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2nd Grade L.2.6
Riferimenti normativi per il settore residenziale: Art 81: Accesso alla rete viariaâ>> il cancello deve essere arretrato di almeno 4,5m dal filo esterno del marciapiede Art 82: Passo carrabileâ>> larghezza non inferiore a 4,5m e non superiore a 6,5m Art 83:Pendenza Rampa â>> max 16% Art 97: Superficie minima degli ambienti - cucina â>> min 5mq - studioâ>> min 7mq - soggiornoâ>> min 14 mq - soggiorno spazi di cotturaâ>> 17 -camera (1posto letto)â>> 8mq - camera (2posti letto)â>> 12mq Superficie alloggio totale â>> non inferiore a 28 mq Art 95: Altezze minime- cucina, soggiorno, camera e studioâ>> min 2,70m -locali accessoriâ>> min 2,40 m (bagno, lavanderie) - locali di servizioâ>> min 2,10m (disimpegni, riposti.) - soppalchiâ>> min 2,10m - parapettiâ>> non inf. a 1,1m (10 cm cordolo) (92) Art 86: Distanze - negli edifici di nuova costruzione la distanza degli edifici dal confine con proprietĂ di terzi â nei NAFâ>> non inf. a 3 m â altri ambiti â>> non inf. a 5m Art 89: Scale (R.E. ) âalzateâ>> max 12 consecutive â a chiocciolaâ>> consentite solo allâinterno di unâunitĂ abit. â illuminazioneâ>> se collegano piĂš di due piani devono . essere areati con lucernario. Dim: 0,3 mq . per ogni piano servito (R.I.: 0,4 mq x piano) â areazione â>> non ci può essere areazione verso i vani scala . ( Lo dice anche il regolamento dâigiene ) (R.I) â>> superficie non inferiore a 1mq per piano servi. â larghezza (R.I.) â>> deve garantire la possibilitĂ di soccorso e . trasporto di persone Art 88: Locali sotterranei â>> non possono MAI essere adibiti ad abitazione Locali seminterratiâ>> possono ma devono rispettare determinati . requisiti - lâaltezza media deve essere > di 2,7m Art 91: Coperturaâ>> istallazione di apparati tecnici non deve essere visibile . dalle pubbliche vie Art 98: Bagni â>> ambiente contenente il vaso deve essere disimpegnato . dalla cucina (R.I: disimpegnato dai locali abitabili, esclusione Secondo bagno se è a servizio esclusivo di una camera) (R.I)â>> deve essere dotato di vaso, lavabo, bidet doccia o vasca â>> il lavabo può essere ubicato nellâantibagno Art 100: Areazione â>> riscontro dâaria deve essere garantito su aperture . perpendicolari o contrapposte.(non inf. a 1\10) â>> appartamenti inf. a 60mq possono essere . monoaffaccio ( ma non esposti a nord) Art 125: Raccolta rifiuti (R.E)â>> non meno di 0,18mq per ogni abitante . virtuale â>> non meno di 5 mq â>> altezza minima 2,4m (R.I: 2 m) â>> deve avere un punto di allacciamento dâacqua Regolamento dâigiene â>> dimensione tale da poter contenere 4,5l Di rifiuti per abitante.( in ogni caso > di 2mq) â>> scarichi sifonati dallâacqua di lavaggio â>> accorgimenti che assicurino unâadeguata Difesa antimurina e antinsetti Norma UNI 10750: superficie commerciale (ciò che compriamo) , cioè la somma delle superfici coperteâ>> 100% delle superfici calpestatili â>>100% delle superfici su cui poggiano . Le pareti divisorie interne non portanti â>> 50% delle pareti portanti interne perimetrali â>> 25% delle aree non abitabili Superfici scoperteâ>> 25% dei balconi e delle terrazze scoperte â>> 35% dei balconi e dei terrazzi coperti (3 lati) â>> 35% dei pati e dei porticati â>> 60% delle verande â>> 15% dei giardini di appartamento â>> 10% dei giardini di ville e villini (Se un muro è al confine con un altro appartamento lo considero dalla mezzeria, se confina con uno spazio comune idem, lo considero tutto invece se da sullâesterno ) Regolamento dâigiene (su esso prevale il Re) : norme che discipilinano degli aspetti della vita quotidiana al fine di tutelare la salute dei fruitori Si occupa di : Rumori , odori , fumi, vapori. Scarichi nel sottosuolo Pulizia e decoro Malattie infettive IgenicitĂ degli ambienti Pareti trasparenti (tenendo conto di telai e infissi)â>> deve avere un area pari a 1\8 (nazionale), 1\10 (Milano ) della superficie di pavimento ProfonditĂ di pavimentoâ>> non deve superare i 2,5m dalla finestra Bagno cieco solo se la superficie lorda di pavimento è inferiore ai 70mq e se è presente una sola camera da letto , oppure se è un secondo bagno (altrimenti finestra > 0,5 apribile). Superficie illuminanteâ>> superficie totale dellâapertura meno - superficie finale non utile (C): 60 cm - superficie superiore non utile (A) A= va considerato per intero se non ci sono aggetti o se questi sono inferiori a 150 cm. Al contrario ne considero solo un terzo. Es: con aggetto, b+ 1\3a . Se il rapporto illuminante è rispettato la profonditĂ del locale non può essere piĂš di 2,5 volte lâaltezza del voltino . Se non è rispettato (inferiore a 1\8) allora deve essere 3,5 volte Alloggi devono essere dotatiâ per 1\2 peroneâ>> 1 spazio cottura,1 servizio igienico , 1 ripostiglio â per 3\4 personeâ>> 1 cucina indipendente, 1 servizio igienico , 1 ripostiglio â per 4\5 persone â>> 1 cucina indipendente, 2 servizi igienici, 1 ripostiglio (per il secondo servizio è richiesta una superficie minima di 2mq e un lato minimo di 1,2m) Dotazione dei servizi: Cucinaâ>> pavimenti e pareti con superficie Di materiale impermeabile, liscio, lavabile,resist. â>> soffitto materiale traspirante â>> cappa collegata a ogni punto di cottura (Vedi bagno su) Prevenzione incendi : definisce âdimensionamentiâaccessi allâarea (locali di intrattenimento e di pubblico Spettacolo â>> larghezza 3,5 â>> h libera 4m â>> raggio di svolta 13m â>> pendenza non sup al 10% â>> resist al carico almeno 20t âprofonditĂ locali â>> i locali al chiuso non possono Essere ubicati oltre il secondo piano Interrato (non oltre i 10m) . Questi se Sono tra i 7,5 e i 10 m devono essere Protetti da unâimpianto sprinkler e Essere dotati di uscite sicure. â carichi dâincendio â comunicazione (locali di intrattenimento e di pubb. Spettacolo â>> locali possono comunicare con altre AttivitĂ purchĂŠ dotate di filtri a prova di Fumo e di porte REI (ameno 30) (queste Non vanno cont nel comp. delle vie dâuscit) â compartimentazioni â autorimesse â comportamento al fuoco
Art 125: Raccolta rifiuti (R.E)â>> non meno di 0,18mq per ogni abitante . virtuale â>> non meno di 5 mq â>> altezza minima 2,4m (R.I: 2 m) â>> deve avere un punto di allacciamento dâacqua Regolamento dâigiene â>> dimensione tale da poter contenere 4,5l Di rifiuti per abitante.( in ogni caso > di 2mq) â>> scarichi sifonati dallâacqua di lavaggio â>> accorgimenti che assicurino unâadeguata Difesa antimurina e antinsetti Norma UNI 10750: superficie commerciale (ciò che compriamo) , cioè la somma delle superfici coperteâ>> 100% delle superfici calpestatili â>>100% delle superfici su cui poggiano . Le pareti divisorie interne non portanti â>> 50% delle pareti portanti interne perimetrali â>> 25% delle aree non abitabili Superfici scoperteâ>> 25% dei balconi e delle terrazze scoperte â>> 35% dei balconi e dei terrazzi coperti (3 lati) â>> 35% dei pati e dei porticati â>> 60% delle verande â>> 15% dei giardini di appartamento â>> 10% dei giardini di ville e villini (Se un muro è al confine con un altro appartamento lo considero dalla mezzeria, se confina con uno spazio comune idem, lo considero tutto invece se da sullâesterno ) Regolamento dâigiene (su esso prevale il Re) : norme che discipilinano degli aspetti della vita quotidiana al fine di tutelare la salute dei fruitori Si occupa di : Rumori , odori , fumi, vapori. Scarichi nel sottosuolo Pulizia e decoro Malattie infettive IgenicitĂ degli ambienti Pareti trasparenti (tenendo conto di telai e infissi)â>> deve avere un area pari a 1\8 (nazionale), 1\10 (Milano ) della superficie di pavimento ProfonditĂ di pavimentoâ>> non deve superare i 2,5m dalla finestra Bagno cieco solo se la superficie lorda di pavimento è inferiore ai 70mq e se è presente una sola camera da letto , oppure se è un secondo bagno (altrimenti finestra > 0,5 apribile). Superficie illuminanteâ>> superficie totale dellâapertura meno - superficie finale non utile (C): 60 cm - superficie superiore non utile (A) A= va considerato per intero se non ci sono aggetti o se questi sono inferiori a 150 cm. Al contrario ne considero solo un terzo. Es: con aggetto, b+ 1\3a . Se il rapporto illuminante è rispettato la profonditĂ del locale non può essere piĂš di 2,5 volte lâaltezza del voltino . Se non è rispettato (inferiore a 1\8) allora deve essere 3,5 volte
TITOLO I PRINCIPI Art. 1 â PersonalitĂ giuridica e principi fondamentali 1. In armonia con i principi costituzionali ed in attuazione della legislazione vigente, il presente Statuto disciplina l'ordinamento dell'UniversitĂ degli Studi di Napoli Federico II, nel seguito denominata "UniversitĂ ". 2. L'UniversitĂ ha personalitĂ giuridica di diritto pubblico che esercita per conseguire i propri fini istituzionali. 3. L'Università è organizzata secondo i criteri di efficienza, di efficacia, di valutazione e di riconoscimento del merito, di trasparenza e di semplificazione e di decentramento funzionale ed organizzativo. 4. I poteri di indirizzo e di controllo spettano agli organi di governo dell'UniversitĂ , lâattivitĂ amministrativa e tecnica è svolta dai dirigenti, con autonomi poteri di spesa e di gestione delle risorse umane e strumentali. 5. Simboli dell'UniversitĂ sono la raffigurazione dell'Imperatore Federico II assiso sul trono e l'aquila sveva di Sicilia che compare sul gonfalone, tutelati ai sensi della vigente normativa in materia di marchio. Tali simboli possono essere utilizzati da altri soggetti pubblici o privati previa autorizzazione del Consiglio di Amministrazione, su proposta del Rettore. 6. Il sigillo ufficiale, raffigurante l'Imperatore Federico II assiso sul trono, è custodito dal Rettore. 7. LâUniversitĂ conserva i privilegi, gli onori ed i distintivi derivati da antiche leggi e consuetudini e si impegna ad armonizzare la tradizione con i valori ed i principi coevi cui si ispira. Art. 2 â FinalitĂ istituzionali 1. LâUniversitĂ , a riconoscimento dellâinderogabile funzione e vocazione pubblica, afferma il proprio carattere laico, pluralistico ed indipendente da ogni orientamento ideologico, politico ed economico. 2. Fini primari dellâUniversitĂ sono la ricerca e la didattica che lâAteneo persegue promuovendo lâorganizzazione, lâelaborazione e la trasmissione delle conoscenze, la formazione culturale e professionale, la crescita della coscienza civile degli studenti. Il miglioramento della qualitĂ dei processi formativi viene assicurato anche con lâausilio delle tecniche di apprendimento a distanza e di altre tecnologie innovative. 3. LâUniversitĂ garantisce la libertĂ di manifestazione del pensiero, di associazione e di riunione, allo scopo di realizzare il pieno concorso di tutte le sue componenti alla vita democratica dellâAteneo. 4. LâUniversitĂ si impegna ad assicurare paritĂ e pari opportunitĂ di genere, rafforzando la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e garantendo l'assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica, di discriminazione diretta e indiretta relativa al genere, all'etĂ , all'orientamento sessuale, all'origine etnica, alla disabilitĂ , alla religione e alla lingua. A garanzia dellâeffettivitĂ delle tutele riconosciute è istituito il âComitato Unico di Garanzia per le pari opportunitĂ , la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioniâ. 5. LâUniversitĂ si impegna a perseguire i propri fini nel rispetto dei principi di ecosostenibilitĂ , di sicurezza e salubritĂ dei luoghi di lavoro. 6. LâUniversitĂ garantisce ai singoli professori e ricercatori, rispettandone lo stato giuridico, la libertĂ e lâautonomia della ricerca e dellâinsegnamento, tenendo conto delle esigenze di coordinamento e degli obiettivi formativi degli ordinamenti didattici previsti dalle strutture di appartenenza. 7. LâUniversitĂ , soggetto autonomo ed unitario, riconosce la pluralitĂ delle culture che concorrono a costituire la sua identitĂ . 8. LâUniversitĂ promuove il trasferimento delle conoscenze attraverso la ricerca, la formazione, le attivitĂ di certificazione, di brevetto e di spin-off, nel conseguimento della qualitĂ e dell'eccellenza. 9. LâUniversitĂ avversa lâutilizzo dei risultati delle proprie attivitĂ per applicazioni che perseguano scopi contrari ai principi della dignitĂ e libertĂ dellâuomo e della pacifica convivenza fra i popoli. 10.LâUniversitĂ concorre allo sviluppo della cultura, del benessere sociale ed economico e del livello produttivo del Paese, anche attraverso forme di collaborazione con soggetti nazionali ed internazionali, pubblici e privati, che promuovono attivitĂ culturali e di ricerca. A tal fine sostiene in particolare programmi europei e di cooperazione e favorisce la piĂš ampia fruizione delle proprie strutture. 11.LâUniversitĂ garantisce il principio dellâaccesso pieno ed aperto alla letteratura scientifica e promuove la libera diffusione in rete dei risultati delle ricerche prodotte in Ateneo, per assicurarne la piĂš ampia diffusione; partecipa al processo di costruzione ed implementazione dello ÂŤspazio europeo dellâapprendimento permanenteÂť. 12.LâUniversitĂ contrasta il conflitto di interessi in tutte le sue forme. 13.LâUniversitĂ può partecipare, per una migliore realizzazione delle proprie finalitĂ istituzionali e nei limiti delle stesse, a consorzi e ad altre forme associative di diritto privato, ivi comprese le societĂ di capitali, anche mediante partecipazione finanziaria secondo la disciplina dettata con Regolamento di Ateneo. Art. 3 â Ricerca e didattica 1. L'UniversitĂ garantisce la pari rilevanza del sapere umanistico, scientifico e tecnico; programma, mediante piani di sviluppo, le attivitĂ di ricerca e di insegnamento e ne valuta i risultati. 2. LâUniversitĂ adotta criteri e fissa principi che consentano una equilibrata distribuzione delle risorse finanziarie destinate alla ricerca, tenuto conto di tutte le fonti di finanziamento, delle obiettive articolazioni dei settori di ricerca e delle loro effettive esigenze, nonchĂŠ della qualitĂ e della produttivitĂ delle ricerche, valutate secondo specifici criteri ed indicatori disancorati da logiche esclusivamente economiche. L'UniversitĂ incoraggia e favorisce, comunque, la ricerca di base in ogni disciplina. 3. LâUniversitĂ eroga formazione permanente, sulla base di criteri e standard formativi univocamente riconosciuti a livello nazionale, comunitario ed internazionale. 4. LâUniversitĂ promuove la valutazione bioetica della ricerca sperimentale, con particolare riguardo alla sperimentazione clinica riferita ai problemi biomedici connessi con la vita e la salute dellâuomo, nonchĂŠ la valutazione etico-scientifica della sperimentazione animale. 5. LâUniversitĂ promuove la gestione in qualitĂ delle attivitĂ di ricerca, didattiche e di servizio, garantendo il loro sviluppo organico e uniforme. A tal fine lâUniversitĂ incentiva, anche attraverso meccanismi premiali, la certificazione di qualitĂ e lâaccreditamento delle sue strutture e delle attivitĂ collegate. 6. L'UniversitĂ può beneficiare di contributi, lasciti e donazioni. 7. L'UniversitĂ , nel rispetto delle funzioni istituzionali di ricerca e di insegnamento e nei limiti e con le modalitĂ fissate da Regolamento, può svolgere attivitĂ di ricerca, di consulenza e di servizio nellâinteresse prevalente di soggetti pubblici e privati, anche dotandosi di apposite risorse umane e strumentali, i cui oneri finanziari ed economici siano previsti nei relativi contratti e assunti secondo la normativa vigente. I proventi derivanti da contratti e convenzioni per conto terzi sono ripartiti secondo le modalitĂ disciplinate con Regolamento di Ateneo, che dovrĂ riservarne una quota a copertura delle spese di carattere generale delle strutture interessate, una quota destinata al finanziamento della ricerca scientifica ed una quota destinata al Fondo comune di Ateneo. Nessun professore e ricercatore, senza il proprio consenso, può essere tenuto a svolgere attivitĂ di ricerca, di consulenza e di servizio per conto terzi, oggetto di contratti e convenzioni stipulati nell'interesse prevalente del committente. 8. L'UniversitĂ può commissionare a proprie strutture lo svolgimento di attivitĂ di ricerca, di consulenza e di servizio. Art. 4 â Rapporti Internazionali 1. LâUniversitĂ ha tra i suoi obiettivi prioritari la promozione della dimensione internazionale della ricerca scientifica e della didattica. A tal fine: a) stipula accordi e convenzioni con Atenei ed istituzioni culturali e scientifiche di alta qualitĂ di altri Paesi; b) promuove ed incoraggia gli scambi internazionali di professori, ricercatori e studenti, anche con interventi di natura economica; c) sostiene i progetti di ricerca internazionali e le reti internazionali di dottorato; d) tende alla dimensione internazionale della formazione dei laureati per arricchirne la preparazione e potenziarne le prospettive occupazionali; e) favorisce lâattrazione dallâestero di professori e ricercatori, borsisti post-dottorato, studiosi di chiara fama e studenti particolarmente capaci e meritevoli. 2. LâUniversitĂ collabora con organismi nazionali ed internazionali a definire ed a realizzare programmi di cooperazione scientifica e di formazione, avendo particolare attenzione a quelli rivolti ai Paesi meno sviluppati. 3. LâUniversitĂ provvede a strutture per lâospitalitĂ anche in collaborazione con altri enti, specialmente con quelli preposti ad assicurare il diritto allo studio. Articolo 5 â Diritto allo studio 1. L'UniversitĂ promuove il diritto allo studio e ne favorisce il concreto esercizio, anche predisponendo spazi ed attrezzature adeguati e ricorrendo, se necessario, a strutture decentrate. 2. LâUniversitĂ favorisce la partecipazione attiva degli studenti alla vita universitaria. In applicazione dei principi costituzionali si impegna a rimuovere condizioni di disparitĂ e disagio, in particolare, degli studenti meno abbienti, diversamente abili, stranieri e fuori sede. Attua le iniziative necessarie ad assicurare agli studenti una preparazione culturale e scientifica idonea a soddisfare le domande di formazione, anche in relazione alle diverse esigenze della societĂ . 3. L'UniversitĂ collabora con Stato, Regioni, altri enti ed istituzioni al fine di stimolare la crescita culturale degli studenti e valorizzare l'offerta didattica, di assistenza, di orientamento e di inserimento nel mondo del lavoro. Articolo 6 âPrincipi organizzativi 1. LâUniversitĂ assicura il rispetto dei principi di efficienza ed efficacia attraverso lâutilizzo di modelli procedimentali ed organizzativi ispirati alla ottimizzazione dei tempi dei processi decisionali, privilegiando lâuso degli strumenti telematici e di semplificazione. 2. LâUniversitĂ , in attuazione dei principi di autonomia, di decentramento e di sussidiarietĂ , si articola in Dipartimenti e Scuole. I Centri di ricerca, i Centri di Servizio interdipartimentali ed i Centri di Servizio costituiscono ulteriori articolazioni dellâAteneo. 3. In attuazione dei principi di efficienza, efficacia e semplificazione, è ammessa la delega delle funzioni. Gli atti di delega, in forma scritta obbligatoria, devono riguardare materie determinate, oggetto e durata definiti e sono pubblicati nellâAlbo Ufficiale on line di Ateneo. 4. Ai professori o ricercatori che ricoprano incarichi e funzioni ufficiali, non rientranti nei compiti istituzionali di didattica e di ricerca, può essere riconosciuta, nei casi previsti dal presente Statuto, una indennitĂ di funzione nella misura determinata dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Collegio dei Revisori dei Conti. (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 4763 del 23/11/2019) 5. LâUniversità è rappresentata e difesa in giudizio dallâAvvocatura dello Stato ovvero da legali interni iscritti allâelenco speciale annesso allâalbo degli avvocati. LâUniversitĂ può altresĂŹ avvalersi del patrocinio di avvocati del libero foro nei limiti e con le modalitĂ previste da apposito regolamento di Ateneo. Resta ferma la rappresentanza e difesa in giudizio dellâUniversitĂ da parte di propri funzionari nei casi previsti dalla legge. (Comma introdotto dal D.R. n. 2320 del 13/07/2016) Articolo 7 â Trasparenza e Informazione 1. L'UniversitĂ riconosce nella corretta e tempestiva informazione una delle condizioni essenziali per garantire la trasparenza. 2. Strumenti di effettivo rispetto dei principi di informazione, pubblicitĂ e trasparenza sono il sito web di Ateneo e lâAlbo ufficiale on line di Ateneo, sui quali vanno pubblicati gli atti di interesse generale, secondo modalitĂ stabilite da Regolamento. 3. L'accesso ai documenti amministrativi è disciplinato secondo modalitĂ stabilite da Regolamento ai sensi della normativa nazionale vigente. 4. Gli appartenenti alla comunitĂ universitaria di cui allâart. 