
Univers i Sistema Solar
Quiz by Xavier Feixa
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Una estrella està formada principalment per ...
alumini
hidrogen
oxigen
calci
El dia i la nit està causat pel moviment de ...
rotació
translació
Una estrella està formada principalment per ...
El dia i la nit està causat pel moviment de ...
Plutó es un planeta...
Una Marea està causada per la força de gravetat de ...
Quina inclinació te l'eix de rotació de la Terra?
A un eclipse de Sol ...
Quan la Terra està més a prop del Sol, a l'hemisferi nord es...
Quan la lluna està en forma de D, es ...
Quin és el període de translació de la lluna?
Un cos celeste composat principalment per gel i pols, que presenta una cua quan s'acosta al Sol, és un ...
Giulio cesare nacque nel centro avanti cristo e morì nel senso che fu ucciso nel 44 avanti cristo in una vita relativamente breve 56 anni che si colloca nel momento di passaggio drammatico da un sistema politico ad un altro dall'ordinamento tradizionale della città stato di roma ad un tipo di potere personale fortemente personale quindi la vita è di cesare proprio nel cuore di questo periodo quando affiora alla adolescenza all'uso della ragione egli è già un personaggio un personaggio malvisto perché si è legato per ragioni familiari tradizionali di schieramento anche politico alla famiglia di cinna fedele alleato e seguace di caio mario quindi sotto la dittatura di sila sicuramente un nemico ed e noi abbiamo su di lui varie biografie ma un elemento che ricorre in queste biografie e che silla uomo indubbiamente di grande capacità politica di grande intuito e di grande ferocia era convinto che andasse eliminato questo giovanotto perché pericoloso perché è talmente in gamba lo si vedeva già da giovanissimo da costituire un pericolo per l'ordinamento che sigla aveva instaurato secondo la tradizione roma viene fondata nel 753 avanti cristo da romolo che diventa anche il primo re della città per oltre due secoli roma è retta da una monarchia fino a quando tarquinio il superbo il settimo e ultimo re viene cacciato e viene instaurata la repubblica l'ordinamento repubblicano rimarrà in vigore per quasi cinque secoli durante i quali i romani porranno le basi del loro imponente impero la prima fase di questa espansione è dedicata alla conquista della penisola italiana tra il iii e il ii secolo avanti cristo roma allarga il proprio dominio su tutto il bacino del mediterraneo giungendo fino all'asia minore a farne le spese sono i cartaginesi di annibale ambientati nel corso delle tre guerre puniche e i macedoni la cui sconfitta segna la fine della potenza greca in questo lungo periodo lo stato romano si trova ad affrontare numerosi conflitti interni le lotte tra patrizi e plebei le rivolte popolari i durissimi scontri tra fazioni avverse tra il 133 121 i tribuni della plebe tiberio e gaio gracco propongono alcune riforme agrarie che mirano a una ridistribuzione delle terre in favore dei piccoli proprietari osteggiate da gli strati sociali più ricchi le riforme dei due fratelli vengono abolite ma segnano l'inizio di un lunghissimo periodo di scontri interni noto col nome di guerre civili che dura esattamente un secolo quando nasce cesare nel 100 avanti cristo la repubblica romana sta vivendo perciò una profonda crisi che ne mina le fondamenta al principio del primo secolo esplode un'insurrezione nelle province italiane i cui abitanti chiedono maggiori diritti è la cosiddetta guerra sociale repressa duramente dall'esercito romano capeggiato dal generale lucio cornelio silla silla sarà protagonista anche di una guerra civile che vede contrapposta la passione degli optimates gli aristocratici difensori dello status quo e i popularis i nobili favorevoli al cambiamento istituzionale il sanguinoso scontro vedrà la vittoria degli optimates di silla che nell 82 viene nominato dittatore con il compito di tentare una difficile pacificazione politica sia stato il trionfatore di una guerra civile ferocissima contro i mariani seguaci di caio mario ci dice in maniera sommaria e grossomodo ha un senso che capeggia uno schieramento conservatore sorretto da gli optimates e contrasta uno schieramento popularis di cui mario è l'uomo simbolo alla fine silla trionfare in questo conflitto i suoi avversari vengono fisicamente liquidati e la sua dittatura la dittatura esiste nell'ordinamento romano ma a termine cioè non può essere una carica vitalizia la sua dittatura stabilisce un un riordino un nuovo ordine della repubblica romana quindi si crea una situazione paradossale il potere personale fortissimo riordino dell'ordinamento tradizionale è fatta quest'opera di riordino costituzionale