporaneamente anche l'avanzata degli islamici uniti sotto maometto e carlo martello a fermarli con la battaglia di poitiers ma questo non basta a bloccare la loro espansione dal medioriente fino alla spagna e all'africa del nord dal punto di vista sociale invece si sviluppa il feudalesimo ma in cosa consiste esattamente bene i sudditi più potenti detti passaggi gestiscono un bene per conto di un signore che garantisce loro protezione in cambio gli giurano fedeltà e combattono per lui alla loro morte il bene torna al suo proprietario ma nel 1307 cambia anche questo viene sancito infatti il principio di ereditarietà del bene con cui le terre amministrate dal vassallo passano ai suoi eredi il sovrano più importante del medioevo è probabilmente carlomagno che nell'ottocento viene incoronato imperatore dal papa il suo regno è vastissimo ma la sua morte si disgrega in tre parti una per ciascun figlio i tre nuovi regni sono l'italia il cui sovrano mantiene il titolo di imperatore la francia orientale la germania dove nasce il sistema curtense e poi in ultimo la francia occidentale il sacro romano impero nasce il 962 con l'incoronazione di ottone primo ma è alle soglie dell'anno mille che il concetto di medioevo assume nuove forme nascono infatti le signorie dove signori locali a centro hanno nelle loro mani poteri giuridici e amministrativi ed erigono castelli per difendersi dalle invasioni di saraceni e normanni nell'undicesimo secolo inizia anche la riforma della chiesa che condanna a tre pizzi molto diffusi la simonia ovvero la vendita delle cariche religiose il concubinato ovvero la pratica per cui i preti prendevano moglie e infine il nepotismo ovvero la trasmissione della carica ad amici e parenti
Quiz su questo testo: L’induismo, con i suoi 900 milioni di fedeli, è la terza religione del mondo, dopo il cristianesimo e l’islam. Il termine induismo è stato inventato dagli europei per designare la religione degli indù, i quali invece definiscono le loro tradizioni religiose con il termine sanatana dharma, “il dharma eterno”. Più che una religione, infatti, l’induismo è un insieme di tante tradizioni religiose, nate intorno al XX a.C. e accomunate da alcune credenze fondamentali. • Brahman (Dio) è lo spirito supremo, eterno, immutabile e impersonale, che si manifesta nel mondo attraverso molte divinità, in particolare quelle che formano la Trimurti: Brahma, che crea il mondo, Vishnu, che lo conserva, e Shiva, che lo distrugge e lo ricrea. La vita del mondo, infatti, come la vita dell’uomo, attraversa varie fasi: nascita, morte e rinascita. • Atman (anima) è una particella del Brahman presente negli uomini, negli animali e nelle cose. • Dharma (ordine) è la legge eterna che garantisce l’armonia nell’universo, nella natura, nella società e nella morale. Ognuno deve obbedire al proprio dharma, che corrisponde all’insieme dei doveri della propria casta. • Karma (azione) indica sia l’azione sia la conseguenza dell’azione. Secondo la legge del karma, ogni azione, come ogni parola o pensiero, è la conseguenza di un’azione precedente e la causa di una successiva. Le azioni positive, cioè che rispettano il dharma, producono effetti positivi e quelle negative, cioè contrarie al dharma, producono effetti negativi nella vita attuale o in quella successiva. • Samsara (trasmigrazione) è il ciclo di morte e rinascita. Quando l’uomo muore, il suo atman s’introduce in un feto e rinasce in un’altra persona. La reincarnazione avviene sulla base delle azioni compiute nella vita precedente: chi si è comportato bene rinasce in una casta superiore, chi si è comportato male in una casta inferiore oppure in un animale. • Moksha (liberazione) è la salvezza finale, che si realizza quando l’atman, invece di trasmigrare in un altro corpo, si libera dal ciclo delle rinascite e si ricongiunge con il Brahman.