9 comma 2, possono consultare, nel rispetto delle previsioni di legge, i verbali delle adunanze degli organi collegiali dell'UniversitĂ concernenti l'organizzazione, gli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, i risultati dell'attivitĂ di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti. Tale consultazione può essere effettuata negli uffici presso i quali i verbali sono custoditi o mediante accesso al sito web di Ateneo nellâarea riservata al personale, secondo modalitĂ stabilite da Regolamento. Articolo 8 â Altre attivitĂ 1. L'UniversitĂ favorisce le attivitĂ sociali, culturali, ricreative e sportive, anche quelle autogestite dagli studenti, attraverso la predisposizione, nei limiti consentiti dalle disposizioni di legge vigenti in materia e compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, di strutture e servizi necessari al loro svolgimento. Collabora, altresĂŹ, con gli enti sportivi universitari legalmente riconosciuti. TITOLO II SOGGETTI Art. 9 â ComunitĂ Universitaria 1. LâUniversitĂ realizza i fini istituzionali attraverso la sua comunitĂ . 2. La comunitĂ universitaria è formata dagli studenti, dai professori, dai ricercatori, dal personale dirigente e tecnico-amministrativo e da tutti coloro che trascorrono periodi di ricerca, di insegnamento e di studio presso l'UniversitĂ e/o concorrono allo svolgimento delle sue funzioni istituzionali. 3. I valori fondamentali della ComunitĂ Universitaria sono determinati dal Codice Etico dellâAteneo. Sulle violazioni del Codice Etico, qualora non ricadano sotto la competenza del Collegio di Disciplina, decide, su proposta del Rettore, il Senato Accademico, previa istruttoria da parte di una Commissione Etica di Garanzia nominata dal Senato Accademico su proposta del Rettore e composta secondo le modalitĂ previste dal Codice Etico. (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 2175 del 17/06/2015) 4. Le componenti della comunitĂ partecipano alla vita universitaria con pari dignitĂ , secondo le funzioni previste dalla normativa vigente ed in base al ruolo di appartenenza. 5. Tutti coloro che hanno conseguito un titolo di studio presso lâUniversitĂ Federico II possono continuare a far parte della comunitĂ universitaria attraverso lâAssociazione Federiciana âEx Alumniâ. Art. 10 â Studenti 1. Sono studenti dellâUniversitĂ coloro che risultano regolarmente iscritti ai corsi di laurea, di laurea magistrale, di specializzazione e di dottorato di ricerca. Fatta eccezione per lâelettorato attivo e passivo in ordine alla rappresentanza allâinterno degli Organi collegiali, sono equiparati agli studenti: gli iscritti ai master universitari ed ai corsi di perfezionamento, nonchĂŠ gli studenti stranieri la cui mobilitĂ sia prevista e disciplinata da accordi e convenzioni internazionali. 2. Al fine di consentire un proficuo rapporto tra docenti e studenti e favorire un miglior inserimento degli studenti nella comunitĂ universitaria, l'UniversitĂ può determinare, con le procedure e nei casi previsti dalla vigente normativa, il numero massimo delle iscrizioni ai corsi di studio, che viene fissato dal Consiglio di Amministrazione, sentiti il Nucleo di Valutazione, il Consiglio degli Studenti e il Senato accademico. 3. I criteri, le modalitĂ di ammissione e le condizioni per il mantenimento dello status di studente, sono stabiliti dal Regolamento didattico di Ateneo. 4. Il numero massimo e le modalitĂ di ammissione alle Scuole di specializzazione ed ai corsi di dottorato di ricerca sono definiti sulla base delle norme di legge nonchĂŠ delle risorse economiche, didattiche e strutturali dell'UniversitĂ . 5. Gli studenti possono partecipare all'attivitĂ di ricerca funzionale alla loro formazione, nei limiti previsti dalla normativa vigente. 6. Gli studenti partecipano alla gestione dell'UniversitĂ attraverso le proprie rappresentanze negli Organi collegiali ove previsto nel presente Statuto. 7. L'UniversitĂ può stabilire collaborazioni studentesche per la gestione di servizi per i quali, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, è possibile il ricorso a singoli studenti, alle associazioni studentesche, nonchĂŠ alle cooperative studentesche. 8. Gli studenti sono tenuti a contribuire all'ordinato funzionamento delle attivitĂ universitarie, alla partecipazione agli Organi collegiali, al corretto uso delle strutture e alla piena valorizzazione delle opportunitĂ culturali. Art. 11 â Professori e Ricercatori 1. In conformitĂ ai compiti previsti per ciascun ruolo o funzione, i professori ed i ricercatori assicurano la loro attivitĂ , nei limiti del proprio impegno didattico, in qualsiasi corso di studio attivato nellâAteneo. 2. I professori e i ricercatori concorrono al raggiungimento delle finalitĂ istituzionali dellâUniversitĂ . Le attivitĂ di didattica, ricerca nonchĂŠ gli incarichi gestionali eventualmente attribuiti definiscono il quadro complessivo per la valutazione di ciascun professore e ricercatore. (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 4763 del 23/11/2019) 3. Ai professori e ai ricercatori può essere riconosciuta la titolaritĂ di fondi finalizzati di ricerca. 4. La carica di Rettore, Prorettore, Direttore di Dipartimento, Presidente di Scuola, Coordinatore del Nucleo di Valutazione e Coordinatore di Corso di studio è riservata ai professori a tempo pieno. Eâ altresĂŹ riservata ai ricercatori e professori a tempo pieno la carica di componenti del Consiglio di Amministrazione. Un Regolamento di Ateneo disciplina le modalitĂ di svolgimento delle attivitĂ per i professori e i ricercatori a tempo pieno e a tempo definito. Art. 12 â Personale dirigente e tecnico-amministrativo 1. Il personale tecnico-amministrativo e il personale dirigente dellâAteneo, secondo quanto disposto dallâart. 23, comma 1, del D. Lgs. 30/3/2001 n. 165 e s.m.i., svolgono i compiti propri delle rispettive aree di competenza, nellâambito dellâAmministrazione centrale e delle altre strutture previste dal presente Statuto. 2. Il personale partecipa alla gestione dell'UniversitĂ attraverso le proprie rappresentanze negli Organi collegiali, ove previsto dal presente Statuto. 3. LâUniversitĂ , nel rispetto delle previsioni normative vigenti, garantisce periodicamente lo svolgimento di corsi di formazione e aggiornamento professionale, volti a promuovere il miglioramento dei servizi e ad accrescere le buone pratiche, favorendo la piĂš ampia partecipazione. 4. I Dirigenti, nellâambito delle proprie competenze, collaborano con il Direttore generale nella gestione ed organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo. In particolare: a) formulano proposte ed esprimono pareri al Direttore generale; b) curano l'attuazione dei progetti e svolgono lâattivitĂ di gestione ad essi assegnati dal Direttore generale, adottando i relativi atti e provvedimenti amministrativi ed esercitano i poteri di spesa nei limiti fissati dal Regolamento per lâAmministrazione e la ContabilitĂ ; c) emanano i provvedimenti amministrativi di autorizzazione, concessione o di analoga natura il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni da eseguire secondo criteri predeterminati dalla Legge, dallo Statuto, dai Regolamenti o da deliberazioni degli organi dellâuniversitĂ ; d) svolgono tutti gli altri compiti ad essi delegati dal Direttore generale; e) dirigono, coordinano e controllano l'attivitĂ degli uffici che da essi dipendono e dei responsabili dei procedimenti amministrativi, anche con poteri sostitutivi in caso di inerzia; f) effettuano la valutazione del personale assegnato ai propri uffici, nel rispetto del principio del merito; g) esercitano, nei casi previsti dalla legge, lâazione disciplinare nei confronti del personale tecnico-amministrativo che da essi dipende. 5. Per particolari esigenze di carattere specialistico, l'UniversitĂ può affidare a personale dipendente, nei limiti previsti dalla vigente normativa e sulla base di criteri predefiniti e valutazioni comparative per titoli, prestazioni lavorative non rientranti tra le funzioni o mansioni svolte da detto personale in ragione dellâufficio; tali prestazioni non costituiscono obbligo per il dipendente e possono essere assegnate solo previo assenso dellâinteressato. 6. Gli incarichi dirigenziali a tempo determinato a personale non appartenente al ruolo della dirigenza sono disciplinati dallâart. 19, commi 6, 6 bis, e 6 ter, del D. Lgs. 30/3/2001 n. 165 e s.m.i. con le modalitĂ stabilite da apposito Regolamento di Ateneo. TITOLO III ORGANI CAPO I ORGANI DI GOVERNO Art. 13 â Organi 1. Sono organi dellâUniversitĂ : a) Il Rettore; b) Il Senato accademico; c) Il Consiglio di Amministrazione; d) Il Direttore generale; e) Il Nucleo di Valutazione; f) Il Collegio dei Revisori dei Conti. Art. 14 â Il Rettore 1. Il Rettore ha la rappresentanza legale dellâUniversitĂ , esercita le funzioni di indirizzo, iniziativa e coordinamento delle attivitĂ scientifiche e didattiche, è responsabile del perseguimento delle finalitĂ dellâUniversitĂ secondo criteri di qualitĂ e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito. 2. Svolge, in particolare, le seguenti funzioni: a) convoca e presiede il Senato accademico e il Consiglio di Amministrazione; b) emana i Regolamenti; c) propone il documento di programmazione triennale di Ateneo ai sensi della normativa vigente, tenuto conto delle proposte e dei pareri del Senato accademico; d) propone la programmazione finanziaria annuale e triennale e la programmazione del personale; e) propone il bilancio di previsione annuale e triennale e il conto consuntivo; f) propone il conferimento dellâincarico di Direttore generale ed assegna allo stesso gli obiettivi strategici, secondo le linee di programmazione stabilite dal Consiglio di Amministrazione. g) assume lâiniziativa dei procedimenti disciplinari, anche di quelli relativi alle violazioni del Codice Etico, nei confronti dei professori e dei ricercatori; h) accerta la legittimitĂ degli atti relativi alle proposte di chiamata avanzate dai Dipartimenti dei professori di prima e seconda fascia e dei ricercatori; i) stipula i contratti per il conferimento di assegni per lo svolgimento di attivitĂ di ricerca, per lâattivitĂ di insegnamento e per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato; j) in casi di necessitĂ e di urgenza adotta i provvedimenti opportuni e li sottopone alla ratifica dellâorgano competente nella prima adunanza successiva; k) assume tutte le determinazioni di sua competenza relative ai rapporti con il Servizio sanitario nazionale e regionale previste dalle norme e dalle convenzioni vigenti; l) provvede alle nomine e alle designazioni di sua competenza; m) conferisce procura alle liti; (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 2320 del 13/07/2016). n) esercita ogni ulteriore funzione non espressamente attribuita ad altri Organi dal presente Statuto. (Comma introdotto dal D.R. n. 2320 del 13/07/2016). 3. Lâufficio di Rettore è incompatibile con ogni altra carica elettiva dellâUniversitĂ , con incarichi elettivi presso altre UniversitĂ italiane, statali, non statali legalmente riconosciute e telematiche, incarichi e nomine presso Fondazioni universitarie ed incarichi di natura politica e sindacale. 4. Il Rettore, su sua richiesta, ha diritto ad una limitazione dellâattivitĂ didattica. Art. 15 â Elezione del Rettore 1. Il Rettore è eletto tra i professori ordinari a tempo pieno in servizio presso le UniversitĂ italiane. 2. Lâelezione avviene sulla base della presentazione di candidature e di un programma, con modalitĂ stabilite dal Regolamento generale di Ateneo. 3. Il Rettore dura in carica sei anni; il mandato non è rinnovabile. 4. Sono elettori del Rettore: i professori e i ricercatori a tempo indeterminato, i ricercatori a tempo determinato di cui allâart. 24, comma 3, lett. b) della Legge 30/12/2010, n. 240; i componenti del Consiglio degli studenti; i rappresentanti del personale tecnicoamministrativo e dirigenziale nel Senato Accademico, nel Consiglio di Amministrazione ove presenti, nei Consigli di Dipartimento, ed i rappresentanti eletti del personale dellâAmministrazione Centrale in numero pari al 2% dei professori e ricercatori con diritto di voto. 5. Lâelezione è indetta dal Decano dei professori ordinari. Nel caso di pari anzianitĂ nel ruolo prevale la maggiore anzianitĂ anagrafica. 6. Il corpo elettorale è convocato dal Decano non prima di centottanta giorni dalla scadenza del mandato del Rettore in carica e in modo che le operazioni elettorali siano completate in tempo utile rispetto al termine di scadenza. Il Decreto di convocazione riporta il calendario delle votazioni, con lâindicazione di tre date, compresa quella dellâeventuale turno di ballottaggio. Lâavviso di convocazione è pubblicato nellâAlbo Ufficiale on line dellâUniversitĂ disponibile sul sito internet istituzionale della stessa, almeno trenta giorni prima della data fissata per la prima votazione ed è inviato negli stessi termini agli aventi diritto al voto. 7. Ciascuna votazione è valida se vi partecipa la metĂ piĂš uno degli aventi diritto. Nelle prime due votazioni risulta eletto il candidato che abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. Qualora per due votazioni nessun candidato abbia conseguito tale maggioranza, si procede a votazione di ballottaggio tra i due candidati piĂš votati nella seconda votazione; risulta eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di paritĂ prevale il piĂš anziano nel ruolo e, in caso di ulteriore paritĂ , il piĂš anziano per etĂ anagrafica. Lâeletto è proclamato dal Decano ed è nominato con Decreto del Ministro competente per lâUniversitĂ . 8. Nel caso di anticipata cessazione, le funzioni di ordinaria amministrazione vengono assunte dal Prorettore e il Decano dei professori ordinari convoca il corpo elettorale tra il trentesimo e il sessantesimo giorno successivo alla data di cessazione, notificando lâavviso di convocazione almeno venti giorni prima della data stabilita per lo svolgimento della prima votazione. 9. Nel caso di elezione per anticipata cessazione, il Rettore eletto assume la carica allâatto della nomina e resta in carica per i sei anni successivi. 10.Il Rettore è obbligato alle dimissioni in caso di motivata mozione di sfiducia proposta dal Senato accademico e approvata dal corpo elettorale. La mozione di sfiducia deve essere proposta dal Senato accademico â comunque non prima che siano trascorsi due anni dallâinizio del mandato del Rettore â a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti. La votazione del corpo elettorale sulla mozione di sfiducia è valida se vi prende parte la metĂ piĂš uno degli aventi diritto al voto, come individuati dal precedente comma 4. Il corpo elettorale è convocato secondo modalitĂ analoghe a quelle previste per lâelezione del Rettore. La mozione deve essere approvata con la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Art. 16 â Il Prorettore e i delegati del Rettore 1. Il Rettore nomina, tra i professori ordinari a tempo pieno presso lâAteneo, un Prorettore che lo sostituisce in caso di assenza o impedimento. 2. Il Prorettore può richiedere al Rettore una limitazione dellâattivitĂ didattica. 3. Il Prorettore partecipa, senza diritto di voto, alle adunanze del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione. 4. Il Rettore può delegare specifiche funzioni a professori e ricercatori in servizio presso lâAteneo, tra quelli esperti nel settore oggetto della delega. La delega viene resa pubblica sul sito internet dellâAteneo. Il Rettore può revocare la delega. Art. 17 â Il Senato accademico 1. Il Senato accademico è lâorgano che esercita la funzione di alta vigilanza sulla ricerca, la didattica e i servizi agli studenti. Il Senato accademico promuove e coordina la complessiva programmazione strategica a garanzia della politica culturale dell'Ateneo. 2. In particolare, il Senato accademico: a) formula proposte ed esprime pareri obbligatori in materia di didattica, di ricerca e di servizi agli studenti e di attivitĂ culturali nel quadro del documento di programmazione triennale di Ateneo ai sensi della normativa vigente, nonchĂŠ in materia di attivazione, modifica o soppressione di corsi di studio, sedi, Dipartimenti e Scuole; b) approva, a maggioranza assoluta dei componenti, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, il Regolamento generale di Ateneo; c) approva, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, il Regolamento dei Centri di Ricerca e dei Centri di Servizio interdipartimentali; d) approva, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, i Regolamenti, compresi quelli di competenza dei Dipartimenti e delle Scuole, in materia di didattica e ricerca; e) approva, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, il Codice Etico e vigila sul conflitto di interessi; f) svolge funzioni di coordinamento e di raccordo tra i Dipartimenti e tra le Scuole; g) predispone le linee guida ed approva il Regolamento didattico dei corsi di studio istituiti presso i Dipartimenti; h) predispone le linee guida ed approva i Regolamenti di funzionamento delle Scuole di dottorato e dei singoli corsi di dottorato ed esprime parere sulla loro attivazione; i) esprime parere obbligatorio sul bilancio di previsione annuale e triennale e sul conto consuntivo dellâUniversitĂ ; j) esprime parere obbligatorio sulla programmazione finanziaria annuale e triennale e sulla programmazione del personale; k) esprime parere obbligatorio sul documento di programmazione triennale; l) esprime parere obbligatorio sulla proposta del Rettore di conferimento dellâincarico di Direttore generale; m) esprime parere obbligatorio in merito allâammontare delle tasse e dei contributi degli studenti, sentito il Consiglio degli studenti di Ateneo; n) stabilisce il calendario accademico; o) esprime parere obbligatorio sulla programmazione degli accessi ai corsi di studio proposta dai Dipartimenti; p) designa il coordinatore del Nucleo di Valutazione tra i professori a tempo pieno dellâAteneo; q) designa cinque membri nel Consiglio di Amministrazione appartenenti ai ruoli dellâAteneo; r) determina i criteri generali per la promozione e lâattuazione dei programmi nazionali ed internazionali di cooperazione in campo scientifico e didattico proponendo al Consiglio di Amministrazione il piano strategico per lâinternazionalizzazione; s) definisce la politica dellâAteneo per il diritto allo studio; t) può proporre al corpo elettorale, con la maggioranza di almeno due terzi dei suoi componenti, una motivata mozione di sfiducia al Rettore non prima che siano trascorsi due anni dallâinizio del suo mandato. Lâadunanza convocata per la mozione di sfiducia è presieduta dal Decano del Senato che provvede alla convocazione quando ne facciano richiesta i componenti nella percentuale di cui al successivo comma 3); u) può conferire alle Scuole specifiche deleghe nei settori di propria competenza, per finalitĂ di maggiore efficacia ed efficienza; v) esprime parere al Rettore sulle determinazioni che questi ritenga di sottoporgli e, su proposta del Rettore, decide in merito alle violazioni del Codice Etico che non ricadono nelle competenze del Collegio di Disciplina; w) adotta, a maggioranza assoluta dei componenti, il proprio Regolamento, che ne disciplina lâorganizzazione e il funzionamento. 3. Il Senato accademico è convocato dal Rettore di sua iniziativa o su motivata richiesta di almeno un terzo dei componenti con diritto di voto. Art. 18 â Composizione del Senato accademico 1. Il Senato accademico è composto da: a) il Rettore che lo presiede; b) 8 Direttori di Dipartimento; c) 16 eletti in un collegio unico costituito tra gli appartenenti alle categorie di professori ordinari, professori associati, ricercatori a tempo indeterminato e ricercatori di cui all'art. 24 comma 3, lettera b) della legge 240/2010; d) 6 rappresentanti degli studenti tra cui il Presidente del Consiglio degli Studenti; e) 4 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo e dirigenziale. 2. Per la componente di cui alla lett. b) e per quella di cui alla lett. c) occorre garantire la rappresentanza delle diverse aree culturali individuate nellâAteneo; per i membri di cui alla lett. c) deve essere, altresĂŹ, garantita la presenza di almeno tre professori ordinari, tre professori associati, tre ricercatori di cui almeno uno a tempo indeterminato. 3. I componenti elettivi del Senato accademico durano in carica quattro anni, ad eccezione degli studenti, il cui mandato è biennale, nonchĂŠ dei Direttori di Dipartimento, il cui mandato è triennale, e dei ricercatori di cui all'art. 24 comma 3, lettera b) della Legge 240/2010, la cui carica è correlata alla durata del contratto. Il mandato di tutti i componenti è rinnovabile una sola volta. 4. Le modalitĂ di elezione sono disciplinate dal Regolamento generale di Ateneo. 5. Alle adunanze del Senato accademico possono partecipare, senza diritto di voto, il Pro Rettore ed i Presidenti delle Scuole se convocati. Alle adunanze del Senato Accademico partecipa, senza diritto di voto, il Direttore Generale con funzione di Segretario verbalizzante. Art. 21 â Collegio dei Revisori dei Conti 1. Il Collegio dei Revisori dei Conti è composto da tre componenti effettivi e due supplenti ed è nominato con Decreto del Rettore. 