abbandono del potere si la compie un gesto indubbiamente straordinario a suo modo le ragioni per cui l'ha compiuto sono molteplici lascia la dittatura abbandona questo potere lo dismette per assistere da vecchio ormai morirà nell'anno 78 quindi poco dopo l'abbandono realizza tour a 78 avanti cristo per assistere al funzionamento del riordino che egli stesso aveva creato illusione ottica perché nell'anno 70 quindi appena pochi anni dopo cesare nel frattempo ha raggiunto i 30 anni i due consoli dell'anno 70 che sono niente meno che marco licinio crasso l'uomo più ricco di roma e che neo pompeo figlio di pompeo strabone pur rappresentando sostanzialmente forze sociali e politiche che consiglia erano state strettamente alleate abrogano l'ordinamento silano quindi con l'anno 70 si determinano una alleanza saldissima parrebbe dei due più potenti personaggi che sono sulla scena della politica romana un'alleanza personale politica e istituzionale attraverso la copertura del consolato che sembra stabilire un ritorno all ordinamento repubblicano tradizionale ivi compresa la restituzione ai tribuni della plebe delle loro importanti prerogative al tempo di giulio cesare la repubblica romana a oltre 400 anni di vita un lungo periodo durante il quale ha sviluppato un efficace organizzazione amministrativa l'esercizio del potere si fonda sulla suddivisione dei compiti tra il senato le assemblee popolari e i funzionari pubblici i cosiddetti magistrati il senato è l'istituzione che prende le decisioni più importanti in politica interna ed estera le assemblee popolari rappresentano l'elemento democratico della repubblica vi partecipano tutti i cittadini romani liberi escluse le donne e hanno come compito principale l'elezione dei magistrati i magistrati costituiscono il cardine della vita quotidiana ad essi infatti è affidata la gestione concreta dello stato ci sono innanzitutto i questori che si occupano delle finanze dell'erario gli edili che sovrintendono ai lavori pubblici al controllo dei prezzi e all'organizzazione dei giochi e i pretori a cui è demandata l'amministrazione della giustizia una figura di grande responsabilità è quella del tribuno della plebe istituita in seguito agli aspri conflitti sociali dei primi anni della repubblica i tribuni della plebe tutelano i diritti delle classi popolari e sono considerati sacri e inviolabili tra i magistrati la massima carica è quella dei consoli coloro che detengono il governo della città i consoli sono due esercitano il potere esecutivo e militare convocano e presiedono al senato comandano l'esercito in caso di guerra tutti questi incarichi hanno la durata di un anno e vengono ricoperti collegialmente una maniera questa per evitare le possibili tendenze dispotiche o monarchiche solo in caso di grave pericolo viene eletto il dittatore un governatore straordinario che assume in sé tutti i poteri fino alla conclusione dello stato di emergenza questa carica comunque può durare al massimo sei mesi vi è infine una carica religiosa che riveste un ruolo determinante nella vita di roma è il pontefice massimo che vigila sull'ortodossia del culto e presenzia alle manifestazioni pubbliche più importanti una figura influente anche dal punto di vista politico come comprende acutamente giulio cesare che per aiutare la sua scalata al potere riuscirà ad ottenere il pontificato nel 63 avanti cristo che accade nel frattempo del non più giovanissimo cesare caio giulio cesare appartiene a una famiglia la famiglia giulia di antichissima 1 bildt a patrizia però una famiglia economicamente non florida difficoltà economiche da un po di tempo non ci sono in famiglia personalità che hanno ricoperto il consolato che la carica più alta e più potente della repubblica quindi è un personaggio indubbiamente ragguardevole con una straordinaria capacità politica letteraria di influenza di clientele eccetera ma in difficoltà sicuramente di troppo rispetto ad una scena in cui ben due potentati si sono fatti avanti e per ora vanno d'accordo ma potrebbero prima o poi collidere il celebre aneddoto di cesare che quando è pro magistrato in spagna dice all'età mia alessandro magno aveva già conquistato il mondo e io per ora non ho ancora fatto lunedì memorabile è un aneddoto probabilmente verifico che però indica in maniera molto efficace il disagio in cui quest'uomo è venuto a trovarsi dando per assodato che l'aspirazione al primato ad una posizione di primato nella repubblica è per lui un dato acquisito dato dal quale non può prescindere quindi assistiamo riconsideriamo quanto abbiamo detto fino a ora ad un fenomeno significativo è a suo modo allarmante dentro l'ordinamento costituzionale