
Quanto ne sai sul Parlamento Europeo?
Quiz by Elisabetta Carone
Customize this quiz to suit your class
Instantly translate to 100+ languages
Tag the questions with any skills you have. Your dashboard will track each student's mastery of each skill.
Give this quiz to my class
Da quanti deputati è composto il Parlamento Europeo?

755
751
100
705
Chi, tra le seguenti personalità, ha visitato il Parlamento europeo?

Bono
Papa Francesco
Mark Zuckemberg
Tutti e tre
Da quanti deputati è composto il Parlamento Europeo?

Chi, tra le seguenti personalità, ha visitato il Parlamento europeo?

Ogni quanto si tengono le elezioni europee?

Chi formula proposte legislative?

La prima manifestazione del Parlamento europeo è stata l'Assemblea comune...

Quando iniziarono le prime elezioni dirette per i membri del Parlamento europeo?

Come si chiama la procedura con la quale il Parlamento europeo partecipa alla creazione della legislazione europea?

Chi è il presidente in carica del Parlamento europeo?

Dove si trova la sede ufficiale del Parlamento europeo?

Quando si svolgeranno le prossime elezioni europee?

Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: “Oggi Tommy ha trovato un vero libro!” Era un libro antichissimo. Il nonno di Margie aveva detto una volta che, quand’era bambino lui, suo nonno gli aveva detto che c’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i racconti erano stampati su carta. Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero: su uno schermo, è logico. E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta – Mamma mia, che spreco – disse Tommy. – Quando uno è arrivato in fondo al libro, che cosa fa? Lo butta via, immagino. Il nostro schermo televisivo deve avere avuto un milione di libri, sopra, ed è ancora buono per chissà quanti altri. Chi si sognerebbe di buttarlo via? – Lo stesso vale per il mio – disse Margie. Aveva undici anni, lei, e non aveva visto tanti telelibri quanti ne aveva visti Tommy. Lui di anni ne aveva tredici. – Dove l’hai trovato? – gli domandò, – In casa. – Indicò lui senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. – In solaio. – Di cosa parla? – Di scuola. – Di scuola? – Il tono di Margie era sprezzante. – Cosa c'è da scrivere, sulla scuola? Io la scuola la odio. Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai. L’insegnante meccanico le aveva assegnato un test dopo l’altro di geografia, e lei aveva risposto sempre peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e aveva mandato a chiamare l’Ispettore della Contea. Era un omino tondo tondo, l’Ispettore, con una faccia rossa e uno scatolone di arnesi con fili e con quadranti. Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi aveva smontato l’insegnante in tanti pezzi. Margie aveva sperato che poi non sapesse più come rimetterli insieme, ma lui lo sapeva e, in poco più di un’ora, l’insegnante era di nuovo tutto intero, largo, nero e brutto, con un grosso schermo sul quale erano illustrate tutte le lezioni e venivano scritte tutte le domande. Ma non era quello il peggio. La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove lei doveva infilare i compiti e i testi compilati. Le toccava scriverli in un codice perforato che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti a una velocità spaventosa. L’ispettore aveva sorriso una volta finito il lavoro, e aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: – Non è colpa della bambina, signora Jones. Secondo me, il settore geografia era regolato male. Sa, sono inconvenienti che capitano, a volte. L’ho rallentato. Ora è su un livello medio per alunni di dieci anni. Anzi, direi che l’andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente. – E aveva fatto un’altra carezza sulla testa a Margie. Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via l’insegnante, per ripararlo in officina. Una volta s’erano tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settore storia era andato completamente a pallino. Così, disse a Tommy: – Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola? Tommy la squadrò con aria di superiorità. – Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola molto antico, come l’avevano centinaia e centinaia di anni fa. – Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la parola con cura. – Secoli fa. Margie era offesa. – Be’ io non so che specie di scuola avessero, tutto quel tempo fa. – Per un po’ continuò a sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: – In ogni modo, avevano un maestro? – Certo che avevano un maestro, ma non era un maestro regolare. Era un uomo. – Un uomo? Come faceva un uomo a fare il maestro? – Be’, spiegava le cose ai ragazzi e alle ragazze, dava da fare dei compiti a casa e faceva delle domande. – Un uomo non è abbastanza in gamba. – Sì che lo è. Mio papà ne sa quanto il mio maestro. – Ma va’! Un uomo non può saperne quanto un maestro. – Ne sa quasi quanto il maestro, ci