2. Un membro effettivo, con funzioni di Presidente, deve essere scelto tra i magistrati amministrativi e contabili e gli avvocati dello Stato ed è designato dal Rettore. 3. Un membro effettivo ed uno supplente vengono designati dal Ministero dellâEconomia e delle Finanze. 4. Un membro effettivo ed uno supplente vengono scelti dal Ministero dellâIstruzione, dellâUniversitĂ e della Ricerca. 5. Almeno due dei componenti effettivi devono essere iscritti al Registro dei Revisori contabili. 6. Eâ vietato il conferimento dellâincarico al personale dipendente dellâUniversitĂ . 7. Il Collegio dei Revisori dei Conti dura in carica quattro anni e i suoi componenti possono essere confermati per una sola volta. 8. Ai componenti effettivi e supplenti del Collegio dei Revisori è corrisposta una indennitĂ di carica annuale, nella misura determinata dal Consiglio di Amministrazione e non modificabile per lâintero periodo di durata del loro ufficio. 9. I compiti e le modalitĂ di funzionamento del Collegio dei Revisori sono stabiliti dal Regolamento di Amministrazione e ContabilitĂ . Art. 22 â Nucleo di Valutazione 1. Il Nucleo di Valutazione ha il compito di valutare le attivitĂ didattiche, di ricerca, di trasferimento delle conoscenze, nonchĂŠ quelle relative agli interventi di sostegno al diritto allo studio e quelle attinenti allâattivitĂ gestionale ed organizzativa svolta dai professori e ricercatori ed alla complessiva organizzazione funzionale ed amministrativa, per garantire il costante miglioramento del livello di qualitĂ , efficacia ed efficienza. 2. Il Nucleo è organo indipendente e lâAteneo ne assicura l'autonomia operativa, il diritto di accesso ai dati e alle informazioni necessari, nonchĂŠ la pubblicitĂ e la diffusione degli atti, nel rispetto della normativa a tutela della riservatezza. 3. Il Nucleo di Valutazione, tenendo anche conto dei criteri di valutazione fissati dallâANVUR: a) verifica la qualitĂ e lâefficacia dellâofferta didattica, anche sulla base degli indicatori individuati dalle Commissioni paritetiche docenti-studenti di cui allâart.32; b) verifica lâattivitĂ di ricerca svolta dai Dipartimenti e la congruitĂ dei curricula scientifici o professionali dei titolari dei contratti di insegnamento di cui allâart. 23 della Legge 240/2010; c) nellâarea medica e veterinaria verifica anche lâintegrazione fra lâattivitĂ didattica, di ricerca e clinico-assistenziale; d) svolge, in raccordo con lâattivitĂ dellâANVUR, le funzioni di cui allâart. 14 del D. Lgs. 27/10/2009 n. 150, relative alle procedure di valutazione delle strutture e del personale, al fine di promuovere nellâAteneo, in piena autonomia e con modalitĂ organizzative proprie, il merito ed il miglioramento della performance organizzativa ed individuale; e) esprime pareri e valutazioni sulla sostenibilitĂ della organizzazione delle attivitĂ di didattica e di ricerca, nonchĂŠ sui progetti culturali, scientifici e didattici posti alla base delle proposte di costituzione di Dipartimenti e di Scuole; f) formula al Senato accademico ed al Consiglio di Amministrazione proposte per il miglioramento e lâottimizzazione della organizzazione delle attivitĂ di didattica e di ricerca; g) esprime valutazioni sulla strategia di reclutamento operata dai Dipartimenti; h) esprime pareri in ordine alle chiamate per chiara fama ed al conferimento di lauree honoris causa; i) monitora il funzionamento del sistema complessivo della valutazione, il rispetto della trasparenza ed integritĂ dei controlli interni; j) trasmette al Rettore un rapporto annuale sullâattivitĂ svolta. Art. 23 â Composizione del Nucleo di Valutazione 1. Il Nucleo di Valutazione è composto da sette membri: a) un professore dellâAteneo a tempo pieno; b) un rappresentante degli studenti; c) cinque componenti non appartenenti ai ruoli dellâAteneo a decorrere dai tre anni precedenti la designazione. Tali membri, inoltre, non devono essere professori o ricercatori di UniversitĂ che abbiano stipulato un accordo di programma o federativo con lâAteneo, nĂŠ debbono ricoprire, o aver ricoperto, cariche politicoelettive nei tre anni precedenti lâassunzione della carica; non devono, altresĂŹ, trovarsi in una posizione di conflitto di interessi, attuale o potenziale, con lâAteneo. 2. I componenti esterni del Nucleo di Valutazione devono essere esperti nel campo della valutazione anche in ambito non accademico e comunque in possesso di elevata qualificazione professionale. 3. La funzione di Coordinatore del Nucleo è attribuita al professore di ruolo dellâAteneo designato dal Senato accademico. 4. I componenti esterni sono scelti dal Rettore, previa emanazione di un avviso pubblicato sul sito web di Ateneo ed esame dei curricula dei soggetti che hanno manifestato la propria disponibilitĂ . I curricula dei candidati sono resi pubblici sul sito web dellâAteneo. Dallâesame dei curricula degli aspiranti deve risultare che lâesperienza maturata sia coerente con le aree culturali presenti nellâAteneo. 5. Il rappresentante degli studenti viene eletto dal Consiglio degli studenti. 6. I componenti durano in carica quattro anni, con lâeccezione del rappresentante degli studenti che dura in carica due anni. Lâincarico può essere rinnovato immediatamente una sola volta. (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 2320 del 13/07/2016). 7. Le modalitĂ di organizzazione e funzionamento del Nucleo di Valutazione sono disciplinate da apposito Regolamento. Art. 24 â Direttore generale 1. Fatte salve le competenze attribuite dalle vigenti disposizioni ad altri soggetti, organi o strutture, il Direttore generale assicura, sulla base degli indirizzi forniti dal Consiglio di Amministrazione, la complessiva gestione ed organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale dirigente e tecnico-amministrativo dellâAteneo, nonchĂŠ lo svolgimento, in quanto compatibili, dei compiti di cui allâart. 16 del D. Lgs. 30/3/2001 n. 165 e s.m.i.. 2. Lâincarico di Direttore generale dellâAteneo è conferito dal Consiglio di Amministrazione su proposta del Rettore, sentito il Senato accademico, mediante contratto di lavoro a tempo determinato di diritto privato. 3. Il Direttore generale viene scelto tra personalitĂ di elevata qualificazione professionale e comprovata esperienza pluriennale con funzioni dirigenziali. 4. Il contratto ha la durata di tre anni. Lâincarico può essere rinnovato, tenendo conto del grado di raggiungimento degli obiettivi assegnati al Direttore generale dal Rettore, nonchĂŠ dellâeconomicitĂ , efficienza ed efficacia e funzionalitĂ delle prestazioni rese, anche per il tramite dei Dirigenti, dallâapparato amministrativo di competenza esclusiva del Direttore generale. Il trattamento economico spettante al Direttore generale è definito in conformitĂ ai criteri e parametri fissati dal Ministero dellâIstruzione, dellâUniversitĂ e della Ricerca di concerto con il Ministero dellâEconomia e delle Finanze. Qualora lâincarico sia conferito ad un dipendente pubblico, lo stesso è collocato in aspettativa senza assegni per tutta la durata del contratto. 5. Il Direttore generale partecipa, senza diritto di voto, alle sedute del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione e svolge le funzioni di segretario verbalizzante. 6. Il Direttore generale esercita tutte le funzioni attribuitegli dalla legge, dal presente Statuto e dai Regolamenti. In particolare: a) cura lâattuazione dei programmi e delle direttive degli organi di governo dellâUniversitĂ e definisce gli obiettivi che i dirigenti devono perseguire, attribuendo agli stessi le conseguenti risorse umane, finanziarie e materiali; b) nel rispetto delle norme amministrativo-contabili previste dal Regolamento di Amministrazione e ContabilitĂ e delle altre disposizioni vigenti in materia, esercita i poteri di spesa di sua competenza; c) provvede alla istituzione ed alla organizzazione degli uffici e delle ripartizioni e dei servizi amministrativi e tecnici, definendone, tra lâaltro, gli orari di servizio e di apertura al pubblico; d) nellâambito della programmazione del personale e nel rispetto delle indicazioni date dagli organi di governo dellâUniversitĂ , provvede al reclutamento del personale tecnico-amministrativo e dirigente, stipula i conseguenti contratti individuali di lavoro subordinato, adotta tutti gli atti di gestione dello stesso che non siano di competenza delle strutture dotate di autonomia amministrativa e contabile, ivi compresi quelli attinenti allâattribuzione dei trattamenti economici, anche accessori. Resta ferma la specifica disciplina prevista dal Protocollo UniversitĂ â Regione stipulato ai sensi dellâart. 1 del D. Lgs. 21/12/1999 n. 517 e s.m.i. per il personale universitario tecnico-amministrativo utilizzato dallâAzienda ospedaliera universitaria Federico II; e) procede, anche mediante mobilitĂ , allâassegnazione del personale tecnico- amministrativo agli uffici, alle Ripartizioni ed alle strutture dellâAteneo, fatta eccezione per il personale tecnicoâamministrativo utilizzato presso lâAzienda ospedaliera universitaria Federico II, secondo quanto previsto nel Protocollo di Intesa Regione â UniversitĂ , stipulato, ai sensi dellâart. 1 del D. Lgs. 21/12/1999 n. 517 e s.m.i., per la disciplina del rapporto tra servizio sanitario regionale e UniversitĂ per lo svolgimento delle attivitĂ assistenziali; f) nomina i responsabili delle Ripartizioni e degli Uffici; g) è responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici assegnati dal Rettore sulla base degli indirizzi formulati dal Consiglio di Amministrazione, nonchĂŠ delle prestazioni rese, anche per il tramite dei Dirigenti, dallâapparato amministrativo di propria esclusiva competenza; h) indirizza, coordina, controlla e valuta lâattivitĂ degli altri dirigenti, assegnando loro gli obiettivi operativi e di comportamento, secondo il modello di valutazione adottato dal Nucleo di Valutazione e approvato dal Consiglio di Amministrazione, compatibilmente con quanto previsto dal D. Lgs. 27/10/2009 n. 150. Il Direttore generale, con provvedimento motivato, può procedere alla sostituzione dei dirigenti in caso di loro inerzia o ritardo. Con provvedimento motivato, per particolari esigenze di necessitĂ ed urgenza, può avocare a sĂŠ specifici atti di competenza dei Dirigenti; i) esercita, nei casi previsti dalla legge, lâazione disciplinare nei confronti del personale tecnico-amministrativo e dirigente, fermo restando quanto previsto dal Protocollo di Intesa Regione â UniversitĂ stipulato ai sensi dellâart. 1 del D. Lgs. 21/12/1999 n. 517 e s.m.i. per il personale universitario tecnico-amministrativo utilizzato presso lâAzienda ospedaliera universitaria Federico II; j) stipula i contratti relativi alla fornitura di beni e servizi ed ai lavori, fatte salve le competenze dei Dirigenti o di altre strutture di Ateneo previste dal Regolamento di Amministrazione e ContabilitĂ ; k) propone al Consiglio di Amministrazione eventuali transazioni alle liti; l) chiede pareri agli organi delle altre amministrazioni anche internazionali; m) fornisce chiarimenti agli organi di controllo sugli atti di sua competenza; n) nellâambito degli atti di propria competenza, fornisce pareri e consulenze agli organi di governo dellâUniversitĂ ed agli organi delle altre strutture di Ateneo. o) propone al Rettore la nomina di legali interni per la rappresentanza e la difesa in giudizio dellâUniversitĂ . (Comma introdotto dal D.R. n. 2320 del 13/07/2016) 7. Il contratto con il Direttore generale può essere risolto a seguito di provvedimento motivato del Consiglio di Amministrazione, su proposta del Rettore, previo parere del Senato accademico, nelle ipotesi e con le procedure previste dalla legge e dal contratto. 8. Il Direttore generale può nominare â nellâambito dei Dirigenti in servizio presso lâAteneo â un proprio Vicario che esercita, in caso di assenza o impedimento, tutte le funzioni di competenza del Direttore generale. CAPO II ALTRI ORGANI Art. 25 â Consiglio degli Studenti 1. Al fine di valorizzare e favorire la partecipazione studentesca nellâambito dei processi decisionali degli organi di governo dellâUniversitĂ , il Consiglio degli Studenti esprime parere su: a) il Regolamento didattico di Ateneo e il Regolamento degli studenti; b) gli indirizzi concernenti la disciplina delle attivitĂ e dei servizi didattici; c) le tasse e i contributi degli studenti; d) i criteri di attuazione del diritto allo studio, anche in relazione alla formazione e alle prospettive professionali; e) la destinazione di risorse ad iniziative ed attivitĂ sociali, culturali, ricreative e sportive degli studenti ed allâutilizzo delle stesse; f) le proposte del Rettore, del Senato accademico, del Consiglio di Amministrazione e delle Commissioni paritetiche docenti-studenti, nelle materie di cui alle precedenti lettere. 2. Il Consiglio rende il parere sulle predette questioni entro venti giorni dal ricevimento della richiesta; decorso inutilmente tale termine, si procede indipendentemente dallâespressione del parere. 3. Il Consiglio può esprimere parere su ogni altra questione sottoposta allo stesso dagli organi di governo dellâAteneo; formula, altresĂŹ, proposte agli Organi di governo dellâUniversitĂ su tutto quanto attiene alle libertĂ , alla formazione culturale e professionale ed allo sviluppo della coscienza civile degli studenti. 4. Il Consiglio elegge tra i suoi componenti il rappresentante nel Nucleo di Valutazione. Art. 26 â Composizione del Consiglio degli studenti 1. Il Consiglio degli studenti è composto, in numero non superiore a 45, dai rappresentanti degli studenti in seno al Senato accademico ed al Consiglio di Amministrazione e da una equilibrata rappresentanza elettiva degli studenti afferenti alle diverse strutture didattiche. 2. La prima adunanza del Consiglio degli studenti è convocata dal Rettore. 3. Il Consiglio elegge al proprio interno il Presidente, che convoca le adunanze e provvede a trasmettere pareri e proposte agli organi competenti. Il Presidente è membro del Senato accademico. 4. Le modalitĂ di elezione, nonchĂŠ di organizzazione e funzionamento del Consiglio degli studenti di Ateneo sono stabilite con Regolamento di Ateneo. I membri durano in carica due anni e sono rieleggibili una sola volta. Art. 27 â Comitato Unico di Garanzia 1. Ă istituito il âComitato Unico di Garanzia per le pari opportunitĂ , la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioniâ, di seguito CUG, che: a) promuove le pari opportunitĂ per tutte le componenti che studiano e lavorano nellâUniversitĂ , proponendo misure e azioni dirette a prevenire e a contrastare ogni forma di discriminazione fondata sul genere, sullâorientamento sessuale, lâorigine etnica, la religione, le convinzioni personali e politiche, le condizioni di disabilitĂ , lâetĂ ; b) promuove, in particolare, la paritĂ effettiva fra i generi, individuando le eventuali discriminazioni, dirette e indirette, nella formazione professionale, nellâaccesso al lavoro, nelle condizioni di lavoro, nelle progressioni di carriera e nella retribuzione e proponendo le iniziative necessarie a rimuoverle; c) predispone piani di azioni positive dirette a prevenire le discriminazioni e a promuovere condizioni di effettiva paritĂ per il genere sottorappresentato; d) promuove la diffusione della cultura delle pari opportunitĂ , anche attraverso la valorizzazione degli studi di genere e lo svolgimento di attivitĂ a carattere scientifico, formativo e culturale; e) attua azioni dirette a favorire la realizzazione di un ambiente lavorativo improntato al benessere organizzativo, contrastando qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale, fisica o psicologica; f) assicura lâadozione di politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. 2. Il CUG assume, altresĂŹ, nellâambito di competenza, compiti consultivi e di monitoraggio. 3. Ciascuna delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello di Amministrazione indica un componente del CUG ed il collegio è integrato da ulteriori componenti in egual numero, nominati dal Rettore a seguito di procedura elettorale ed appartenenti, nella misura del cinquanta per cento per ciascuna categoria, ai ruoli dei professori/ricercatori e del personale dirigente/tecnico-amministrativo. Nel caso in cui il numero dei componenti di spettanza sindacale sia dispari, al fine di rendere paritaria la composizione del CUG, avrĂ diritto ad un ulteriore seggio la componente meno rappresentata complessivamente tra quelle dei professori/ricercatori e del personale dirigente/tecnico-amministrativo. Sono altresĂŹ membri del CUG due studenti eletti in rappresentanza della componente studentesca iscritta ai corsi di studio ed un componente eletto in rappresentanza dei dottorandi e degli specializzandi. La componente studentesca partecipa alle riunioni del CUG con pieni diritti, fatta eccezione per le deliberazioni inerenti il benessere organizzativo e la gestione del rapporto di lavoro. In ogni caso la composizione complessiva del CUG dovrĂ assicurare, nel complesso, compatibilmente con il numero dei componenti del CUG medesimo, la presenza paritaria di entrambi i generi. 4. I componenti del CUG devono essere in possesso di: a) adeguate conoscenze ed esperienze nelle materie di competenza del CUG; b) adeguate esperienze nellâambito delle pari opportunitĂ o del mobbing, del contrasto alle discriminazioni; c) adeguate attitudini, intendendo per tali le caratteristiche personali, relazionali e motivazionali. 5. Il possesso dei predetti requisiti viene accertato sulla base del curriculum degli interessati, che va presentato e pubblicizzato sia ai fini della designazione da parte sindacale sia per la componente elettiva ai fini della candidatura. 6. Le modalitĂ di svolgimento delle votazioni e dello scrutinio sono definite con Regolamento di Ateneo. 7. Il Presidente è eletto dal CUG tra i propri componenti. 8. Il CUG ha la medesima durata fissata per il Consiglio di Amministrazione e si rinnova contemporaneamente ad esso; la rappresentanza della componente studentesca rimane in carica per un periodo di due anni accademici. Il mandato è rinnovabile per una sola volta. 9. Il CUG è organo indipendente e lâAteneo ne assicura l'autonomia operativa, il diritto di accesso ai dati e alle informazioni necessari, nonchĂŠ la pubblicitĂ e la diffusione degli atti, nel rispetto della normativa a tutela della riservatezza. 10.Il CUG può dotarsi di un proprio Regolamento di funzionamento. Art. 28 â Collegio di Disciplina 1. Il Collegio di Disciplina è competente a svolgere la fase istruttoria dei procedimenti disciplinari nei confronti dei professori e dei ricercatori e ad esprimere parere conclusivo sulla proposta avanzata dal Rettore, sia in relazione alla rilevanza dei fatti sul piano disciplinare sia in relazione al tipo di sanzione da irrogare. 2. Il Collegio di Disciplina è composto da tre professori di prima fascia, di cui uno presidente, due professori di seconda fascia e due ricercatori, tutti in regime di tempo pieno. I componenti del Collegio sono designati dal Senato Accademico in composizione limitata ai professori e ricercatori, di concerto con il Rettore, previa emanazione di un avviso pubblicato sul sito web di Ateneo per almeno 15 giorni e recante lâinvito a manifestare la disponibilitĂ ad assumere la carica rivolto ai professori e ricercatori a tempo pieno in servizio presso lâAteneo. Il Rettore, sulla base dei curricula che devono essere presentati dagli interessati, propone, laddove possibile, al Senato Accademico una rosa di numero doppio rispetto ai componenti del Collegio da nominare. I componenti sono nominati con decreto rettorale, durano in carica quattro anni e non sono rinnovabili. Per ciascuna categoria di membri sono designati altrettanti membri supplenti che sostituiscono i titolari in caso di impedimento o di assenza. (Comma cosĂŹ modificato dal D.R. n. 2175 del 17/06/2015) 3. Il presidente, in caso di assenza o impedimento, è sostituito dal professore piĂš anziano nel ruolo. A paritĂ di anzianitĂ nel ruolo prevale il piĂš anziano di etĂ . 4. Il Collegio opera secondo il principio del giudizio fra pari, esprimendosi unicamente con la presenza di componenti di qualifica almeno pari a quella del soggetto sottoposto al procedimento, nel rispetto del principio del contraddittorio. 5. Lâavvio del procedimento disciplinare spetta al Rettore che, per ogni fatto che possa dar luogo all'irrogazione di una sanzione piĂš grave della censura tra quelle previste dall'articolo 87 del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore di cui al R.D. 31/8/1933 n. 1592, entro trenta giorni dal momento della conoscenza dei fatti, trasmette gli atti al Collegio, formulando motivata proposta. 