repubblicano alternanza delle magistrature il ruolo egemonico del senato eccetera ci sono però figure tali vitale spicco e di tale ambizione che puntano ad avere una posizione egemonica le due cose non vanno senz'altro d'accordo e non è una storia recente soltanto è perché già nel secolo precedente alla fine del terzo e tutto il secondo avanti cristo c'era stata un'altra grande famiglia quella degli scipioni che aveva avuto grandi meriti naturalmente nell'espansione imperiale di roma nel mediterraneo basti pensare al vittoria contro annibale e poi la conquista durissima della spagna e poi le guerre verso la parte orientale del mediterraneo insomma una famiglia che ha contato moltissimo dell'espansione imperiale è però ingombra un po tanto nella repubblica quindi già con gli scipioni si è determinato questo attrito fra aspirazioni personali molto forti di famiglie che contano anche per la ricchezza anche per le clientele anche per il prestigio militare e l'ordinamento senatorio il senato è un organo collettivo senatori non possono essere un numero infinito e quindi appartenere a questa élite dominanti di gente che ha grande carriera alle spalle che ha grandi ricchezze alle spalle appartenere a questo collegio significa guidare la repubblica collegialmente ecco perché l'attrito con le figure emergenti che debordano rispetto ai limiti ordinati dalla costituzione ecco l'attrito come si determina e dopo l'esperienza silana dopo il gesto di silva di lasciare la dittatura e vedere come funziona il sistema ecco nuove grandi figure sulla scena cesare desidera di essere una di esse è la sua direttiva non fu chiarissima dall'inizio e è vero apparteneva per legami familiari all'ambiente mariano l'ambiente di cina però come ebbe poi a dire avrebbe potuto anche scegliere un orientamento diverso quindi rappresenta questo è molto interessante per noi che cerchiamo di capire la politica romana fuori degli schemi rappresenta la tipica figura che sceglie la parte con cui schierarsi in funzione della propria carriera della propria egemonia dove può avere una base sufficientemente forte per affermarsi li crea i suoi legami politici il senato è sicuramente è l'organo di governo principale dell'antica roma la sua creazione è attribuita allo stesso romolo e in origine designava l'assemblea degli anziani il nome senato infatti deriva dal latino seneca che significa appunto vecchio anziano in un primo tempo solo i patrizi ovvero l'elite aristocratica romana potevano accedere a questa carica in seguito la missione verrà allargata a tutti i cittadini più ricchi anche il numero di senatori subirà un sensibile aumento passando dai cento delle origini fino ai 900 del periodo di giulio cesare il requisito fondamentale per entrare in senato è l'aver esercitato una magistratura cioè una carica pubblica ma occorre anche l'approvazione dei censori sono infatti questi funzionari deputati al controllo della condotta civica a stilare ogni cinque anni la lista ufficiale dei membri del senato è nella fase repubblicana che il senato diventa il fulcro della vita pubblica assumendo di fatto il controllo dello stato e della sua stabilità i suoi compiti vanno dal controllo delle cariche pubbliche alla discussione dei progetti di legge dalla gestione finanziaria alla disciplina del culto religioso anche l'attività militare e la politica estera sono sotto la sua autorità i senatori organizzano le operazioni belliche stipulano gli accordi di pace e ratificano le dichiarazioni di guerra durante le guerre civili del primo secolo avanti cristo il senato perde il ruolo di garante dell'unita e della concordia politica da espressione degli interessi comuni diventerà un baluardo della fazione conservatrice gli optimates segnando così il proprio declino e quello della repubblica qual è lo scenario sociale in cui queste figure si muovono ormai è uno scenario profondamente modificato rispetto alla città stato dei tempi degli scipioni da una parte c'è stato un fenomeno di dilatazione geografica del concetto città di roma noi pensiamo a roma come a una città stato come in origine essa è effettivamente ma con la gestione e sapiente della cittadinanza della dell'allargamento della cittadinanza roma lentamente si dilata cittadinanza romana cittadinanza di diritto latino poi il lazio assume la cittadinanza romana gli italici che sono stati conquistati con guerre durissime con cui roma ha lentamente conquistato la penisola premono per avere la cittadinanza anch'essi i greci avevano posto la questione il tribuno druso l'aveva anche drammaticamente riproposta e ci aveva lasciato la vita sila ha sconfitto sul campo gli italici però al termine