L'ORA DI LETTURA Un giorno la mia maestra annunciò alla classe: - So che è l'ora di lettura, ma oggi credo proprio di non farcela. Ho la voce troppo stanca. E proprio oggi avremmo dovuto leggere "Alexandra Potemkin e il suo viaggio sullo Space Shuttle verso il pianeta Zeta". È un vero peccato - aggiunse. - Forse potremmo avere un lettore ospite. Che ne dite? Be', era difficile immaginare qualcuno che non fosse la maestra a Alexandra Potemk leggere, ma nessuno voleva saltare l'ora di lettura e allora tutti dissero di sì con entusiasmo. - Ida, so che hai letto il libro - mi disse la maestra debolmente. - Ti spiacerebbe leggere il primo capitolo, oggi? Ero così imbarazzata che quasi non mi accorsi che gli altri bambini mi stavano guardando a bocca aperta. Raccontare una storia dove le parole diventassero musica come faceva la maestra era forse la cosa che più desideravo al mondo. Ma farlo davanti alla mia classe era praticamente l'ultima cosa che desideravo. Ero confusa e spaventata. La maestra si alzò, si avvicinò al mio banco e mi sussurrò: - Ida, ho bisogno del tuo aiuto. Allora decisi che l'avrei fatto. - So che leggerai benissimo - gracchio lei. Avvicinò la sedia e si sedette accanto a me. La maestra mi aveva già dato da leggere diversi libri. "Alexandra Potemkin e il suo viaggio sullo Space Shuttle verso il pianeta Zeta" era il mio preferito, fino a quel momento. Mi sentii formicolare le dita al pensiero di leggere a voce alta, alzando e abbassando il tono, rendendolo via via duro e levigato a seconda delle situazioni, come facevo nella mia stanza. Alla fine ce la feci: aprii il libro e mi preparai a leggere il titolo. Mi mancava l'aria. Gli unici suoni che mi uscirono dalla gola furono dei piccoli trilli. - Dovresti leggere a voce più forte, così sentiranno tutti - mi sussurrò la maestra. Allora feci un respiro profondo, mi riempii lo stomaco di aria e poi la buttai fuori con una contrazione dei muscoli in modo da dare forza alla voce. - Capitolo uno - gridai. La voce mi era uscita così forte che mi sorprese e feci un piccolo salto indietro sulla sedia. Ma nessuno rise. Stavano ascoltando. All'inizio ero molto preoccupata, ma dopo qualche minuto entrai nella storia. Ero nel laboratorio di Alexandra, invece che a scuola, e spiegavo a voce alta ogni cosa che le vedevo fare o sentire. Arrivò la fine del capitolo e fu come se qualcuno mi avesse svegliato di soprassalto da un bel sogno e io non riuscissi bene a capire dove mi trovavo. Mi guardai intorno e vidi che ero seduta dietro un banco e che davanti a me c'era un libro e dei bambini che mi guardavano. La maestra sussurro: - Grazie mille, Ida, è stato bellissimo. Le porsi il libro e tornammo alla nostra lezione
1. Osserva queste immagini (fornite con la verifica, a colori e ben visibili). Collega con una linea l'immagine alla parola giusta: - Famiglia in fuga - Soldato - Esplosione bomba atomica - Campo di concentramento 2. Scegli un’immagine che ti ha colpito. Racconta con parole semplici cosa vedi e come ti fa sentire. 3. Completa queste frasi con l’aiuto delle parole (ritaglia o incolla): - La guerra è stata molto ___________ (dura / allegra / corta) - Le persone hanno vissuto nei ___________ (rifugi / parchi / negozi) - I soldati combattevano con ___________ (armi / fiori / giochi) 4. Osserva il cartellone della tua classe. Indica con una X le cose che hai fatto: ☐ Ho incollato immagini ☐ Ho scritto parole ☐ Ho aiutato i compagni ☐ Ho spiegato qualcosa durante la mostra 5. Metti in ordine le immagini: (inserire 3 immagini in sequenza temporale, l’alunno deve numerarle). 6. Disegna tu una scena che secondo te rappresenta la guerra. Poi spiegala a voce. 7. Leggi con l’insegnante la frase: “Durante la guerra molte famiglie hanno perso la casa.” Scrivi (o detta) cosa vuol dire questa frase secondo te. 8. Vero o falso (cerchia la risposta): - La guerra è un gioco. (V / F) - Tutti erano felici durante la guerra. (V / F) - I bambini erano in pericolo. (V / F)