6. Il Collegio, uditi il Rettore o un suo delegato, nonchĂŠ il professore o il ricercatore sottoposto ad azione disciplinare, eventualmente assistito da un difensore di fiducia, entro trenta giorni esprime parere sulla proposta avanzata dal Rettore, sia in relazione alla rilevanza dei fatti sul piano disciplinare sia in relazione al tipo di sanzione da irrogare e trasmette gli atti al Consiglio di Amministrazione. 7. Il Consiglio di Amministrazione, senza la rappresentanza degli studenti, entro trenta giorni dalla ricezione del parere, applica la sanzione ovvero dispone lâarchiviazione del procedimento, in conformitĂ al parere vincolante espresso dal Collegio di Disciplina. 8. Il procedimento si estingue se la decisione di cui al comma precedente non intervenga nel termine di centottanta giorni dalla data di avvio del procedimento stesso. Tale termine e' sospeso fino alla ricostituzione del collegio di disciplina ovvero del Consiglio di Amministrazione nel caso in cui siano in corso le operazioni preordinate alla formazione dello stesso che ne impediscono il regolare funzionamento. Il termine è, altresĂŹ, sospeso, per non piĂš di due volte e per un periodo non superiore a sessanta giorni in relazione a ciascuna sospensione, ove il collegio ritenga di dover acquisire ulteriori atti o documenti per motivi istruttori; il Rettore dĂ esecuzione alle richieste istruttorie avanzate dal collegio. 9. La partecipazione al Collegio non dĂ luogo alla corresponsione di compensi, emolumenti, indennitĂ o rimborsi delle spese. 10. Il Collegio di Disciplina vigila sul rispetto del Codice Etico. (Comma abrogato dal D.R. n. 2175 del 17/06/2015). TITOLO IV RICERCA E DIDATTICA Art. 29 â Dipartimenti 1. I Dipartimenti, strutture portanti dellâAteneo, svolgono funzioni finalizzate allo svolgimento: a) della ricerca scientifica; b) delle attivitĂ didattiche e formative; c) delle attivitĂ rivolte allâesterno, correlate o accessorie a quelle di cui alle lettere a) e b) quali, la diffusione dei risultati della ricerca, la formazione permanente certificata, il trasferimento delle conoscenze come fattore di sviluppo socioeconomico. Tali attivitĂ sono svolte, nellâarea medica, anche con specifico riferimento alla salute nei suoi aspetti preventivi, diagnostici, terapeutici ed organizzativi. 2. Nei Dipartimenti dellâarea medica, alle funzioni di didattica e di ricerca si affiancano le funzioni assistenziali che sono svolte in modo inscindibile. 3. Il Dipartimento è costituito da professori e ricercatori sulla base dellâappartenenza ad una medesima area scientifico-disciplinare ovvero a settori omogenei dal punto di vista culturale, didattico e scientifico, secondo i criteri stabiliti nella proposta di costituzione, al fine di condividere un progetto di formazione e ricerca, sul quale esprime parere il Nucleo di Valutazione. Nel progetto vanno individuati i settori scientifico-disciplinari di riferimento del Dipartimento, che devono essere indicati nel Regolamento di funzionamento della struttura. I professori e i ricercatori devono afferire ad un solo Dipartimento. I professori e i ricercatori afferiscono al Dipartimento che ne ha proposto la chiamata; la successiva richiesta di afferenza ad altro Dipartimento può essere formulata sulla base dei medesimi criteri previsti in sede di prima costituzione dei Dipartimenti. Nel rispetto dello stato giuridico dei professori e ricercatori e della libertĂ di insegnamento, il Dipartimento cui si chiede lâafferenza si esprime sulla coerenza della richiesta di afferenza con il progetto culturale, con la dimensione organizzativa e con gli obiettivi formativi dellâordinamento didattico secondo quanto previsto dallâart. 2, comma 6, del presente Statuto. Su tale richiesta delibera il Consiglio di Amministrazione, sentiti il Dipartimento di destinazione ed il Senato accademico. 4. La proposta di costituzione del Dipartimento è approvata dal Consiglio di Amministrazione, previo parere del Nucleo di Valutazione, sentito il Senato accademico. 5. Il numero minimo di professori e ricercatori per la costituzione di un Dipartimento è di cinquanta unitĂ . Qualora dopo la sua costituzione il numero degli afferenti al Dipartimento dovesse scendere sotto la soglia indicata, sarĂ concesso un periodo di tre anni per il riequilibrio della consistenza numerica, oltre il quale il Dipartimento sarĂ automaticamente disattivato. In nessun caso, comunque, è possibile scendere sotto la soglia di quaranta componenti. 6. I Dipartimenti hanno autonomia gestionale, organizzativa, regolamentare. Hanno altresĂŹ autonomia di spesa, secondo quanto previsto dal Regolamento di Amministrazione e ContabilitĂ . Dispongono degli spazi, delle strutture e del personale tecnicoamministrativo occorrenti al proprio funzionamento, nonchĂŠ di una dotazione ordinaria assegnata dal Consiglio di Amministrazione, sulla base della valutazione effettuata dal Nucleo di Valutazione. ModalitĂ di funzionamento e di esercizio delle loro attivitĂ sono definite da ciascun Dipartimento con apposito Regolamento. 7. I Dipartimenti, in ragione di specifiche esigenze di carattere scientifico ed organizzativo possono essere strutturati in sezioni che ne rappresentano una mera articolazione. Lâorganizzazione amministrativa è definita con provvedimento del Direttore Generale, sentito il Direttore del Dipartimento. 8. Uno o piĂš Dipartimenti possono proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione e lâattivazione dei corsi di studio, secondo le procedure disciplinate dalla normativa vigente e purchĂŠ siano in grado di soddisfare i requisiti di sostenibilitĂ di seguito prefissati. Per i corsi di laurea e di laurea magistrale è necessario che il Dipartimento o lâinsieme di dipartimenti assicuri la copertura di almeno i due terzi dei Crediti Formativi Universitari delle materie caratterizzanti con i professori e ricercatori ad esso afferenti. Motivate deroghe a tale soglia potranno essere autorizzate, in casi particolari, dal Consiglio di Amministrazione, su parere favorevole del Nucleo di Valutazione, sempre che il Dipartimento proponente o lâinsieme di dipartimenti assicuri la copertura di piĂš del 50% dei Crediti Formativi Universitari delle materie caratterizzanti. Il Consiglio di Amministrazione delibera lâattivazione del corso e lo incardina nel Dipartimento proponente. Il Senato esprime parere preventivo sullâattivazione del Corso e approva il relativo Regolamento Didattico. In caso di proposizione da parte di un insieme di dipartimenti il corso sarĂ coordinato dalla Scuola cui appartengono i Dipartimenti che concorrono alla sua attivazione ovvero dalla Scuola individuata di comune accordo qualora i Dipartimenti appartengano a Scuole diverse. Nellâarea medica la Scuola formula la proposta didattica integrata con il necessario contributo di tutti i Dipartimenti ad essa afferenti, nel rispetto dei vincoli normativi. 9. Il Dipartimento può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione di uno o piĂš corsi di dottorato anche in collaborazione con altri Dipartimenti, Scuole e altri Atenei. Un Dipartimento non inserito in una Scuola può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione di una Scuola di Dottorato, anche in collaborazione con altri Dipartimenti. 10.Il Dipartimento può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione di Scuole di Specializzazione con lâobiettivo di favorire la formazione professionalizzante nei settori previsti dalla legge. Nellâarea medica le Scuole di Specializzazione sono istituite su proposta della Scuola, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente. 11.Il Dipartimento può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione di corsi di Master universitario, che, una volta istituti, sono organizzati e gestiti dal Dipartimento proponente al pari di un corso di studio. 12.Il Consiglio di Dipartimento, per ciascuno dei corsi di studio in esso incardinati, istituisce una Commissione per il Coordinamento didattico. A tale Commissione prendono parte tutti i professori e i ricercatori afferenti al Corso di studio. Alla medesima Commissione il Dipartimento stesso può delegare parte delle proprie funzioni in ordine alle attivitĂ didattiche. Qualora il Dipartimento non istituisca la Commissione, tali funzioni vengono esercitate dal Consiglio di Dipartimento: alle adunanze del Consiglio convocate esclusivamente per esercitare la funzione di coordinamento delle attivitĂ didattiche, partecipano tutti i professori e ricercatori del Corso di Studio. Le modalitĂ di partecipazione sono fissate dal regolamento. Il Coordinatore è individuato ai sensi dellâarticolo 46, comma 2. La funzione di coordinatore può essere esercitata dal Direttore di Dipartimento. Il Consiglio di Dipartimento approva i Manifesti degli Studi dei corsi incardinati nel Dipartimento previo parere delle Commissioni per il Coordinamento didattico. 13.I Dipartimenti: a) svolgono le attivitĂ didattiche relative agli insegnamenti dei settori scientificodisciplinari funzionali al progetto culturale del Dipartimento, mettendo a disposizione spazi, attrezzature e personale propri; b) assegnano i compiti didattici a ciascun professore e ricercatore ad essi afferenti nel rispetto della normativa vigente. I Dipartimenti che fanno parte di una Scuola, per lâassegnazione di tali compiti didattici, devono tener conto del coordinamento fissato dalla Scuola. Il Senato accademico, laddove necessario, esercita il coordinamento didattico tra Scuole o tra Dipartimenti che non afferiscono a Scuole. I Dipartimenti comunicano al Senato accademico la distribuzione dei carichi didattici relativi ai professori e ricercatori afferenti a ciascuno di essi ai fini della funzione di alta vigilanza spettante al medesimo Senato accademico; c) nei propri settori scientifico-disciplinari di riferimento, sulla base delle proprie esigenze di ricerca e di didattica, richiedono al Consiglio di Amministrazione le risorse per lâattivazione dei procedimenti di chiamata di professori ordinari, associati e ricercatori. Su tali richieste, ai soli fini del coordinamento, della razionalizzazione e dellâequilibrio delle attivitĂ didattiche, esprime parere il Consiglio di Scuola, ove costituita. Per i Dipartimenti non appartenenti ad una Scuola, tale parere viene espresso dal Senato accademico. La strategia di reclutamento dei Dipartimenti viene valutata dal Nucleo di Valutazione che nellâarea medica e veterinaria terrĂ conto anche dellâattivitĂ integrata di didattica, di ricerca e clinico-assistenziale; d) richiedono strutture, personale tecnico-amministrativo e risorse finanziarie al Consiglio di Amministrazione sulla base dell'attivitĂ di ricerca svolta o programmata e dei necessari servizi di supporto alla didattica; su tali richieste la Scuola formula al Consiglio di Amministrazione proposte organizzative e pareri. Per i Dipartimenti non afferenti ad una Scuola tale funzione è svolta dal Senato accademico; e) nellâambito delle proprie competenze e nei limiti fissati dal Regolamento di Ateneo in materia, i Dipartimenti possono stipulare contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati per attivitĂ di ricerca, di consulenza e di servizio in conto terzi. 14.Gli organi del Dipartimento sono: a) il Consiglio del Dipartimento; b) il Direttore del Dipartimento; c) la Giunta del Dipartimento. Allegato n. 1 15. Il Consiglio di Dipartimento è composto da: a) i professori e i ricercatori afferenti al Dipartimento; b) un segretario con voto consultivo e con funzioni verbalizzanti scelto tra gli appartenenti almeno alla categoria D secondo le modalitĂ indicate nel Regolamento di Ateneo in materia; c) rappresentanti degli studenti iscritti ai corsi di laurea, di laurea magistrale e di dottorato di ricerca incardinati nel Dipartimento in numero pari al 15% dei professori e dei ricercatori, secondo modalitĂ stabilite dal Regolamento che deve prevedere la presenza di almeno un rappresentante per i corsi di dottorato. Tali rappresentanti durano in carica due anni; il mandato è rinnovabile una sola volta. Le modalitĂ di partecipazione alle sedute sono fissate da apposito Regolamento ; d) rappresentanti del personale tecnico-amministrativo in una misura non superiore al 10 % della componente dei professori e dei ricercatori afferenti al Dipartimento. Tali rappresentanti durano in carica tre anni; il mandato è rinnovabile una sola volta; e) un rappresentante degli assegnisti di ricerca. 16. Il Direttore del Dipartimento: a) viene eletto dal Consiglio fra i professori ordinari a tempo pieno o, ricorrendo le condizioni previste dalla normativa vigente, fra i professori associati a tempo pieno afferenti al Dipartimento stesso; b) viene nominato con Decreto rettorale e dura in carica tre anni. Al Direttore del Dipartimento può essere riconosciuta una indennitĂ di funzione nella misura determinata secondo le modalitĂ previste allâart. 6.4 dello Statuto ( ). c) l'incarico è rinnovabile per una sola volta. 17. La Giunta di Dipartimento coadiuva il Direttore nell'esercizio delle sue funzioni ed ha compiti istruttori e propositivi. 18. Fanno parte della Giunta il Direttore e il segretario di cui al precedente comma 15 lett. b), questâultimo con voto consultivo e con funzioni verbalizzanti. I membri della Giunta restano in carica tre anni; il loro mandato è rinnovabile una sola volta. 19. Nellâarea medica lâattivitĂ assistenziale si svolge secondo quanto previsto dallo schema di intesa Regione-UniversitĂ ai sensi della normativa vigente. 20. Il Dipartimento che rappresenta al suo interno lâarea medico-veterinaria, ferme restando le competenze di legge del Rettore, svolge, in particolare, le seguenti funzioni: a) cura e gestisce il sistema di certificazione e di accreditamento europeo del Corso di laurea in Medicina veterinaria sottoponendo alla Scuola, cui eventualmente afferisce, ed al Consiglio di Amministrazione, le eventuali necessitĂ di potenziamento dellâattivitĂ formativa dettate dal sistema di valutazione comunitario; b) pone in essere con le strutture del servizio sanitario regionale le iniziative necessarie al fine di realizzare la coessenzialitĂ del sistema di assistenza sanitaria e del sistema universitario della formazione. 21. Le funzioni e le modalitĂ di elezione del Direttore sono disciplinate da apposito Regolamento di Ateneo. 22. Il Regolamento disciplina il funzionamento del Consiglio del Dipartimento. Composizione, modalitĂ di elezione della Giunta di Dipartimento nonchĂŠ le regole di funzionamento della stessa sono disciplinate dal Regolamento di funzionamento del Dipartimento, garantendo una equilibrata rappresentanza delle componenti. Art. 30 â Scuole 1. Le Scuole sono strutture di coordinamento costituite da piĂš Dipartimenti che vi aderiscono sulla base di criteri di affinitĂ culturale, didattica, scientifica e disciplinare. Ciascun Dipartimento può fare parte di una sola Scuola. Nellâarea medica la Scuola deve garantire il principio di inscindibilitĂ delle funzioni assistenziali da quelle di insegnamento e di ricerca e realizzare la piena integrazione delle attivitĂ assistenziali, formative e di ricerca svolte in collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale. 2. La richiesta di afferenza di un Dipartimento ad una Scuola è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, sentito il parere del Senato accademico. 3. Le Scuole coordinano le attivitĂ didattiche comuni fra i Dipartimenti che ne fanno parte per una razionale gestione dellâofferta formativa e per la tutela della qualitĂ della didattica. Nellâarea medica la Scuola deve garantire lâintegrazione delle attivitĂ formative con le politiche di programmazione e di formazione poste in essere dal Servizio Sanitario. La Scuola deve favorire lâaccesso e lo svolgimento dellâattivitĂ assistenziale dei professori e ricercatori sulla base della loro qualificazione e competenza scientifica ed assistenziale, nel rispetto del loro stato giuridico, al fine di salvaguardare lâespletamento dei doveri di insegnamento e di ricerca. 4. Le Scuole favoriscono al loro interno la ricerca interdisciplinare, promuovendo lâinternazionalizzazione e i grandi progetti di ricerca che coinvolgano le aree culturali dei vari Dipartimenti afferenti. Promuovono ed incoraggiano le attivitĂ di trasferimento delle conoscenze sul territorio, amplificando e coordinando le singole iniziative dei Dipartimenti. 5. La Scuola, nellâassolvimento dei propri compiti istituzionali, per un piĂš efficace ed efficiente funzionamento, può ricevere dal Senato accademico deleghe nei settori di propria competenza. 6. Le Scuole esercitano la gestione dei servizi comuni loro affidati. Nellâarea medica la Scuola interagisce con lâAzienda ospedaliera universitaria per la gestione dei servizi comuni di sua competenza. 7. Le Scuole sono dotate di autonomia organizzativa e gestionale e di spesa in relazione alle funzioni ad esse assegnate e nei limiti delle norme vigenti. Dispongono di spazi, strutture e personale tecnico-amministrativo occorrenti al proprio funzionamento. Hanno autonomia regolamentare nelle materie di propria competenza. ModalitĂ di funzionamento e di esercizio delle loro attivitĂ sono definite da apposito regolamento approvato dal Senato Accademico, previo parere del Consiglio di Amministrazione. 8. Una Scuola può essere costituita se il numero complessivo dei professori e ricercatori dei Dipartimenti costituenti è pari ad almeno 300 unitĂ . 9. Il Consiglio è lâorgano deliberante della Scuola. Fanno parte del Consiglio della Scuola: a) tutti i Direttori dei Dipartimenti facenti parte della Scuola; b) rappresentanti dei professori e dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti costituenti la Scuola in misura pari al 10% dei componenti dei Consigli dei Dipartimenti stessi cosĂŹ individuati: b1) coordinatori dei corsi di studio, di dottorato e delle scuole di specializzazione nella misura prevista dal regolamento della scuola; in ogni caso, il loro numero, non può essere superiore al 50% dei componenti di cui alla lettera b); b2) professori e ricercatori membri delle Giunte di Dipartimento, in modo che sia garantita complessivamente nel Consiglio la rappresentanza dei Dipartimenti costituenti e la rappresentanza delle fasce; c) rappresentanti degli studenti iscritti ai corsi di laurea, di laurea magistrale e di dottorato di ricerca incardinati nei Dipartimenti aderenti alla Scuola in numero pari al 15% dei professori e dei ricercatori componenti del Consiglio della Scuola, secondo modalitĂ stabilite dal Regolamento di Ateneo, purchĂŠ sia prevista la presenza di almeno un rappresentante per i corsi di dottorato e di scuola di specializzazione. Tali rappresentanti durano in carica due anni; il mandato è rinnovabile una sola volta. Le modalitĂ di partecipazione alle sedute sono fissate da apposito Regolamento ; 10.Le funzioni di Presidente del Consiglio della Scuola sono attribuite ad un professore ordinario a tempo pieno eletto in seno al Consiglio secondo quanto previsto da apposito Regolamento di Ateneo. 11.La carica ha durata di tre anni ed è rinnovabile per una sola volta. 12.La Scuola può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione di una o piĂš Scuole di Dottorato anche in collaborazione con Dipartimenti esterni alla Scuola, con altre Scuole e altri Atenei. 13.La Scuola può proporre al Consiglio di Amministrazione lâistituzione, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente, di Scuole di Specializzazione con lâobiettivo di favorire la formazione professionalizzante post lauream nei settori previsti dalla legge, ivi compresa lâarea medica e quella veterinaria di concerto con i competenti Ministeri. 14.Il Consiglio della Scuola verifica la distribuzione dei carichi didattici, compresi contratti e affidamenti di incarichi di insegnamento, effettuata dai Dipartimenti per garantire il soddisfacimento ottimale dei fabbisogni; nel caso di Dipartimenti non afferenti ad una Scuola tale funzione è esercitata dal Senato accademico. 15.Ai soli fini del coordinamento, della razionalizzazione e dellâequilibrio delle attivitĂ didattiche, le Scuole esprimono parere al Consiglio di Amministrazione in ordine alle richieste di risorse formulate dai Dipartimenti afferenti per lâattivazione dei procedimenti di chiamata di professori ordinari, associati e ricercatori. In assenza della Scuola tale funzione è esercitata dal Senato accademico. 16.Nellâarea medica la Scuola è lâunica struttura competente ad esprimere pareri al Rettore, al Senato accademico e al Consiglio di Amministrazione su tutte le deliberazioni dellâUniversitĂ attinenti i rapporti con il Servizio sanitario nazionale e regionale e sulla programmazione in materia di reclutamento dei Dipartimenti tenendo conto della congruitĂ e del necessario equilibrio delle aree per la dovuta integrazione delle attivitĂ didattiche, di ricerca e clinico-assistenziali. 