della guerra sociale nell 88 la cittadinanza romana è stata concessa a tutti gli italici a sud del po quindi roma è l'italia a sud del po fino alla punta estrema quando si devono fare le elezioni politiche le chiamiamo così si eleggono i magistrati più importanti consoli di edili i pretori si va a votare a roma ed a tutti i vari municipi d'italia ci si muove a proprie spese insediandosi temporaneamente nella capitale per esercitare il diritto di voto conquistare il consenso di questo grande elettorato non è un problema da poco la plebe urbana di roma però conta moltissimo mentre gli italici possono decidere di non scomodarsi ogni volta a venire a votare a roma la plebe urbana come viene chiamata base sociale dei capi populares sta lì e vive sostanzialmente con sussidi elargizioni di grano feste insomma non è che sia un ceto particolarmente produttivo è un ceto abbastanza parassitario che pesa moltissimo proprio come una massa critica addosso alle istituzioni anche potremmo dire addosso al senato allearsi con la plebe urbana significa avere una massa di manovra elettorale molto importante da mettere a frutto magari anche con fortissimo intervento economico le elezioni costano moltissimo a roma è un modello che si è protratto nei millenni questo è il quadro diciamo così politico elettorale poi c'è un altro elemento c'è un altro elemento del quale cesare capisce presto l'importanza studiando il suo futuro avversario ma per ora interlocutore più forte cioè pompeo quest altro elemento sono le legioni la massa militare a massa militare è costituita da dei cittadini che chiamati alle armi ci restano per anni e anni un servizio che dura moltissimo che diventano gli interlocutori diretti dei capi militari i capi militari che li portano alla conquista per esempio il caso di pompeo dell'oriente il favoloso oriente che sia aperto a roma grazie a questo grande capo militare per ciò detto pompeo magno le legioni vedono questi capi in particolare nel caso di pompeo il loro interlocutore diretto quello che con terminologia moderna giustamente famosa potremmo chiamare il capo carismatico la mediazione politica conta di meno per loro conta il rapporto diretto con il capo questa massa militare che è fatta di cittadini soldati naturalmente diventa col tempo sempre più importante rispetto alla plebe urbana più o meno parassitaria che sta nella capitale ed è la massa di manovra elettorale usata spregiudicatamente da dalle varie parti politiche ma tendenzialmente legata ai populares e che vede in alcuni dei tribuni della plebe i propri naturali rappresentanti cesare capisce presto che accanto alla consuetudine alla routine elettorale in cui è bravissimo straordinariamente capace c'è poi quell altro soggetto quello della massa militare con cui stabilire un contatto tale da creare una propria autonoma forza all'interno dello scontro politico e quindi quando si reca in spagna da pro magistrato dopo aver ricoperto la pretura lui cercherà di stabilire questo rapporto con le truppe che gli saranno affidate che sono poca cosa rispetto alle legioni pompeiane naturalmente ma anche cerca di stabilire dei contatti di carattere clientelare cioè con le élite locali ciò che pompeo aveva saputo fare magnificamente il suo colpo di genio potremmo dire quando si trova in una posizione minore rispetto ai due potentati crasso il pompeo suo colpo di genio e di puntare ad una carica l'unica carica vitalizia ma elettiva della repubblica romana che è pontefice massimo pontefice massimo viene eletto con una battaglia elettorale estremamente dura ed è tale finché non muore quindi conquistare la carica il pontefice massimo significa avere una posizione stabile nell'ordinamento cesare era considerato e certamente lo era molto vicino simpatizzante per la filosofia epicurea a roma l'epicureismo si era diffuso come li racconta cicerone nelle tuscolane in maniera straordinariamente pervasiva grazie a dei divulgatori del pensiero di epicuro che conosciamo di nome di tale si chiamava ma fini o di lui abbiamo soltanto questo cenno che fa cicerone o poco più cicerone dice hanno invaso tutta l'italia dp curerà un po allarmista ma indubbiamente era un orientamento filosofico incongruo rispetto alla centralità della politica caratteristica della repubblica romana per un personaggio che ha aspirazioni anche modeste la politica e l'attività principale è il mestiere fondamentale quindi bisogna avere anche quattrini una base economica legami quella è il mestiere quello è il mestiere di un vero cittadino romano è la l'epicureismo suggerisce di tenersi lontano dalla politica di non impegnarsi vivi nascosto il celebre motto attribuito ad epicuro e oltre