scommetto. Margie non era preparata a mettere in dubbio quell’affermazione. Disse. – Io non ce lo vorrei un estraneo in casa mia, a insegnarmi. Tommy rise a più non posso. – Non sai proprio niente, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là. – E imparavano tutti la stessa cosa? – Certo, se avevano la stessa età. – Ma la mia mamma dice che un insegnante dev’essere regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in modo diverso. – Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro. – Non ho detto che non mi va, io – sì affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole. Non erano nemmeno a metà del libro quando la signora Jones chiamò: – Margie! A scuola! Margie guardò in su. – Non ancora, mamma. – Subito! – disse la signora Jones. – E sarà ora di scuola anche per Tommy, probabilmente. Margie disse a Tommy: – Posso leggere ancora un po’ il libro con te, dopo la scuola? – Vedremo – rispose lui con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il braccio. Margie se ne andò in classe. L’aula era proprio accanto alla sua cameretta, e l’insegnante meccanico, già in funzione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stessa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari. Lo schermo era illuminato e stava dicendo – Oggi la lezione di aritmetica è sull’addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell’apposita fessura. Margie obbedì con un sospiro. Stava pensando alle vecchie scuole che c’erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ridevano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, tornavano a casa insieme alla fine della giornata. Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare. E i maestri erano persone... L’insegnante meccanico stava facendo lampeggiare sullo schermo: – Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4... Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà come si divertivano!, pensò.
Quante ne sai sul cinema?
Quanto ne sai dell'Iliade?
Quanto ne sai sull'intelligenza artificiale
Odissea: scopri quanto ne sai!
Lo sai che cos'è il fast fashion con fast fashion? Si intende quel settore dell'abbigliamento che realizza abiti a prezzi super ridotti e che lancia nuove collezioni di continuo pensate proprio per essere usate poco, il tutto sembra figo, no? Vestiti nuovi ogni volta che vuoi. Non è figo, ogni anno nel mondo vengono prodotti oltre 80 miliardi di capi d'abbigliamento e sulla terra siamo 8 miliardi e dopo il brevissimo periodo in cui vengono utilizzati tre capi su quattro finiscono in discarica o vengono inceneriti e soltanto un quarto viene riciclato Si stima che in un anno una persona compri circa 15 kg di vestiti. Eppure la sensazione è quella di non aver mai in mente da mettere e questo è esattamente quello che l'industria del fast fashion vuole. Lo sai che per produrre una t-shirt ci vogliono circa 3.900 litri di acqua l'equivalente di quello che beve una persona in cinque anni, un capo d'abbigliamento ha un impatto sull'ambiente in ogni fase della sua produzione, dalla produzione delle fibre, all'assemblaggio dal trasporto allo smaltimento, ma come è possibile che un top un prodotto che è stato coltivato come fibra trasformato in filato cucito dall'altra parte del mondo tinto confezionare e spedito costi meno di un panino? La risposta è semplice materie prime scadenti a basso costo abbinate quasi sempre allo sfruttamento dei lavoratori, la maggior parte dei capi di abbigliamento fast fashion viene prodotta in paesi come bangladesh, vietnam cambogia, spesso le condizioni di lavoro in questi paesi sono terribili e i diritti umani vengono calpestati, se paghiamo un top 7,95 significa che qualcun altro ha pagato il prezzo al posto nostro. Riassumendo il fast fashion nè non è sostenibile e probabilmente non ci rende più felici, ma l'abbigliamento è anche un modo per esprimere la propria personalità e creatività quindi ecco alcuni consigli. 1 comprare meno e curare meglio certo spendere tanto per una maglietta ci sembra assurdo ma ricordiamoci che una t-shirt a 4 euro probabilmente durerà poco o niente e soprattutto siamo sicuri di averne bisogno di 10? 2 scegliere bene i marchi alcuni siti possono aiutarti a scoprire nuovi brand etici e sostenibili e magari anche nuovi stili 3 riutilizzare e riparare, scambiamo i vestiti che non usiamo più quelle amiche quegli amici oppure vendiamoli sui mercatini online, ma soprattutto non buttiamoli appena salta un bottone, proviamo piuttosto a ripararli Come ultimo consiglio resiste l'impulso da shopping compulsivo, la maggior parte degli acquisti, soprattutto online in periodo di saldi vengono fatti d'impulso, fermati un momento e pensa a tutto ciò che quel vestito rappresenta, come è stato fatto, chi lo ha creato quanto ha inquinato e chiediti se ti serve davvero e ora che sai riconoscerlo cosa ne pensi del fast fashion?
Quante ne sai????
IIA - Dante: ma quante ne sai?