17.Nellâarea medica, al fine di promuovere lâapprofondimento e la diffusione di tematiche etiche, deontologiche e giuridiche concernenti la ricerca biomedica di base ed applicata e la prassi clinico-assistenziale nei suoi aspetti diagnostici e terapeutici, è istituito il Centro di Bioetica per la sperimentazione biomedica disciplinato da apposito Regolamento. Al Centro afferisce il Comitato Etico per le attivitĂ biomediche. 18.Al fine di realizzare economie di scala e di scopo e migliorare lâefficienza nellâuso delle risorse e delle strutture, le Scuole formulano proposte organizzative ed esprimono pareri sulle richieste di strutture, grandi attrezzature e personale tecnico-amministrativo avanzate dai Dipartimenti, esprimendosi sulla base dellâattivitĂ di ricerca svolta e programmata e dei necessari servizi di supporto alla didattica. Per i Dipartimenti non afferenti ad una Scuola tale funzione è svolta dal Senato accademico. 19.Le Scuole possono sovrintendere al patrimonio edilizio di pertinenza, di concerto con i Servizi centrali di Ateneo, e possono gestire i relativi servizi comuni. Ai fini di una maggiore efficienza possono essere stipulati accordi per la gestione dei servizi comuni fra Dipartimenti, anche se non hanno costituito una Scuola, e fra Scuole e Dipartimenti non afferenti ad esse. 20.Le Scuole, nel caso di particolari condizioni di localizzazione territoriale delle strutture afferenti, possono delegare alcune delle funzioni di cui al comma precedente ai Dipartimenti interessati. Il Consiglio di Amministrazione per le stesse motivazioni può assegnare alcune delle predette funzioni direttamente ai Dipartimenti. 21.LâAteneo, attraverso il Nucleo di Valutazione, esercita i poteri di controllo e di valutazione dei risultati prodotti dalle Scuole in tutte le loro attivitĂ . Art. 31 â Centri speciali per la didattica 1. Il Consiglio di Amministrazione, previo parere del Senato Accademico, può istituire Centri speciali per la didattica, collocati ad un livello interscuola, in relazione alla particolare complessitĂ organizzativa della didattica derivante dalla presenza diffusa in molteplici strutture delle competenze necessarie a realizzare lâattivitĂ formativa in determinati ambiti culturali, allo scopo di assicurare le necessarie attivitĂ di coordinamento dei relativi corsi di studio incardinati in piĂš Dipartimenti afferenti a Scuole diverse. 2. Le modalitĂ di organizzazione e funzionamento di tali Centri sono disciplinate in sede di proposta istitutiva sul modello dipartimentale. Art. 33 â Centri di ricerca 1. I Centri di ricerca sono strutture aggregative interdipartimentali o interuniversitarie, istituite per la promozione e la realizzazione di ricerche interdisciplinari e multidisciplinari di rilevante interesse scientifico, sulla base di un progetto condiviso, anche sotto il profilo finanziario, tra piĂš Dipartimenti, anche di Atenei diversi. I Centri di ricerca possono essere incardinati nelle Scuole quando il progetto istitutivo le individui come sede elettiva per la gestione e lâorganizzazione delle attivitĂ di comune interesse e possono concorrere allo svolgimento di attivitĂ didattiche integrative secondo quanto previsto nel Regolamento del Centro. 2. L'istituzione e lâattivazione dei Centri di ricerca è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, senza maggiori oneri a carico del bilancio dellâUniversitĂ , su proposta di almeno due Dipartimenti e sentito il Senato accademico ovvero, su delega dello stesso, i Consigli delle Scuole alle quali afferiscono i Dipartimenti proponenti. 3. Le strutture proponenti devono determinare preventivamente il fabbisogno economico e le risorse acquisibili per il funzionamento dei Centri, garantirne lâefficienza, anche attraverso la ripartizione di quote tra le medesime strutture proponenti e lâattribuzione di spazi a carico delle stesse, nonchĂŠ verificare la sussistenza di unâadeguata capacitĂ attrattiva di risorse dallâesterno. 4. I Centri hanno autonomia gestionale, regolamentare, organizzativa e di spesa. Possono stipulare contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati per attivitĂ in conto terzi. 5. L'attivitĂ dei Centri, la sostenibilitĂ finanziaria e lâefficienza degli stessi sono sottoposte a verifica triennale da parte del Nucleo di Valutazione di Ateneo. Nel caso di valutazione negativa, il Nucleo di Valutazione assume le determinazioni conseguenti sottoponendole al Consiglio di Amministrazione, che delibera sentito il Senato accademico. Il Senato accademico può delegare tale funzione ai Consigli delle Scuole alle quali afferiscono i Dipartimenti che hanno proposto lâistituzione del Centro. Lâeventuale disattivazione del Centro interdipartimentale è disposta con Decreto del Rettore. 6. Lâorganizzazione interna ed il funzionamento dei Centri di ricerca sono regolati, sul modello organizzativo dei Dipartimenti, da un Regolamento interno. Per i Centri interdipartimentali, il Regolamento viene adottato sulla base di uno schema-tipo approvato dal Senato accademico. Lâorganizzazione interna ed il funzionamento dei Centri interuniversitari sono regolati in conformitĂ alla convenzione istitutiva. Art. 34 â Centri di servizio interdipartimentali 1. I Centri di servizio interdipartimentali sono strutture organizzative costituite allo scopo di sviluppare e potenziare i servizi per le attivitĂ di ricerca e di didattica, anche attraverso la migliore utilizzazione di risorse strumentali, laboratori e attrezzature complesse di interesse comune a piĂš Dipartimenti dellâUniversitĂ . 2. L'istituzione e lâattivazione dei Centri di servizio interdipartimentali è deliberata dal Consiglio di Amministrazione, senza maggiori oneri a carico del bilancio dellâUniversitĂ , su proposta motivata e dettagliata di almeno due Dipartimenti e sentito il Senato accademico ovvero, su delega dello stesso, i Consigli delle Scuole alle quali afferiscono i Dipartimenti proponenti. 3. Lâorganizzazione interna ed il funzionamento dei Centri di servizio interdipartimentali sono regolati, sul modello organizzativo dei Dipartimenti, da un Regolamento interno adottato sulla base di uno schema-tipo approvato dal Senato accademico, previo parere del Consiglio di Amministrazione. 4. Ai Centri di servizio interdipartimentali si applicano, in quanto compatibili, le norme previste per i Centri di ricerca. Art. 35 â Centri di servizio dellâAteneo 1. I Centri di servizio dellâAteneo sono strutture organizzative dirette alla realizzazione di scopi specifici di interesse generale per lâUniversitĂ , attraverso la gestione e l'utilizzazione di servizi comuni, al fine di promuoverne la qualitĂ dei processi. 2. I Centri di servizio operano secondo criteri di efficienza e di efficacia e i risultati dellâattivitĂ svolta sono valutati sulla base dei criteri fissati dal Nucleo di Valutazione. 3. Lâistituzione dei Centri di servizio dellâAteneo è deliberata dal Consiglio di Amministrazione su proposta del Rettore, sentito il Senato accademico. La proposta istitutiva deve indicare le finalitĂ istituzionali, nonchĂŠ le modalitĂ di organizzazione e funzionamento del Centro sul modello dipartimentale. Tale proposta deve altresĂŹ contenere la previsione del fabbisogno economico e di personale occorrente per il suo funzionamento. 4. I Centri di servizio dellâAteneo dispongono di spazi, strutture e personale tecnicoamministrativo, occorrenti al proprio funzionamento, nonchĂŠ di una dotazione ordinaria assegnata dal Consiglio di Amministrazione. I Centri hanno autonomia gestionale, organizzativa e di spesa e possono svolgere, nei limiti delle proprie disponibilitĂ e nel rispetto delle prioritĂ istituzionali, attivitĂ in conto terzi a favore di enti pubblici e privati, secondo quanto stabilito con apposite convenzioni. 5. I Direttori dei Centri di servizio dellâAteneo sono nominati dal Rettore tra i professori di ruolo dell'UniversitĂ con specifica qualificazione nelle materie oggetto dellâattivitĂ dei Centri medesimi. Lâincarico ha durata triennale e può essere rinnovato. Art. 36 â Azienda agraria e zootecnica 1. LâAzienda agraria e zootecnica è una struttura ausiliaria per le attivitĂ dellâUniversitĂ nellâambito della ricerca, della didattica e della sperimentazione, nei settori disciplinari inclusi nellâarea delle scienze agrarie e di quelle veterinarie. LâAzienda, in particolare, è costituita allo scopo di organizzare, coordinare e implementare, anche mediante lâadozione di tecnologie innovative, i servizi a sostegno dei programmi di ricerca applicata e della didattica pratica. 2. LâAzienda ha autonomia gestionale, organizzativa e di spesa, dispone di spazi, strutture e personale tecnico-amministrativo occorrenti al proprio funzionamento, nonchĂŠ di una dotazione ordinaria assegnata dal Consiglio di Amministrazione. 3. Le modalitĂ di funzionamento dell'Azienda sono disciplinate da Regolamento adottato in conformitĂ alla normativa vigente; ad essa si applicano, in quanto compatibili, le norme dei Centri di servizio. Art. 37 â Orto botanico 1. L'Orto botanico dell'UniversitĂ ha lo scopo di introdurre, curare e conservare specie vegetali da diffondere e proteggere, nonchĂŠ di assicurarne la ricerca e la divulgazione. 2. L'Orto ha, altresĂŹ, lo scopo di raccogliere e conservare collezioni di semi e di legni, oltre che collezioni di piante fossili e di oggetti di interesse etnobotanico nellâannesso Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica. 3. L'Orto ha autonomia gestionale, organizzativa e di spesa. Ad esso si applicano, in quanto compatibili, le norme relative ai Centri di ricerca interdipartimentali. Le modalitĂ di funzionamento dell'Orto botanico sono disciplinate da Regolamento. Art. 38 â Azienda ospedaliera universitaria 1. L'Azienda ospedaliera universitaria è costituita, con autonoma personalitĂ giuridica, dall'UniversitĂ d'intesa con la Regione. Essa opera con le modalitĂ e secondo quanto disposto dalla normativa vigente che disciplina i rapporti tra Servizio sanitario regionale e UniversitĂ . 2. L'UniversitĂ concorre alle attivitĂ assistenziali dellâAzienda ospedaliera universitaria con l'apporto di personale docente e non docente e di beni mobili ed immobili; la Regione concorre erogando il corrispettivo dellâattivitĂ svolta secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dagli appositi accordi stipulati tra essa e lâUniversitĂ . 3. La gestione dellâAzienda ospedaliera universitaria è informata al principio dellâautonomia economico-finanziaria. 4. Il patrimonio immobiliare e mobiliare concesso in uso all'Azienda ospedaliera universitaria resta di proprietĂ dell'Ateneo e non può essere modificato nella propria consistenza e configurazione in mancanza di apposita autorizzazione del Consiglio di Amministrazione dell'UniversitĂ . 5. La gestione dellâAzienda ospedaliera universitaria deve essere informata allâesigenza di garantire le funzioni istituzionali delle strutture universitarie che vi operano. Art. 39 â Sistema bibliotecario e Centro di Ateneo per le Biblioteche 1. Il Sistema bibliotecario di Ateneo è volto ad organizzare la raccolta, la conservazione, l'arricchimento, la classificazione e la fruizione del patrimonio bibliotecario e documentale dell'UniversitĂ , garantendo la razionalizzazione e lâefficacia dei servizi resi all'utenza. Il Sistema bibliotecario di Ateneo è formato dalle biblioteche dellâAteneo, nonchĂŠ dai centri di documentazione dellâUniversitĂ , inclusa la Biblioteca Digitale, ed è coordinato dal Centro di Ateneo per le Biblioteche. 2. I principi di funzionamento del Sistema Bibliotecario di Ateneo sono stabiliti con Regolamento di Ateneo. 3. LâUniversitĂ garantisce al Sistema bibliotecario di Ateneo, mediante delibera assunta dal Consiglio di Amministrazione, sentiti il Senato accademico e il Centro di Ateneo per le Biblioteche, le risorse necessarie al suo funzionamento e al perseguimento dei suoi obiettivi. Art. 40 â Sistema museale 1. Il Sistema museale dell'UniversitĂ , costituito da Centri Museali e da Musei Dipartimentali, organizza e coordina, anche mediante tecnologie innovative, la raccolta, la conservazione, l'arricchimento, la catalogazione, lo studio e la fruizione dei beni di interesse scientifico, storico e artistico dell'UniversitĂ . 2. I Centri museali hanno autonomia gestionale, organizzativa e di spesa; ad essi si applicano, in quanto compatibili, le norme relative ai Centri di servizio. 3. I principi di funzionamento del Sistema museale sono stabiliti con Regolamento di Ateneo. 4. Altri Musei e Centri museali possono essere costituiti con apposita convenzione o tra piĂš UniversitĂ , o con soggetti pubblici e privati. Art. 41 â Tutorato e monitoraggio sullâefficacia dellâofferta didattica 1. L'UniversitĂ organizza e disciplina, con Regolamento, il servizio di tutorato finalizzato a rimuovere, per tutto il corso degli studi, gli ostacoli alla proficua frequenza e a rendere gli studenti attivamente partecipi del processo formativo, secondo le esigenze e le attitudini dei singoli. Il servizio di tutorato è obbligatorio nei corsi erogati con la modalitĂ della formazione a distanza. 2. LâUniversitĂ , attraverso le proprie strutture organizza e disciplina, anche in collaborazione e con il sostegno finanziario di altri Atenei, il monitoraggio delle carriere degli studenti e degli sbocchi professionali dei laureati e dei dottori di ricerca, con il compito di: a) operare analisi delle tendenze delle iscrizioni; b) fornire ai Dipartimenti, alle Scuole ed al servizio di tutorato dati ed analisi su ritardi e tendenziali abbandoni, affinchĂŠ se ne rimuovano le cause; c) cooperare con lâente preposto al diritto allo studio universitario, anche al fine di promuovere iniziative per il superamento di difficoltĂ personali, economiche, sociali ed ambientali; d) valutare anche attraverso lâanalisi dei tempi e dei modi dellâ inserimento dei laureati e dei dottori di ricerca, le prospettive del mercato del lavoro, segnalando le opportunitĂ esistenti nei vari settori; e) provvedere, su segnalazione di relatori e commissioni, nel rispetto della vigente normativa, alla raccolta sistematica di titoli ed estratti di tesi di laurea e di dottorato, mettendoli a disposizione di enti ed imprese interessati. Art. 42 â Altri servizi per gli studenti 1. L'UniversitĂ , anche in collaborazione con ordini professionali, enti e istituzioni pubbliche e private, organizza servizi volti a garantire a studenti e laureati informazioni sulle borse di studio, sugli scambi culturali e sulle opportunitĂ di lavoro in Italia e all'estero. I servizi sono gestiti dallâAmministrazione anche con la collaborazione degli studenti, secondo le modalitĂ previste dalla normativa vigente. 2. L'UniversitĂ istituisce per laureati e dottori di ricerca borse di studio anche per l'estero e può fornire sussidi per tirocini pratici presso strutture anche non universitarie, italiane e straniere, collaborando a curare i relativi adempimenti amministrativi. 3. L'UniversitĂ favorisce lo svolgimento di attivitĂ di servizio civile e di volontariato nelle forme previste dalla vigente normativa. Articolo 43 â Formazione post lauream 1. LâUniversitĂ può attivare, anche in collaborazione con soggetti pubblici o privati, corsi di master universitario di primo e di secondo livello e corsi di perfezionamento tecnicoscientifico post lauream, nonchĂŠ corsi di aggiornamento per la formazione continua. 2. Le modalitĂ di attivazione, di organizzazione e di funzionamento di tali corsi sono disciplinate, oltre che dalla vigente normativa ministeriale, dai Regolamenti di Ateneo. Art. 44 â Titoli di studio universitari 1. L'UniversitĂ rilascia i seguenti titoli: a) laurea; b) laurea magistrale; c) master universitario di I e di II livello; d) diploma di specializzazione; e) dottorato di ricerca. Art. 45 âAttivitĂ didattica 1. LâattivitĂ didattica è erogata dai Dipartimenti. 2. Cooperano alle attivitĂ didattiche l'Orto Botanico, l'Azienda Agraria e Zootecnica, l'Azienda ospedaliera universitaria, le Biblioteche, i Musei, i Centri di ricerca, i Centri interdipartimentali di servizio, che mettono a disposizione, se necessario, anche spazi, attrezzature e personale propri. 3. I corsi di Laurea e di Laurea Magistrale, i corsi di Dottorato, i corsi delle Scuole di specializzazione e i corsi di Master universitario di I e II livello sono riportati nel sito ufficiale dellâAteneo. 4. L'attivitĂ didattica è disciplinata, nel rispetto della libertĂ di insegnamento, dalle normative di legge, dal Regolamento didattico di Ateneo e dai Regolamenti dei singoli corsi di studio istituiti da Dipartimenti. I Regolamenti garantiscono l'adozione di percorsi formativi coerenti e adeguati al valore legale dei titoli di studio rilasciati ed alla loro valenza nell'ambito dell'Unione europea. 5. Il Regolamento didattico di Ateneo disciplina l'ordinamento generale degli studi, dei corsi e delle attivitĂ formative. Ad esso si conformano, nel rispetto delle loro autonomie, i Regolamenti dei singoli corsi di studio istituiti dai Dipartimenti, secondo le linee guida formulate dal Senato accademico. Art. 46 â Organizzazione dei corsi di laurea e di laurea magistrale 1. I Dipartimenti nominano un Coordinatore ed istituiscono una Commissione per il coordinamento didattico dei corsi di laurea e di laurea magistrale con lo scopo di assicurare unitarietĂ allâorganizzazione dei corsi. In alternativa, il Dipartimento può esercitare direttamente tale funzione secondo quanto disciplinato dallâart. 29, comma 12. 2. Il Coordinatore è eletto dal Consiglio del Dipartimento, a maggioranza degli aventi diritto al voto, tra i professori a tempo pieno responsabili di un insegnamento nel relativo corso di studio. Dura in carica tre anni ed il mandato è rinnovabile una sola volta. In caso di impedimento o di assenza, ne assume le funzioni il Decano dei professori della Commissione di coordinamento. 3. Il Coordinatore: a) convoca e presiede la Commissione; b) promuove e coordina l'attivitĂ didattica del corso di studio e riferisce al Consiglio di Dipartimento e di Scuola; c) sottopone al Consiglio di Dipartimento e di Scuola le proposte della Commissione e cura l'esecuzione delle delibere dei Consigli in materia didattica; d) collabora con il Direttore del Dipartimento o il Presidente della Scuola per i rapporti con il Nucleo di Valutazione e per la valutazione dei requisiti dellâofferta formativa. 4. La Commissione per il coordinamento didattico dei corsi di laurea e di laurea magistrale è istituita dal Dipartimento in cui il corso è incardinato. Ne fanno parte tutti i professori, inclusi i professori a contratto, e i ricercatori responsabili di un insegnamento nel corso di studio, anche se non afferenti al Dipartimento. Fanno parte della Commissione i rappresentanti degli studenti del corso di laurea eletti nel Consiglio di Dipartimento, iscritti al corso stesso. 5. La Commissione: a) coordina l'attivitĂ didattica; b) esamina e approva i piani di studio presentati dagli studenti e tutte le altre pratiche didattiche; c) sperimenta nuove modalitĂ didattiche; d) espleta tutte le funzioni istruttorie. Formula proposte e pareri in merito allâOrdinamento didattico, al Regolamento didattico e al Manifesto degli Studi dei corsi di studio, che il coordinatore trasmette per lâapprovazione al Consiglio di Dipartimento; e) elabora il documento annuale di autovalutazione del corso di studio che il Consiglio di Dipartimento trasmette alla Commissione paritetica docenti-studenti; f) svolge tutte le altre funzioni a essa delegate dal Consiglio di Dipartimento. 6. In caso di corsi di studio di nuova istituzione tutte le funzioni istruttorie sono svolte dal Consiglio di Dipartimento. Art. 47 â Dottorato di ricerca 1. Un Dipartimento o una Scuola, o un insieme coordinato di queste strutture, propone lâattivazione dei corsi di Dottorato di ricerca nel rispetto della normativa vigente, prevedendo quanto necessario per lâorganizzazione ed il funzionamento degli stessi. La proposta di attivazione viene strutturata secondo quanto previsto da apposito Regolamento in materia. 2. L'organizzazione e il funzionamento dei corsi di dottorato sono disciplinati dalla legge, dal Regolamento in materia e da eventuali convenzioni, anche di tipo consortile, con altri Atenei italiani e stranieri. 3. I corsi di Dottorato sono obbligatoriamente riuniti in Scuole di Dottorato, in base ad affinitĂ tematiche, al fine dellâottimizzazione delle risorse e delle attivitĂ didattiche. Le Scuole di Dottorato sono istituite su proposta di un Dipartimento o di una Scuola, o di un insieme coordinato di essi, con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere del Senato Accademico. 4. Il funzionamento delle Scuole di Dottorato, la attivazione o la disattivazione di singoli corsi di dottorato sono disciplinati dal Regolamento di funzionamento, adottato secondo le linee guida fissate dal Senato accademico e approvate dal Consiglio di Amministrazione. 5. I corsi e le scuole di dottorato sono oggetto di valutazione da parte del Nucleo.