a ciò ritiene che gli dei probabilmente esistono anzi ci saranno certamente da qualche parte ma si disinteressano delle cose umane la vicenda umana e un fluire di atomi materialisticamente aggregati disgregati l'anima è essa stessa mortale lui se c'è una filosofia che è lontana dal mestiere di cittadino ed al mestiere di pontefice massimo è certamente l'epicureismo per cui è interessante osservare questa sorta di scissione nella persona per cui il cesare intellettuale raffinatissimo forse il più grande scrittore di lingua latina che sia mai stato e di simpatia e figure e e al tempo stesso in quanto votato alla politica ha votato a contare nella repubblica possibilmente in una posizione egemonica egli e politico di mestiere e pontefici massimo poteva fermarsi per la più alta carica religiosa che non è soltanto strettamente religiosa perché il pontefice massimo come sappiamo da tantissime testimonianze episodi eccetera può paralizzare la vita politica può mettere dei veti fondamentali rispetto all'attività dei consoli ha un peso estremamente significativo direttamente politico quando egli si presentò alle elezioni per il pontificato massimo raccontano le biografie su e si congedò da sua madre dicendo o torno pontefice o torno in galera nel senso che si era talmente indebitato per la campagna elettorale da doversi poi difendere da accuse gravi per debiti non pagati vinse le elezioni d'altra parte le elezioni si vincono a tavolino prima di farle per cui egli aveva molte carte nelle sue mani c'è un romanzo bellissimo purtroppo incompiuto di uberto express three gli affari del signor giulio cesare che racconta molto da vicino e senza peli sulla lingua esattamente questo aspetto della figura di cesare all'opera come politico l'epicureismo è una delle grandi scuole filosofiche dell'età ellenistica nasce in grecia verso la fine del iv secolo avanti cristo pochi anni dopo la morte di alessandro magno secondo il suo fondatore epicuro di samo la filosofia ha come unico scopo liberare l'uomo dai suoi mali e condurlo verso la felicità [Musica] per raggiungere questo obiettivo è necessario sconfiggere le quattro grandi paure che affliggono l'animo umano la paura degli dei della morte del dolore e dell'infelicità la medicina di epicuro il cosiddetto quadri farmaco è basata su una concezione materialista dell'universo in cui le divinità sono indifferenti alle vicende terrene il timore della morte è irrazionale e la felicità è semplicemente la mancanza di dolore il compito dell'uomo saggio è giungere a una condizione di serenità detta atarassia in cui vi è assenza di ogni turbamento un atteggiamento che si traduce in un'esistenza appartata lontana dalle forti passioni ed alla partecipazione politica [Musica] questa visione individualistica e isolata della vita non sembra in armonia con gli ideali della roma repubblicana nella quale l'impegno politico e l'interesse comune sono tenuti in grande considerazione tuttavia nel corso del primo secolo avanti cristo il pensiero epicureo si diffonde con successo nella capitale ciò avviene grazie all'opera di alcuni studiosi greci seguaci di epicuro che si trasferiscono in italia portando con loro le idee del maestro l'affermazione delle pitture ismo si deve soprattutto all'opera di lucrezio il suo poema de rerum natura traduce in raffinati versi il pensiero del filosofo greco e costituisce il punto più alto della scuola epicurea latina cosa accade quando lui è pontefice massimo e pretore designato anno 63 ormai avanti cristo sono passati vari anni come vediamo dall'anno 70 in cui crasso il pompeo sono i padroni della repubblica nell'anno 63 e console marco tullio cicerone suo collega si chiama antonio non è ovviamente il futuro trio come è riuscito cicerone a farsi eleggere in una campagna elettorale combattutissima appoggiato da uno schieramento di optimates è riuscito contro lucio sergio catilina catilina e un nobile decaduto che ha in mente qualcosa che potrebbero assomigliare a una rivoluzione degli ordinamenti politico sociali romani di lui sappiamo quello che ci dicono i suoi nemici i suoi avversari sappiamo quello che dice cicerone nelle catilinarie per l'appunto che sono conservate l'idea che ci si può fare di questo personaggio finito tragicamente come diremo è che metteva insieme i resti di una serie di esperimenti falliti un po di avanzi di legionari sillani scontenti avanzi della guerra sociale reduci da campagne persino di quelle connesse alla guerra contro spartaco come suoi seguaci diciamo così retro scenici ma naturalmente il suo impegno era vincere le elezioni diventare console dopo un primo insuccesso egli si attrezza meglio e nell'anno 64 si