Received: 26 November 2019 Revised: 10 January 2020 Accepted: 19 January 2020 DOI: 10.1111/obr.13005 PEDIATRICS/PHYSIOLOGY Adipokines: A gear shift in puberty DesirĂŠe Nieuwenhuis | NatĂ lia Pujol-Gualdo Amanda J. Kiliaan Department of Anatomy, Radboud university medical center, Donders Institute for Brain, Cognition and Behaviour, Preclinical Imaging Center PRIME, Nijmegen, The Netherlands Correspondence Amanda J. Kiliaan, PhD, Associate Professor, Department of Anatomy, Donders Institute for Brain, Cognition, and Behaviour, Preclinical Imaging Center PRIME, Radboud university medical center, 6500 HB Nijmegen, Geert Grooteplein 21N 6525 EZ Nijmegen, The Netherlands. Email: amanda.kiliaan@radboudumc.nl Funding information Europees Fonds voor Regionale Ontwikkeling (EFRO), Grant/Award Number: BriteN 2016 1 | INTRODUCTION The prevalence of obesity in adolescents and children is increasing in | Ilse A.C. Arnoldussen | Summary In this review, we discuss the role of adipokines in the onset of puberty in children with obesity during adrenarche and gonadarche and provide a clear and detailed overview of the biological processes of two major players, leptin and adiponectin. Adipokines, especially leptin and adiponectin, seem to induce an early onset of puberty in girls and boys with obesity by affecting the hypothalamic-pituitary- gonadal (HPG) axis. Moreover, adipokines and their receptors are expressed in the gonads, suggesting a role in sexual maturation and reproduction. All in all, adipokines may be a clue in understanding mechanisms underlying the onset of puberty in child- hood obesity and puberty onset variability. KEYWORDS adipokines, obesity, puberty 1,2 the age of 5 years were overweight or were with obesity in 2016, and 3 Obesity is defined by an excessive accumulation of white adipose tissue (WAT), and it is often indicated by a body mass index (BMI) 4 above 30. Two main types of adipose tissue were described: WAT and brown adipose tissue (BAT), which differ in morphology and func- 5-7 Ilse A.C. Arnoldussen and Amanda J. Kiliaan contributed equally to this work. This is an open access article under the terms of the Creative Commons Attribution License, which permits use, distribution and reproduction in any medium, provided the original work is properly cited. Š 2020 The Authors. Obesity Reviews published by John Wiley & Sons Ltd on behalf of World Obesity Federation Obesity Reviews. 2020;21:e13005. wileyonlinelibrary.com/journal/obr 1 of 10 https://doi.org/10.1111/obr.13005 alarming rates. Specifically, worldwide, 41 million children below this number is expected to increase to 70 million in 2025. obesity is associated with various severe health complications, includ- ing increased risk of diabetes mellitus type 2, hypertension, heart dis- eases, and disturbances in sex hormone levels. 5,6 and mitochondria and plays a role in thermogenesis. Adipocytes in tion. BAT consists of adipocytes containing multiple lipid droplets WAT contain only a few mitochondria and a single lipid droplet. Adipose tissue has several functions including the storage of energy, thermogenesis, and the production and secretion of adipokines Generally, two physiological processes, adrenarche and gonadarche, 11,24 Childhood 5,7,8 a key role in puberty onset. Puberty is known as a period through which the body changes physically, being a physiological process resulting in the maturation of children, i.e. they develop sexual characteristics and obtain reproduc- 9,11 Adipokines are involved in a number of physiological processes including blood pressure, metabo- lism, glucose, and vascular homeostasis and may play amongst others 8-10 (hormones, cytokines, and peptides). tive functions. between obesity and puberty,2,12-23 the biological mechanisms under- lying obesity and puberty onset remain unclear. Hereafter, we review in detail the role of adipokines in the onset of puberty in childhood obesity. Although many studies have shown associations 2 | INITIATION OF PUBERTY PHYSIOLOGICAL PROCESSES IN THE interact to regulate the onset of puberty. During adrenarche, the adrenal cortex secretes steroid hormones (including 2 of 10 NIEUWENHUIS ET AL. androstenedione, dehydroepiandrosterone, dehydroepiandrosterone sulfate (DHEAS), androstenedione, and cortisol), insulin-like growth factor, and growth hormone, which contribute to the pubertal insights on new genetic loci (e.g. melanocortin-4 receptor, mitochon- drial carrier 2, and mitogen-activated protein kinase 13) and on sev- eral pathways that regulate the timing of puberty; however, it partly 34 9,24,25 Both adrenarche and gonadarche are involved in the development growth spurt, body odor, skin oiliness, and skeletal maturation. explains puberty timing variation. Thereby, defining the role of 25 adipokines is of importance in elucidating the variability in puberty as the expression of adipokines is sex-specific and is altered with body composition, adiposity, and during growth spurts. Moreover, adipokines and their receptors are expressed in gonads and several brain regions suggesting involvement in the onset of puberty and sex- ual maturation. Lastly, adipokines interfere in processes regulating timing and duration of puberty, for instance in the HPA and HPG axes which are both key players during adrenarche and gonadarche. Involvement of adipokines in the onset of puberty and specifically in individuals with obesity will be further reviewed in the next 2,24 3 | Puberty onset in girls is assessed using different markers, such as thelarche (breast development), menarche (the start of of pubic hair. pituitary-gonadal (HPG) axis is activated,2,26 and several hormones have been identified to participate in the activation of the HPG axis During gonadarche (Figure 1), the hypothalamic- 2,27 Kisspeptin, neurokinin B, and dynorphin are released by specialized including kisspeptin, neurokinin B, dynorphin, leptin, and ghrelin. 28 key regulator of the pulsatile secretion of gonadotropin releasing neurons, the KNDy neurons in the hypothalamus. Kisspeptin is a 29,30 B stimulates, and dynorphin inhibits the release of kisspeptin, which hormone (GnRH) from the hypothalamus. In addition, neurokinin implies that both coordinate a pulsatile release of kisspeptin. 31 Sub- sections. sequently, the activated HPG axis induces the pituitary gland to secrete luteinising hormone (LH) and follicle stimulating hormone (FSH). As a result, gametogenesis occurs, and the gonads will release sex hormones. Consequently, secondary sex characteristics develop including breast development in girls and an increased testicular vol- 2,26,32 is possibly due to differences in levels of body fat, hypothalamic-pitui- THE ONSET OF PUBERTY IN GIRLS ume in boys. The age at puberty onset varies greatly among individuals, which 19 35 menstruation), and pubic hair development. 33 genome-wide association studies have provided important new tary-adrenal (HPA) axis activity, and genetic background. Recent The average age of However, this age differs between cultures and ethnicities, and since 1980, age at menarche is girls at start of menarche is 12.4 years. 36 significantly decreasing. 36-39 F I G U R E 1 Hormonal regulation in the initiation of puberty in boys and girls. The secretion of kisspeptin, neurokinin B, and dynorphin from KNDy neurons initiate the release of gonadotropin releasing hormone (GnRH) from the hypothalamus. This activates the pituitary gland to produce and secrete luteinising hormone (LH) and follicle stimulating hormone (FSH), which in turn stimulate the gonads to produce estrogen and testosterone in girls and boys, respectively 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License NIEUWENHUIS ET AL. 3 of 10 T A B L E 1 Summary of included studies Authors Year Country Study Design Primary Outcome Sex Sample Size (n) Age (y) Data Collection Lian et al21 2019 China Cross-sectional Puberty starts earlier in Chinese Han girls with obesity compared with Chinese Han girls with normal weight. Girls 2996 9-19 2012 and 2013 Biro et al12 Lazzeri et al20 2018 USA 2018 Italy Longitudinal Cross-sectional Body mass index had a greater effect on age at menarche than did race and ethnicity. Girls 946 6-16 2004-2014 Li et al23 2018 China Longitudinal For both, boys and girls, a higher BMI (ie, overweight and obese) is associated with earlier onset of puberty Girls Girls Boys Girls 542 Deng et al22 Flom et al15 2017 China Cross-sectional Increased BMI is associated with early timing spermarche and menarche. Boys Girls Girls 1278258 9-15 2005-2012 He et al24 Holmgren et al17 2017 China 2017 Sweden Cross-sectional Longitudinal Onset of puberty is not related to obesity in boys. Boys Boys Girls Girls 782 7-17 972 929 5839 Kelly et al19 2017 UK 2016 Brazil 2016 USA Longitudinal prospective cohort Higher BMI in girls is associated with the onset of menstruation at an earlier age. 11 10-18 11-17 Barcellos Gemelli et al25 Cross-sectional Longitudinal Excess weight is associated with early age of menarche. Girls 727 2014 2003-2009 Glass et al16 Lee et al26 In girls, but not in boys, greater adiposity is associated with the earlier onset of puberty. Boys Girls 135 Cabrera et al27 Leonibus et al14 2014 USA 2013 Italy Cross-sectional Longitudinal Thelarche occurred earlier than recently reported, while age of menarche remained unchanged. Girls 610 3-17.9 2007 2005-2012 Currie et al13 2012 Europe, USA, Canada Cross-sectional Overweight/obesity during childhood predicts the early onset of puberty in girls. Girls 20410 11, 13, 15 2005-2006 2017 USA Prospective birth cohort Overweight/obese status at the age of 7 ye was associated with increased risk of early menarche 788 From birth to menarche occurred Pregnancies 1959-1966 2016 USA Cross-sectional Boys with overweight enter puberty earlier compared with boys with normal weight or obesity, while puberty starts later in boys with obesity compared with boys with normal weight and overweight. Boys 3872 6-16 2005-2010 Overweight during childhood shows a relation with the early onset of puberty in girls. 6535 4259 695 11 15 5.8-12.2 2009/2010 2013/2014 2014-2017 Higher BMI during childhood is associated with early puberty. 2008 and 2009 2000-2002 Obesity during childhood is related to the earlier onset of puberty. Boys Girls 84 123 71 (Continues) 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License 4 of 10 NIEUWENHUIS ET AL. 3.1 | Fat storage For the initiation of puberty, the timing of stimulation and/or inhibi- tion of different hormones is important, and additionally, a certain amount and distribution of body fat is needed in order to start menar- che, which emphasizes the importance of body fat. From an evolution- ary point of view, body fat increases in mammalian females during puberty onset, and it highlights the need to guarantee a healthy preg- 40 women with anorexia nervosa. particularly body fat localized predominantly on the gluteofemoral fat depots, is profoundly associated with start of menarche, more than nancy, offspring, and maternal survival. fat, sex-hormones, and neuroendocrine alterations can evolve in men- strual dysfunction, for instance, in women with severe obesity or in 41-43 44-46 to gluteofemoral fat depots suggesting that leptin may convey infor- amount of total body fat. mation on body fat distribution to the hypothalamus during puberty. An improper level of body Importantly, body fat distribution, Blood leptin levels are strongly related 45 3.2 | HPG axis The HPG axis is activated by the release of kisspeptin resulting in the release of GnRH from the hypothalamus, and LH and FSH from the pituitary gland. In girls, FSH is involved in the development of the folli- cles in the ovaries, and it promotes the secretion of estrogen. LH stim- ulates the production of androgen hormones and induces ovulation 48 9,47 the release of kisspeptin and neurokinin B, and kisspeptin thereby (Figure 1). The secretion of estrogen has an inhibitory effect on inhibits the GnRH release from the hypothalamus. pattern of GnRH is important for the regulation of the menstrual cycle. This roughly 28-day-cycle comprises several phases, including the follicular phase and luteal phase. During the follicular phase, increasing levels of FSH stimulate the maturation of follicles and the production of estrogen from the ovaries. This in turn inhibits the release of FSH from the pituitary gland. A high level of estrogen will induce the production of LH by the pituitary gland, resulting in ovula- tion. The matured follicle secretes progesterone thereby inhibiting the release of GnRH. When the corpus luteum is demolished, there is less 48 3.3 | Adipokines According to results from studies reported in Table 1, girls with obe- sity enter puberty earlier compared with girls with normal higher leptin concentrations inhibit the intake of food and increases inhibition of GnRH. As a consequence, the cycle will start again. whole process, starting from the activated HPG axis, results in the development of the secondary sex characteristics in girls including 9,47 thelarche and menarche. 13,14,16-23,49-51 weight. these girls might be found in the secretion of adipokines. For instance, leptin is positively associated with the amount of body fat. Generally, energy expenditure. 9,52-54 An explanation for the early onset of puberty in The expression This TABLE 1 (Continued) Authors Year Country Study Design Primary Outcome Sample Sex Size (n) Age (y) Data Collection Herman-Giddens et al28 2012 USA Cross-sectional Observed mean ages of beginning genital and pubic hair growth and early testicular volumes were earlier than in past studies, depending on the characteristic and race/ethnicity. Boys 4131 6-16 2005-2010 Sorensen et al29 Aksglaede et al30 2010 2009 Denmark Denmark Cross-sectional/longitudinal Longitudinal Puberty onset at earlier ages was associated with an increased BMI in boys. Boys 1528 5.8-19.9 1991-1993/2006-2008 1930-1969 Juul et al31 Ribeiro et al32 2007 2006 Denmark Portugal Retrospective cohort Cross-sectional Higher BMI is associated with early voice break. 11-15 10-15 1990-1999 Kaplowitz et al18 Abbreviation: BMI, body mass USA Cross-sectional The early onset of puberty in Caucasian girls is likely related to an increased BMI. 5-12 1992-1993 2001 index. The higher BMI in boys and girls at 7 y of age, the earlier they enter puberty. Boys 21 612 Girls 135 223 Boys 463 Boys 382 Girls 437 Girls 10 750 Early sexual maturation in boys and girls is associated with overweight. 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License NIEUWENHUIS ET AL. 5 of 10 Leptin may possibly play a role in adrenarche as its plasma level increases with higher levels of body fat and as it can modulate both girls. 33 ing adrenarche. In coherence, in children with obesity, the androgen These findings suggested that lower reproductive status was associated with higher total adiponectin concentrations and that a higher reproductive status was related to higher HMW adiponectin the HPA and HPG axes. These axes are functionally integrated dur- DHEAS was positively associated with leptin levels. Nevertheless, concentrations in girls. In addition, individuals with obesity often another study showed that enhanced adrenal androgen secretion in girls with premature adrenarche was not explained by leptin or BMI 55 ated with androgen levels in girls ; however, it was not related to levels. and IL-6. TNF-Îą alters, and IL-6 inhibits the expression of 56 8 In addition, the adipokine adiponectin was negatively associ- 57 differences of adiponectin seem to develop during the progression of 56 adiponectin (Figure 2). Thereby, a low level of total adiponectin and/or high levels of inflammatory cytokines in individuals with obe- sity can promote the onset of puberty. Many more adipokines are secreted by WAT including omentin, 52,65-67 9,36,62,68 adrenarche in girls with Prader-Willi syndrome. Interestingly, sex puberty. adrenarche; however, both are not required factors. Thus, leptin and adiponectin might be able to influence In gonadarche, leptin can stimulate the secretion of kisspeptin, and subsequently activation of the HPG axis, which eventually increases the expression of estrogen and androstenedione in the ova- 58 2,60 65-67 The expression of these ries (Figure 2). Ob gene in WAT, resulting in the synthesis and secretion of leptin. Thus, high levels of leptin promote onset of puberty in girls via secre- tion of kisspeptin, and estrogen stimulates leptin secretion addition- ally. Moreover, adiponectin can affect the HPG axis due to the expression of adiponectin receptors in the hypothalamus, pituitary In return, estrogen stimulates the expression of the 59 gland, and gonads. onset as it inhibits the secretion of kisspeptin and GnRH in the hypo- thalamus and the release of GH and LH in the pituitary gland, and 2,60-62 52,60 63 girls with central precocious puberty (CPP). Moreover, total adiponectin had negative correlations with progression of puberty in girls (defined by Tanner stages), whereas HMW adiponectin had FIGURE 2 Adipokinesaffectingthe initiation of puberty in girls. Leptin stimulates the release of kisspeptin in KNDy neurons, which activates the hypothalamus to produce gonadotropin releasing hormone (GnRH). In response to the release of GnRH, the pituitary gland secretes follicle stimulating hormone (FSH) and luteinising hormone (LH), which stimulates the ovaries to release estrogen resulting in the formation of secondary sex characteristics in girls. Estrogen stimulates the production of leptin. Adiponectin inhibits GnRH release resulting in reduced levels of GnRH and thereby a delayed onset of puberty. TNF- Îą and IL-6 inhibit the production of adiponectin and therefore stimulate the onset of puberty In detail, adiponectin is a regulator of puberty thereby inhibiting the onset of puberty (Figure 2). with obesity often have low levels of adiponectin. et al. showed that total adiponectin was significantly lower, whereas high molecular weight (HMW) adiponectin was significantly higher in ment. 55 63 develop a chronic low-grade inflammatory state, which can be indi- cated by a high level of circulating inflammatory cytokines like TNF-Îą 64 Individuals Sitticharoon positive associations with LH levels and the progression of puberty in 63 visfatin, resistin, and chemerin. and visfatin are expressed in the ovaries. adipokines in the ovaries suggests a role within the reproductive sys- tem; however, the exact biological processes have to be examined. Thus, specifically leptin, adiponectin, and inflammatory cytokines pro- duced by WAT could be permissive key players during an early onset of puberty in girls with obesity. As an exception, HMW adiponectin seems to have a stimulatory effect on peripheral repro- ductive function as HMW is not able to cross the blood brain 63 barrier. 4 | Markers that are used to assess puberty onset in boys are THE ONSET OF PUBERTY IN BOYS spermarche, voice break, testicular volume, and pubic hair develop- 35 spermarche develop in the early stages of puberty onset, voice In women, omentin, chemerin, While pubic hair development, larger testicular volume, and 69 testicular volume increases, which occurs at an average age of break usually appears in later stages of puberty. Generally, first 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License 6 of 10 NIEUWENHUIS ET AL. 11.9 years, followed by the development of pubic hair at 12.2 years of average, and lastly, boys experience spermarche around an aver- 55 related with leptin levels. Thereby, leptin plausibly has a minor impact in adrenarche in boys. Since leptin receptors are found in the hypothalamus, pituitary gland, and testes, they might be involved in the onset of puberty by affecting the HPG axis during gonadarche. Leptin stimulates the release of kisspeptin and GnRH, and as a consequence, it accelerates the onset of puberty (Table 1, Figure 3). In contrast, adiponectin inhibits the secretion of GnRH, GH, LH, and FSH therewith delaying the onset of puberty. However, adiponectin levels are generally lower in men compared with women and even lower in men with obe- age age of 13.4 years. 70 4.1 | Fat storage Many aspects of the reproductive physiology are energetically demanding,71 and therefore, an adequate energy level is necessary. In boys, a dynamic change in body composition occurs around the age of 10 to 13 years, in which they gain approximately 40% of sity. culating inflammatory cytokines. levels can stimulate the HPG axis and therewith an early onset of puberty in boys. Nevertheless, leptin can inhibit the production of tes- 72 mostly consisting of lean mass, which causes exhaustion of most of fat. Subsequently, a growth spurt follows in which they gain tissue 72 in boys, an adequate amount of body fat is important in the onset of their body fat. These alterations in amount of body fat indicate that 4.2 | Puberty in boys is initiated by the release of kisspeptin. As mentioned before, this activates the HPG axis, resulting in the release of GnRH from the hypothalamus, and consequently the release of LH and FSH 9,74 puberty. tosterone from the testes, to estrogen (Figure 3). of the development of secondary sex characteristics in boys. Additionally, leptin can affect fertility in men as it can modulate the nutritional support of spermatogenesis, and moreover, dysfunction of spermatogenesis is associated with an increased leptin level and 73 58 2,60-62 HPG axis from the pituitary gland (Figure 1). and LH stimulates the secretion of testosterone from the testes, which inhibits the release of kisspeptin from the KNDy neurons and 9,48 in men, the release of kisspeptin is more consistent, causing a con- 29,48 subsequently GnRH from the hypothalamus. receptors expressed on KNDy neurons. In humans, KNDy neurons Contrarily to women, LH-induced testosterone levels lead to the stant release of LH. development of secondary sex characteristics in boys. differences between sexes in kisspeptin release are related to a sex- specific and sex steroid-dependent kisspeptin system as estrogen and progesterone modulate kisspeptin activity through the sex-steroid 48 in the infundibular nucleus are involved in negative and positive sex- 48 tal exposure to sex steroids and result in sex-specific differences in steroid feedbacks. kisspeptin release. These sexual dimorphisms are induced by perina- 75,76 4.3 | Adipokines The association between obesity and puberty onset in boys is rather controversial compared with findings in girls. Most studies reported an early onset of puberty in boys associated with increased ate adipose tissue from actual breast tissue. stages are more difficult to assess than female stages as boys lack a more determined marker such as menarche. Thirdly, puberty onset can be indicated by the activation of the HPG axis, and the presence of these secondary sex characteristics is the result of hormonal 2 14,17,22,23,50,51,77,78 BMI, 20,49 all while others reported no associations at Current markers used 79 16,80 or a delayed onset of puberty (Table 1). The presence of excessive adipose tissue can be involved in puberty onset in boys as the secretion of adipokines can modulate both adrenarche and gonadarche. Leptin can affect adrenarche by modulating both the HPG and HPA axes,33 and moreover, androgen levels were positively 55 nal androgen secretion in boys with premature adrenarche was not associated with plasma leptin levels. Nevertheless, enhanced adre- 9 In more detail, 61,62 adiponectin, and individuals with obesity often have high levels of cir- Moreover, inflammatory cytokines, TNF-Îą, and IL-6, inhibit expression of the leptin receptor in the testis. FSH induces spermatogenesis, too. function and role still have to be examined. 64 High leptin and low adiponectin and fat tissue can convert testosterone Both processes might result in the delay 29,61,79 81,82 In men, other adipokines like chemerin are found in the gonads 65 Thus, particularly high leptin and low adiponectin levels stimulate the HPG axis and thereby accelerate the onset of puberty in boys. Additionally, leptin can dysregulate the development of secondary sex characteristics and spermatogenesis by affecting testosterone levels and nutritional sup- port of spermatogenesis. 5 | LIMITATIONS AND FUTURE RESEARCH DIRECTIONS Even though multiple epidemiological studies have shown the link between puberty onset and obesity, there are some important limita- tions. Firstly, determining both the onset and stage of puberty is rather difficult. For instance, assessing the stage of breast develop- ment in girls with obesity is complicated as clinicians should differenti- 2 changes in response to the activated HPG axis. to determine the onset of puberty refer to secondary sex characteris- tics, such as testicular volume in boys and breast development in girls. A more accurate measurement of puberty onset would be to combine secondary sex characteristics with plasma or serum hormone level measurements such as LH, FSH, adipokines, e.g. leptin. Thereby, differences in puberty measurements could explain variations in the age of puberty onset between boys and girls within different Thereby, resistin is expressed in the testes of rats, but its exact 83 Secondly, male pubertal 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License NIEUWENHUIS ET AL. 7 of 10 FIGURE 3 Adipokines affecting the initiation of puberty in boys. Leptin activates kisspeptin secretion in KNDy neurons, this activates the production of gonadotropin releasing hormone (GnRH) from the hypothalamus. GnRH stimulates the pituitary gland to secrete follicle stimulating hormone (FSH) and luteinising hormone (LH), activating the production of testosterone from the testes allowing the development of secondary sex characteristics. Leptin also inhibits the production of testosterone, which may cause a delayed onset of puberty. Adiponectin inhibits GnRH release. Low levels of adiponectin, as a result of TNF-Îą and IL-6 expression, lead to a reduced inhibition of GnRH. In response to GnRH release, the pituitary gland will secrete FSH and LH, and the testes will produce testosterone resulting in the development of secondary sex characteristics in boys countries, and In addition, the inclusion of a of puberty. ferent time points is complicated, as subjects examined several decades ago presented pronounced differences concerning lifestyle patterns such as nutrition and exercise habits. Lastly, obesity or over- weight is often determined by BMI, a classification based on weight and height measurements. Additionally, it is important that all studies studies or across continents, ethnicities proper age range (8-16 years) is important when assessing the onset (Figure 4). 12-15,17,20-23,49,77-79,84,85 30,47 Furthermore, comparison between studies from dif- 86 Specifically in children, BMI is often dependent on age and growth use the same anthropometric standards and sex-specific cut-offs. 13,14,16-23,49-51,77-80 fat and would represent a more accurate measurement in its regard. Based on this review, several suggestions can be made for further research. Firstly, the roles of adipokines like resistin, chemerin, visfatin, and omentin in puberty onset, fertility, and sexual maturation should be examined in detail. Secondly, future research examining the onset of puberty should combine indicators of puberty onset (e.g. breast development or testicular volume) with plasma or serum hor- mone measurements such as LH, FSH, sex-steroids, adipokines (e.g. spurts. ment in case of growth spurts. distribution of body fat should be taken into account in determining puberty and obesity in children. For instance, the body adiposity index (BAI), which was introduced in 2011 by Bergman et al.,87 uses hip cir- cumference and height in order to estimate the percentage of body 87 Thereby, BMI is a less accurate measure- F I G U R E 4 87,88 Therefore, both percentage and Average age of puberty onset in Europe, China, and the United States according to several studies from Table 1. Age of puberty onset ranges from 8.47 to 13.33 years in girls and from 8.63 leptin), and body fat distribution (e.g. BAI,87 waist-hip ratio's and/or dual-energy X-ray absorptiometry (DXA)2). Additionally, defining con- sistent and general measurements of puberty in both boys and girls, combined with a proper age range (8-16 years), would facilitate the comparisons between different studies and their results. 12-15, 17, 20-23, 25-29, 31 to 13.7 years in boys. included if average age of markers used to assess puberty was not reported. Pink: girls. Blue: boys Studies (Table 1) were not 39, 56 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License 8 of 10 NIEUWENHUIS ET AL. 6 | CONCLUSION In conclusion, epidemiological data regarding obesity and puberty onset in girls show similar outcomes as adiposity results in the early onset of puberty in girls. The majority of the studies examining boys with obesity indicate an early onset of puberty, while not all reported an earlier onset of puberty. In detail, high leptin, TNF-Îą, and IL-6 levels combined with low adiponectin levels stimulate the activation of the HPG axis in girls and boys with obesity, and 5, 45, 50, 51 REFERENCES 1. Kumar S, Kelly AS. Review of childhood obesity: from epidemiology, etiology, and comorbidities to clinical assessment and treatment. May- o Clin Proc. 2017;92(2):251-265. 2. Reinehr T, Roth CL. Is there a causal relationship between obesity and puberty? The Lancet Child & adolescent health. 2019;3(1):44-54. 3. WorldHealthOrganization. Facts and figures on childhood obesity. 2017. 4. Guglielmi V, Sbraccia P. Obesity phenotypes: depot-differences in adipose tissue and their clinical implications. Eat Weight Disord. 2018; 23(1):3-14. 5. Gomez-Hernandez A, Beneit N, Diaz-Castroverde S. Escribano O. 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FUNDING INFORMATION This research was funded by Europees Fonds voor Regionale Ontwikkeling (EFRO), project BriteN 2016. ORCID Ilse A.C. Arnoldussen Amanda J. Kiliaan https://orcid.org/0000-0002-7395-5284 https://orcid.org/0000-0002-2158-6210 13, 14, 16-26, 29-32 Furthermore, several receptors Nevertheless, We conclude Search strategy We searched PubMed for articles published before Novem- ber 15th, 2019 using relevant keywords, including âonset of puberty and adiposity/obesityâ, âonset of pubertyâ, âchildren with obesityâ, âadipose tissueâ, âchildhood obesityâ, âadiposityâ, âobesityâ, âadipokine(s)â, âHPG axisâ, âadipokines ovary/ova- riesâ, or âadipokines testesâ, either alone or in combination. Selection criteria used were English language, longitudinal or cross-sectional studies assessing the onset of puberty, including menarche, thelarche, spermarche, or voice break, combined with high BMI or obesity/adiposity, and articles assessing or reviewing adipokines and its effects on the reproductive system. 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are governed by the applicable Creative Commons License NIEUWENHUIS ET AL. 9 of 10 21. Lian Q, Mao Y, Luo S, et al. Puberty timing associated with obesity and central obesity in Chinese Han girls. BMC Pediatr. 2019; 19(1):1-7. 22. Deng Y, Liang J, Zong Y, et al. Timing of spermarche and menarche among urban students in Guangzhou, China: trends from 2005 to 2012 and association with Obesity. 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Obesity Reviews. 2020;21:e13005. https://doi.org/ 10.1111/obr.13005 1467789x, 2020, 6, Downloaded from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13005, Wiley Online Library on [10/03/2024]. See the Terms and Conditions (https://onlinelibrary.wiley.com/terms-and-conditions) on Wiley Online Library for rules of use; OA articles are gover
THE FIDE LAWS OF CHESS. Introduction FIDE Laws of Chess cover over-the-board play. The Laws of Chess have two parts: 1. Basic Rules of Play and 2. Competitive Rules of Play. The English text is the authentic version of the Laws of Chess (which were adopted at the 93rd FIDE Congress at Chennai, India) coming into force on 1 January 2023. Preface. The Laws of Chess cannot cover all possible situations that may arise during a game, nor can they regulate all administrative questions. Where cases are not precisely regulated by an Article of the Laws, it should be possible to reach a correct decision by studying analogous situations which are regulated in the Laws. The Laws assume that arbiters have the necessary competence, sound judgement and absolute objectivity. Too detailed a rule might deprive the arbiter of his/her freedom of judgement and thus prevent him/her from finding a solution to a problem dictated by fairness, logic and special factors. FIDE appeals to all chess players and federations to accept this view. A necessary condition for a game to be rated by FIDE is that it shall be played according to the FIDE Laws of Chess. It is recommended that competitive games not rated by FIDE be played according to the FIDE Laws of Chess. Member federations may ask FIDE to give a ruling on matters relating to the Laws of Chess. BASIC RULES OF PLAY. Article 1: The Nature and Objectives of the Game of Chess 1.1 1.2 1.3 1.4 The game of chess is played between two opponents who move their pieces on a square board called a âchessboardâ. The player with the light-coloured pieces (White) makes the first move, then the players move alternately, with the player with the dark-coloured pieces (Black) making the next move. A player is said to âhave the moveâ when his/her opponentâs move has been âmadeâ. The objective of each player is to place the opponentâs king âunder attackâ in such a way that the opponent has no legal move. 1.4.1 The player who achieves this goal is said to have âcheckmatedâ the opponentâs king and to have won the game. Leaving oneâs own king under attack, exposing oneâs own king to attack and also âcapturingâ the opponentâs king is not allowed. 1.4.2 The opponent whose king has been checkmated has lost the game. 1.5 If the position is such that neither player can possibly checkmate the opponentâs king, the game is drawn (see Article 5.2.2). Article 2: The Initial Position of the Pieces on the Chessboard 2.1 2.2 The chessboard is composed of an 8 x 8 grid of 64 equal squares alternately light (the âwhiteâ squares) and dark (the âblackâ squares). The chessboard is placed between the players in such a way that the near corner square to the right of the player is white. At the beginning of the game White has 16 light-coloured pieces (the âwhiteâ pieces); Black has 16 dark-coloured pieces (the âblackâ pieces). These pieces are as follows: A white king usually indicated by the symbol K A white queen Two white rooks Two white bishops Two white knights Eight white pawns A black king A black queen Two black rooks Two black bishops Two black knights Eight black pawns usually indicated by the symbol Q usually indicated by the symbol R usually indicated by the symbol B usually indicated by the symbol N usually indicated by the symbol usually indicated by the symbol K usually indicated by the symbol Q usually indicated by the symbol R usually indicated by the symbol B usually indicated by the symbol N usually indicated by the symbol Staunton Pieces p Q K B N R 9 2.3 The initial position of the pieces on the chessboard is as follows: 2.4 The eight vertical columns of squares are called âfilesâ. The eight horizontal rows of squares are called âranksâ. A straight line of squares of the same colour, running from one edge of the board to an adjacent edge, is called a âdiagonalâ. Article 3: The Moves of the Pieces 3.1 It is not permitted to move a piece to a square occupied by a piece of the same colour. 3.1.1 If a piece moves to a square occupied by an opponentâs piece the latter is captured and removed from the chessboard as part of the same move. 3.1.2 A piece is said to attack an opponentâs piece if the piece could make a capture on that square according to Articles 3.2 to 3.8. 3.1.3 A piece is considered to attack a square even if this piece is constrained from moving to that square because it would then leave or place the king of its own colour under attack. 3.2 The bishop may move to any square along a diagonal on which it stands. 3.3 The rook may move to any square along the file or the rank on which it stands. 3.4 The queen may move to any square along the file, the rank or a diagonal on which it stands. 3.5 3.6 3.7 When making these moves, the bishop, rook or queen may not move over any intervening pieces. The knight may move to one of the squares nearest to that on which it stands but not on the same rank, file or diagonal. 3.7 When making these moves, the bishop, rook or queen may not move over any intervening pieces. The knight may move to one of the squares nearest to that on which it stands but not on the same rank, file or diagonal. The pawn: 3.7.1 The pawn may move forward to the square immediately in front of it on the same file, provided that this square is unoccupied, or 3.7.2 on its first move the pawn may move as in 3.7.1 or alternatively it may advance two squares along the same file, provided that both squares are unoccupied, or 3.7.3 the pawn may move to a square occupied by an opponentâs piece diagonally in front of it on an adjacent file, capturing that piece. 3.7.3.1 A pawn occupying a square on the same rank as and on an adjacent file to an opponentâs pawn which has just advanced two squares in one move from its original square may capture this opponentâs pawn as though the latter had been moved only one square. 3.7.3.2 This capture is only legal on the move following this advance and is called an âen passantâ capture. 3.7.3.3 When a player, having the move, plays a pawn to the rank furthest from its starting position, he/she must exchange that pawn as part of the same move for a new queen, rook, bishop or knight of the same colour on the intended square of arrival. This is called the square of âpromotionâ. 3.7.3.4 The player's choice is not restricted to pieces that have been captured previously. 3.7.3.5 This exchange of a pawn for another piece is called promotion, and the effect of the new piece is immediate. 3.8 There are two different ways of moving the king: 3.8.1 by moving to an adjoining square. 3.8.2 by âcastlingâ. This is a move of the king and either rook of the same colour along the playerâs first rank, counting as a single move of the king and executed as follows: the king is transferred from its original square two squares towards the rook on its original square, then that rook is transferred to the square the king has just crossed. 3.8.2.1 The right to castle has been lost: 3.8.2.1.1 If the king has already moved, or 3.8.2.1.2 With a rook that has already moved. 3.8.2.2 Castling is prevented temporarily: 3.8.2.2.1 if the square on which the king stands, or the square which it must cross, or the square which it is to occupy, is attacked by one or more of the opponent's pieces, or 3.8.2.2.2 if there is any piece between the king and the rook with which castling is to be effected. 3.9 The king in check: 3.9.1 The king is said to be 'in check' if it is attacked by one or more of the opponent's pieces, even if such pieces are constrained from moving to the square occupied by the king because they would then leave or place their own king in check. 3.9.2 No piece can be moved that will either expose the king of the same colour to check or leave that king in check. 3.10 Legal and illegal moves; illegal positions: 3.10.1 A move is legal when all the relevant requirements of Articles 3.1 â 3.9 have been fulfilled. 3.10.2 A move is illegal when it fails to meet the relevant requirements of Articles 3.1 â3.9. 3.10.3 A position is illegal when it cannot have been reached by any series of legal moves. Article 4: The Act of Moving the Pieces 4.1 4.2 Each move must be played with one hand only. Adjusting the pieces or other physical contact with a piece: 4.2.1 Only the player having the move may adjust one or more pieces on their squares, provided that he/she first expresses his/her intention (for example by saying âjâadoubeâ or âI adjustâ). 4.2.2 Any other physical contact with a piece, except for clearly accidental contact, shall be considered to be intent. 4.3 Except as provided in Article 4.2.1, if the player having the move touches on the chessboard, with the intention of moving or capturing: 4.3.1 one or more of his/her own pieces, he/she must move the first piece touched that can be moved. 4.3.2 one or more of his/her opponentâs pieces, he/she must capture the first piece touched that can be captured. 4.3.3 one or more pieces of each colour, he/she must capture the first touched opponentâs piece with his/her first touched piece or, if this is illegal, move or capture the first piece touched that can be moved or captured. If it is unclear whether the playerâs own piece or his/her opponentâs was touched first, the playerâs own piece shall be considered to have been touched before his/her opponentâs. 4.4 If a player having the move: 4.4.1 touches his/her king and a rook he/she must castle on that side if it is legal to do so 4.4.2 deliberately touches a rook and then his/her king he/she is not allowed to castle on that side on that move and the situation shall be governed by Article 4.3.1. 4.4.3 intending to castle, touches the king and then a rook, but castling with this rook is illegal, the player must make another legal move with his/her king (which may include castling with the other rook). If the king has no legal move, the player is free to make any legal move. 4.4.4 promotes a pawn, the choice of the piece is finalised when the piece has touched the square of promotion. 4.5 4.6 If none of the pieces touched in accordance with Article 4.3 or Article 4.4 can be moved or captured, the player may make any legal move. The act of promotion may be performed in various ways: 4.6.1 the pawn does not have to be placed on the square of arrival. 4.6.2 removing the pawn and putting the new piece on the square of promotion may occur in any order. 4.6.3 If an opponentâs piece stands on the square of promotion, it must be captured. 4.7 When, as a legal move or part of a legal move, a piece has been released on a square, it cannot be moved to another square on this move. The move is considered to have been made in the case of: 4.7.1 A capture, when the captured piece has been removed from the chessboard and the player, having placed his/her own piece on its new square, has released this capturing piece from his/her hand. 4.7.2 Castling, when the player's hand has released the rook on the square previously crossed by the king. When the player has released the king from his/her hand, the move is not yet made, but the player no longer has the right to make any move other than castling on that side, if this is legal. If castling on this side is illegal, the player must make another legal move with his/her king (which may include castling with the other rook). If the king has no legal move, the player is free to make any legal move. 4.7.3 Promotion, when the player's hand has released the new piece on the square of promotion and the pawn has been removed from the board. 4.8 4.9 A player forfeits his/her right to claim against his/her opponentâs violation of Articles 4.1 â 4.7 once the player touches a piece with the intention of moving or capturing it. 4.8. A player forfeits his/her right to claim against his/her opponentâs violation of Articles 4.1 â 4.7 .4.9. If a player is unable to move the pieces, an assistant, who shall be acceptable to the arbiter, may be provided by the player to perform this operation. Article 5: The Completion of the Game 5.1.1 The game is won by the player who has checkmated his/her opponentâs king. This immediately ends the game, provided that the move producing the checkmate position was in accordance with Article 3 and Articles 4.2 â 4.7. 5.1.2 The game is lost by the player who declares he/she resigns (this immediately ends the game), unless the position is such that the opponent cannot checkmate the playerâs king by any possible series of legal moves. In this case the result of the game is a draw. 5.2.1 The game is drawn when the player to move has no legal move and his/her king is not in check. The game is said to end in âstalemateâ. This immediately ends the game, provided that the move producing the stalemate position was in accordance with Article 3 and Articles 4.2 â 4.7. 5.2.2 The game is drawn when a position has arisen in which neither player can checkmate the opponentâs king with any series of legal moves. The game is said to end in a âdead positionâ. This immediately ends the game, provided that the move producing the position was in accordance with Article 3 and Articles 4.2 â 4.7. 5.2.3 The game is drawn upon agreement between the two players during the game, provided both players have made at least one move. This immediately ends the game. COMPETITIVE RULES OF PLAY Article 6: The Chessclock 6.1 âChessclockâ means a clock with two time displays, connected to each other in such a way that only one of them can run at a time. âClockâ in the Laws of Chess means one of the two time displays. Each time display has a âflagâ. âFlag-fallâ means the expiration of the allotted time for a player. 6.2 Handling the chessclock: 6.2.1 During the game each player, having made his/her move on the chessboard, shall pause his/her own clock and start his/her opponentâs clock (that is to say, he/she shall press his/her clock). This âcompletesâ the move. A move is also completed if: 6.2.1.1 6.2.1.2 the move ends the game (see Articles 5.1.1, 5.2.1, 5.2.2, 9.2.1, 9.6.1 and 9.6.2), or the player has made his/her next move, when his/her previous move was not completed. 6.2.2 A player must be allowed to pause his/her clock after making his/her move, even after the opponent has made his/her next move. The time between making the move on the chessboard and pressing the clock is regarded as part of the time allotted to the player. 6.2.3 A player must press his/her clock with the same hand with which he/she made his/her move. It is forbidden for a player to keep his/her finger on the clock or to âhoverâ over it. 6.2.4 The players must handle the chessclock properly. It is forbidden to press it forcibly, to pick it up, to press the clock before moving or to knock it over. Improper clock handling shall be penalised in accordance with Article 12.9. 6.2.5 6.2.6 Only the player whose clock is running is allowed to adjust the pieces. If a player is unable to use the clock, an assistant, who must be acceptable to the arbiter, may be provided by the player to perform this operation. His/Her clock shall be adjusted by the arbiter in an equitable way. This adjustment of the clock shall not apply to the clock of a player with a disability. 6.3 Allotted time: 6.3.1 When using a chessclock, each player must complete a minimum number of moves or all moves in an allotted period of time including any additional amount of time added with each move. All these must be specified in advance. 6.3.2 The time saved by a player during one period is added to his/her time available for the next period, where applicable. In the time-delay mode both players receive an allotted âmain thinking timeâ. Each player also receives a âfixed extra timeâ with every move. The countdown of the main thinking time only commences after the fixed extra time has expired. Provided the player presses his/her clock before the expiration of the fixed extra time, the main thinking time does not change, irrespective of the proportion of the fixed extra time used. 6.4 Immediately after a flag falls, the requirements of Article 6.3.1 must be checked. 6.5 Before the start of the game the arbiter shall decide where the chessclock is placed. 6.6 At the time determined for the start of the game Whiteâs clock is started.6.7. Default time: 6.7.1 The regulations of an event shall specify a default time in advance. If the default time is not specified, then it is zero. Any player who arrives at the chessboard after the default time shall lose the game unless the arbiter decides otherwise. 6.7.2 If the regulations of an event specify that the default time is not zero and if neither player is present initially, White shall lose all the time that elapses until he/she arrives, unless the regulations of an event specify, or the arbiter decides otherwise. 6.8 A flag is considered to have fallen when the arbiter observes the fact or when either player has made a valid claim to that effect. 6.9 Except where one of Articles 5.1.1, 5.1.2, 5.2.1, 5.2.2, 5.2.3 applies, if a player does not complete the prescribed number of moves in the allotted time, the game is lost by that player. However, the game is drawn if the position is such that the opponent cannot checkmate the playerâs king by any possible series of legal moves. 6.10 Chessclock setting: 6.10.1 Every indication given by the chessclock is considered to be conclusive in the absence of any evident defect. A chessclock with an evident defect shall be replaced by the arbiter, who shall use his/her best judgement when determining the times to be shown on the replacement chessclock. 6.10.2 If during a game it is found that the setting of either or both clocks is incorrect, either player or the arbiter shall pause the chessclock immediately. The arbiter shall install the correct setting and adjust the times and move-counter, if necessary he/she shall use his/her best judgement when determining the clock settings. 6.11.1 If the game needs to be interrupted, the arbiter shall pause the chessclock. 6.11.2 A player may pause the chessclock only in order to seek the arbiterâs assistance, for example when promotion has taken place and the piece required is not available. 6.11.3 The arbiter shall decide when the game restarts. 6.11.4 If a player pauses the chessclock in order to seek the arbiterâs assistance, the arbiter shall determine whether the player had any valid reason for doing so. If the player has no valid reason for pausing the chessclock, the player shall be penalised in accordance with Article 12.9. 6.12.1 Screens, monitors, or demonstration boards showing the current position on the chessboard, the moves and the number of moves made/completed, and clocks which also show the number of moves, are allowed in the playing hall. 6.12.2 The player may not make a claim relying only on information shown in this manner.
CARBOHYDRATES Carbohydrates are organic compounds composed of carbon, hydrogen, and oxygen in a ratio of about one carbon atom to two hydrogen atoms to one oxygen atom. The number of carbon atoms in a carbohydrate varies. Some carbohydrates serve as a source of energy. Other carbohydrates are used as structural materials. Carbohydrates can exist as monosaccharides, disaccharides, or polysaccharides. Monosaccharides A monomer of a carbohydrate is called a monosaccharide (MAHN-oh-SAK-uh-RIED). A monosaccharideâor simple sugarâ contains carbon, hydrogen, and oxygen in a ratio of 1:2:1. The gen- eral formula for a monosaccharide is written as (CH2O)n, where n is any whole number from 3 to 8. For example, a six-carbon mono- saccharide, (CH2O)6, would have the formula C6H12O6. The most common monosaccharides are glucose, fructose, and galactose, as shown in Figure 3-6. Glucose is a main source of energy for cells. Fructose is found in fruits and is the sweetest of the monosaccharides. Galactose is found in milk. Notice in Figure 3-6 that glucose, fructose, and galactose have the same molecular formula, C6H12O6, but differing structures. The different structures determine the slightly different properties of the three compounds. Compounds like these sugars, with a single chemical formula but different structural forms, are called isomers (IE-soh-muhrz). SECTION 2 OBJECTIVES â Distinguish between monosaccharides, disaccharides, and polysaccharides. â Explain the relationship between amino acids and protein structure. â Describe the induced fit model of enzyme action. â Compare the structure and function of each of the different types of lipids. â Compare the nucleic acids DNA and RNA. VOCABULARY carbohydrate monosaccharide disaccharide polysaccharide protein amino acid peptide bond polypeptide enzyme substrate active site lipid fatty acid phospholipid wax steroid nucleic acid deoxyribonucleic acid (DNA) ribonucleic acid (RNA) nucleotide C HO H C H OH C OH H C CH2OH H C H OH O Glucose C OH C O H OH C OH H CH2OH C H CH2OH Fructose C H HO C OH H C OH H C CH2OH H C H OH O Galactose Glucose, fructose, and galactose have the same chemical formula, but their structural differences result in different properties among the three compounds. FIGURE 3-6 Copyright Š by Holt, Rinehart and Winston. All rights reserved. 56 CHAPTER 3 Disaccharides and Polysaccharides In living things, two monosaccharides can combine in a condensa- tion reaction to form a double sugar, or disaccharide (die-SAK-e-RIED). For example in Figure 3-4, the monosaccharides fructose and glu- cose can combine to form the disaccharide sucrose. A polysaccharide is a complex molecule composed of three or more monosaccharides. Animals store glucose in the form of the polysaccharide glycogen. Glycogen consists of hundreds of glucose molecules strung together in a highly branched chain. Much of the glucose that comes from food is ultimately stored in your liver and muscles as glycogen and is ready to be used for quick energy. Plants store glucose molecules in the form of the polysaccha- ride starch. Starch molecules have two basic formsâhighly branched chains that are similar to glycogen and long, coiled, unbranched chains. Plants also make a large polysaccharide called cellulose. Cellulose, which gives strength and rigidity to plant cells, makes up about 50 percent of wood. In a single cellu- lose molecule, thousands of glucose monomers are linked in long, straight chains. These chains tend to form hydrogen bonds with each other. The resulting structure is strong and can be broken down by hydrolysis only under certain conditions. PROTEINS Proteins are organic compounds composed mainly of carbon, hydrogen, oxygen, and nitrogen. Like most of the other biological macromolecules, proteins are formed from the linkage of monomers called amino acids. Hair and horns, as shown in Figure 3-7a, are made mostly of proteins, as are skin, muscles and many biological catalysts (enzymes). Amino Acids There are 20 different amino acids, and all share a basic structure. As Figure 3-7b shows, each amino acid contains a central carbon atom covalently bonded to four other atoms or functional groups. A single hydrogen atom, highlighted in blue in the illustration, bonds at one site. A carboxyl group, âCOOH, highlighted in green, bonds at a second site. An amino group, âNH2, highlighted in yel- low, bonds at a third site. A side chain called the R group, high- lighted in red, bonds at the fourth site. The main difference among the different amino acids is in their R groups. The R group can be complex or it can be simple, such as the CH3 group shown in the amino acid alanine in Figure 3-7b. The differences among the amino acid R groups gives different proteins very different shapes. The different shapes allow pro- teins to carry out many different activities in living things. Amino acids are commonly shown in a simplified way such as balls, as shown in Figure 3-7c. (a) Many structures, such as hair and horns are made of proteins. (b) Proteins are made up of amino acids. Amino acids differ only in the type of R group (shown in red) they carry. Polar R groups can dissolve in water, but nonpolar R groups cannot. (c) Amino acids have complex structures, so, in this and other textbooks, they are often simplified into balls. FIGURE 3-7 (b) Alanine (an amino acid) (c) Simplified version of amino acid CH3 H N OH C C H O H (a) Copyright Š by Holt, Rinehart and Winston. All rights reserved. BIOCHEMISTRY 57 H H N C C OH H O H CH3 H2O Glycine Alanine H N OH C C H O H H H N C C H O H CH3 N OH C C H O H (a) (b) (a) The peptide bond (shaded blue) that binds amino acids together to form a polypeptide results from a condensation reaction that produces water. (b) Poly- peptides are commonly shown as a string of balls in this textbook and elsewhere. Each ball represents an amino acid. FIGURE 3-8 Substrate Products Enzyme 1 2 3 In the induced fit model of enzyme action, the enzyme can attach only to a substrate (reactant) with a specific shape. The enzyme then changes and reduces the activation energy of the reaction so reactants can become products. The enzyme is unchanged and is available to be used again. 3 2 1 FIGURE 3-9 Dipeptides and Polypeptides Figure 3-8a shows how two amino acids bond to form a dipeptide (die-PEP-TIED). In this condensation reaction, the two amino acids form a covalent bond, called a peptide bond (shaded in blue in Figure 3-8a) and release a water molecule. Amino acids often form very long chains called polypeptides (PAHL-i-PEP-TIEDZ). Proteins are composed of one or more polypep- tides. Some proteins are very large molecules, containing hun- dreds of amino acids. Often, these long proteins are bent and folded upon themselves as a result of interactionsâsuch as hydrogen bondingâbetween individual amino acids. Protein shape can also be influenced by conditions such as temperature and the type of solvent in which a protein is dissolved. For exam- ple, cooking an egg changes the shape of proteins in the egg white. The firm, opaque result is very different from the initial clear, runny material. Enzymes EnzymesâRNA or protein molecules that act as biological catalystsâare essential for the functioning of any cell. Many enzymes are proteins. Figure 3-9 shows an induced fit model of enzyme action. Enzyme reactions depend on a physical fit between the enzyme molecule and its specific substrate, the reactant being catalyzed. Notice that the enzyme has folds, or an active site, with a shape that allows the substrate to fit into the active site. An enzyme acts only on a specific substrate because only that substrate fits into its active site. The linkage of the enzyme and substrate causes a slight change in the enzymeâs shape. The change in the enzymeâs shape weakens some chemical bonds in the substrate, which is one way that enzymes reduce activation energy, the energy needed to start the reaction. After the reaction, the enzyme releases the products. Like any catalyst, the enzyme itself is unchanged, so it can be used many times. An enzyme may not work if its environment is changed. For example, change in temperature or pH can cause a change in the shape of the enzyme or the substrate. If such a change happens, the reaction that the enzyme would have catalyzed cannot occur.
[t comes from the GREEK name "Epilepsia" which means "taking hold of or seizing". - It is a disorder characterized by: recurrent seizures. SEIZURES R ectment transient attacks of: R epresent: R esult from: ASSOCIATED WITH: somatic, psychic, or, autonomic clinical featmes. clinical features of abnormally hyperexcitable cortical neurons. paroxvsmal and excessive electrical neuronal discharges. EEG changes & may be disturbance of consciousness. same causes of convulsions 1. Idiopathic epile~ ⢠It is the commonest cause. no cause can be detected ( 65 % ) ⢠It may be associated with positive family history in some cases. ⢠It starts in the l st & 2nd decades in the form of: -- Grand ma! epilepsy. Petit mal epilepsy. Myoclonic epilepsy. Atonic seizures. 2. Secondary epilepsy A. Local causes in the brain: l. Congenital: 2. Traumatic: cerebral palsy. a cause can be detected cerebral contusion or laceration. 3. Inflammatory: 4. Neoplastic: 5. Degenerative: 6. Vascular: encephalitis, brain tumours. mening1t1s, presenile dementia. brain abscess. stroke (especially hemon-hagic), hypertensive encephalopathy. B. General causes with secondary effects on the brain: I. Toxic: 2. Iatrogenic: 3. Metabolic: 4. Endocrinal: 5. Organ failure: 6. Heart disease: 7. Nutritional: - Alcohol, cocaine, lead. - Lidocaine, INH. - j glucose & ! glucose. - Hypoparathyroidism. - Hepatic failme. - Adam's Stoke's attacks. - Pellagra. - Botulism, tetanus. - Ambilhar, Amphetamine, Aminophylline. - j Ca & ! Ca. - Hype1thyroid crisis. - Renal failure. - Fallot's tetralogy. - j Na & ! Na. - Vitamin B6 deficiency. 8. Physical: 9. HYSTERICAL. - High fevers. - Heat stroke. 136 137 CLINICAL PICTURE 1. GENERALISED SEIZURES " Excessive electrical discharges from cortical neurons in BOTH hemispheres simultaneously " I. II. 1. Grand Mal Epile~: 1. Pre-ictal stage "attacks of tonic-clonic convulsions " (aura) It is a warning sign of a coming attack. It may be: ⢠Somatic: ⢠Psychic: ⢠Autonomic: 2. Ictal stage Myoclonus, Hallucinations. Tachycardia, (seizure) Sudden loss of consciousness: Parasthesias. Sweating. for seconds to minutes. -- Tonic phase (few seconds) o The UL & LL: o o o o The HEAD: The JAWS: CYANOSIS: are extended. is retracted to one side & the eye balls rolled up. are firmly clenched, with biting of the TONGUE. due to impaired respiration. There may be incontinence of urine. Clonic phase (few minutes) o The UL & LL: o The HEAD: 3. Post-ictal stage - It may be: ⢠Somatic: ⢠Psychic: ⢠Autonomic: Drug of choice: contract & relax repeatedly & rapidly. jerks forcibly. (sequelae) Todd's paralysis(< 24 hours, due to neuronal exhaustion). Confusion. Vomiting. Carbamazepine (Tegretol) or Phenytoin (Epanutin) Petit Mal Epilepsy: "attacks of loss of consciousness " " Absence " It starts in childhood & improves at puberty & usually disappears at the age of 20. 2. It is NOT PRECEEDED by aura & NOT FOLLOWED by sequelae. 3. It is usually PRECIPITATED by: hyperventilation 4. It is characterized by: or photic stimulation. sudden loss of consciousness of short duration (few seconds). 5. It may be associated with: ⢠High frequency ( 50 attacks / day). ⢠Falling to the ground without warning. ⢠Jerky movements of the head & UL Drug of choice: (myoclonic petit mal). Valproate (Depakine) or Succinimide (Zarontin) 137 138 Ill. M oclonic Seizures: "attacks of involuntary clonic movements " - It is characterized by: sudden, jerky, shock-like INVOLUNTARY muscle contraction. ⢠The jerks are bilateral contractions, mainly of the shoulders and arms. ⢠However, some patients repmtjerking in the lower limbs, trunk, or head. - It may be of 2 types: - Occurs singly ⢠Simple: ⢠As a pait of: I Drug of choice: IV. Atonic seizures: (no loss of consciousness). - Grand mal epilepsy (aura). - Petit mal epilepsy. Valproate (Depakine) or Clonazepam (Rivotril) I - Transient attacks of brief loss of postural tone, often resulting in falls and injuries. 2. PARTIAL SEIZURES "Excessive electrical discharges from cmtical neurons in a ce1tain area in ONE hemisphere" A. Simple seizures: " No disturbance in consciousness " - The CP depends on the site of the hyperexcitable neurones in the cerebral cortex, whether in: "Motor area or Senso,y areas". 1. Motor fits: ⢠Focal fits: ⢠Motor jacksonian fits: 2. General Sensory fits: ⢠Focal fits: ⢠Sensory jacksonian fits: 3. Special Senso1y fits: ⢠Visual hallucinations: ⢠Auditory hallucinations: ⢠Olfactory hallucinations: B. Complex seizures: - SITE: movement of part of a limb or the whole limb. movement of one side of the body (see before). parasthesia of part of a limb or the whole limb. parasthesia of one side of the body (see before). irritation of the visual sensory area. irritation of the auditory sensory area. initation of the uncus. " disturbance in consciousness " The hyperexcitable neurons are in the Temporal lobe "Temporal lobe epilepsy". - DURATION: The seizure lasts few seconds to few minutes. - The seizure starts with A ura, followed by A bsence, Automatism, Amnesia: 1. 2. 3. 4. A ura: A bsence: Automatism: A mnesia: Olfactory hallucinations, Deja-vu phenomenon, Sensation of fear. Absent patient with staring eyes (with no response to conversation). Involuntary Purposeless acts: motor ( eg, lip smacking, chewing) or verbal. No recalling of the seizure. 138 139 3. PARTIAL SEIZURES ~ GENERALISED SEIZURES " Partial seizures may spread to involve the whole brain .- secondarily generalised seizures " . HY-sterical epilepsY ⢠Usually: ⢠The cause: ⢠Incidence: young neurotic Sj2 . psychological & there is no organic lesion. usually occurs in the presence of people. ⢠It is associated with: ⢠EEG: ⢠It is not associated with: normal. ⢠Missed ttt. ⢠Menses. ⢠Alkalosis. anxiety, palpitaion & hyperventilation. tongue biting or incontinence of urine. ⢠Alcohol use & Drug abuse ( e.g. cocaine ). ⢠S timulation by photons & Hyperventilation. ⢠S leep deprivation & Stress & sudden withdrawal of antiepileptic drngs. INVESTIGATIONS 1. EEG: ⢠It is the most specific test for epilepsy because it records the electrical activity of the brain. ⢠It shows specific pattern: 2. LOCAL INVESTIGATIONS: "Epilepsy waves". "CT & MRI of the brain" ⢠To identify or exclude a LOCAL CAUSE of seizures in the brain. 3. GENERAL INVESTIGATIONS: "Laboratory investigations" ⢠To search for a GENERAL CAUSE of seizures, e.g. blood glucose. 139 140 TREATMENT A. General Measures: 1. 2. Moderation of the patient's physical activity. A void the precipitating factors ( Alcohol, hyperventilation, photic stimulation ...... ). 3. A ketogenic diet is encouraged because it will induce acidosis: - Acidosis is beneficial as it raises the threshold of stimulation of the brain cells. B. Specific Treatment: 2. 1. Treatment of the cause in secondary epilepsy. Anti-epileptic drugs: a) Always sta1t with one drug, then add another drug if there is no response. b) Always stop the drugs ONLY if: ⢠The patient stays free of symptoms for at least 2 years. ⢠The patient has a normal EEG. 3. Side effects of Anti-epileptic drugs: I . Skin rash. 2. 3. Bone marrow depression. Ataxia. Drug 1. Barbiturates (Pbenonobarbitone) 2. Hydantoin (Epanutin) 3. Carbamazepine 4. Clonazepam 5. Valproate 6. Succinamide ANTI-EPILEPTIC DRUGS NEW ANTI-EPILEPTIC DRUGS - These drugs are new dtugs that may be used in resistant seizures. 1. Lamotrigine: 200 - 400 mg/ day. 2. Felbamate: 3. Gabapentin: 400- 800 mg/ day. 600 - 1200 mg/ day. \ " General rules for use ": Dose 100-600 mg I day 100-600 mg / day 200-600 mg I day 2-6 mg I day 500-1500 mg I day 500-1000 mg / day Best indicated - Broad spectrum. - Not for petit mal. - Grand mal. - Motor Jacksonian fits. - Grand mal. - Motor Jacksonian fits. - Complex seizures. - Not for petit ma!. - Myoclonic. - Grand mat. - Broad spectrum. - Petit mat. 140 141 STATUS EPILEPTICUS DEFINITION - A medical emergency: 1. Repeated attacks of generalized convulsions, with lack of recove,y of consciousness, 2. Persistent attack of seizure lasting for at least 30 minutes. OR, - If the convulsions are not stopped rapidly, coma deepens & death may occur due to: heart failure or respiratory failure or brain damage or hyperpyrexia. - The most common causes are: sudden withdrawal of anti-epileptic drugs & stroke. TREATMENT A. General Measures: l. Take care of: " ABC " ⢠Place the patient on the ground, to guard against falling from bed. ⢠Mouth gag & 02 inhalation ( endo-tracheal intubation may be needed). ⢠Record the vital signs regularly. 2. Take a sample of: - Venous blood: for the level of: - A.tierial blood: for the level of: 3. a nti-epileptic drugs, a lcohol. pH, p0 2, pC02, HC0 3. Give cerebral dehydrating measures: e.g. Frusemide, cone. Mannitol, Dexamethazone. B. Specific Treatment: - Phenytoin with diazepam (or clonazepam) immediately: 1. Phenytoin: 2. Diazepam: Clonazepam: seizures recur: 15 mg I Kg slow infusion. 5 mg slowly IV, to be repeated after 5 minutes if seizures recur: maximum dose: 20 mg. OR: 2 mg slowly IV, to be repeated after 5 minutes if maximum dose: 6 mg. - If seizures persist after 20 min. of Phenytoin & diazepam: 3. PHENOBARBITONE: - In resistant cases: 200 mg infusion. 4. GENERAL ANAESTHESIA: may be used.