vota per eleggere i consoli dell'anno 63 la sua candidatura è molto forte dietro le quinte è probabile che lo appoggiasse anche crasso anche cesare poi essere ha fatto scrivere in lungo in largo che lui con la congiura non c'entrava per nulla però prima del fallimento della congiura uno si chiede sempre potrebbe vincere quindi non è male restare da quella parte siccome è pericoloso come candidato e gli italici sono venuti in massa a votare per lui gli auguri ruolo religioso importantissimo subordinato a quello di pontefice massimo fanno sapere che gli auspici non sono favorevoli quindi non si può votare quindi tu questi italici se ne tornano nelle loro sedi le lezioni sono rinviate e quando si vota da capo non c'è più questa massa di sostenitori pronta a rifare il viaggio per venire a roma a votare per caterina cicerone vince caterina e sconfitto ancora una volta quando ormai era convinto di farcela e a quel punto secondo le narrazioni a noi giunte concepisce una presa del potere per via violenta rivoluzionaria creandosi delle alleanze retroscena che anche cerca di allearsi con dei galli che poi lo tradiranno ammazzare i consoli in carica ammazzando i consoli in carica si decapita lo stato a repubblica è in quel disordine si prende il potere grosso modo questo è il suo disegno questo disegno fallisce cicerone verso la fine dell'anno 63 alle prove abilmente catturate della congiura aggredisce in senato ex abrupto catilina con la famosa prima catilinaria pronunciata di getto con un oratorio irruenta efficacissima in parte riprodotta in quella che noi chiamiamo la prima catilinaria da lui ovviamente riscritta dopo porterà in tour e avendo le prove di questo reato gravissimo che è stato concepito e stava per essere perpetrato ha avuto l'accortezza di emettere guardie davanti a casa sua per impedire che l'attentato nei suoi confronti venisse attuato avendo le prove in mano porta davanti al senato l'accusa di eversione e la proposta di esecuzione immediata dei congiurati cioè senato siede in quel momento in una funzione giudiziaria cosa rarissima dinanzi all'alto tradimento che è appunto la uccisione dei magistrati più importanti della repubblica questa procedura può avere un senso e id i pareri sono divisi noi abbiamo notizie di questo drammatico dibattito che si è svolto in senato in cui cesare è intervenuto in cui è intervenuto catone un po più giovane di cesare di età interviene cicerone stesso è la proposta di esecuzione capitale immediata sta per essere approvata a cesare si oppone si oppone e del pontefice massimo mentre parla in senato contro le esecuzioni capitali dei cattivi nari e ha svolto una tesi piuttosto originale che cioè visto che probabilmente l'anima immortale come alcuni ritengono quella eco della sua adesione diciamo così filosofica l'epicureismo uccidere e meno punitivo che mettere in carcere a vita e quindi teniamo lì in vita perché così veramente li puniamo e sta per ottenere il consenso con questa formulazione non perché ci fosse una setta epicurea diffusa ma perché arretrare dinanzi a un passo così grave tutto sommato attrae la maggioranza dei senatori interviene a quel punto catone con un discorso fortissimo sprezzante nei confronti di cesare dei confronti dei senatori che sono titubanti la maggioranza approva l'esecuzione capitale e per ordine del console in carica i congiurati vengono strangolati nel carcere mamertino e cicerone dall'annuncio al popolo con la famosa espressione vix erunt sono morti erano vivi lavoro sono morti cesare n'è uscito con qualche ammaccatura da questa vicenda crasso non ha problemi perché classe l'uomo più ricco di roma tutti sanno che ha flirtato con i catilinari ma nessuno mai oserebbe toccarlo pompeo fuori del pomerio cia le sue legioni che vogliono i premi adeguati per essere stati i conquistatori dell'oriente cicerone trionfa cile non è il salvatore della patria e daccapo acclamato pater patrie secondo romolo ha rifondato roma se un po montato la testa perché naturalmente capeggiava uno schieramento non avere tutto merito suo uno schieramento che ha ritenuto che schiacciando catilina si dava un colpo mortale ai populares e quindi allo stesso cesare fosse o meno coinvolto nella congiura lui una situazione termina di lì a poco con la battaglia di pistoia perché catilina è fuggito da roma con i suoi seguaci e l'altro console antonio lo ha affrontato sul campo di battaglia a pistoia sono stati ammazzati tutti catilina muore in battaglia dopo questa vicenda si può dire la parte degli orti mates si considera al sicuro sorpresa nell'anno 60 quindi siamo a ridosso 62 si è svolta la battaglia di pistoia nell'anno 60 pompeo insoddisfatto di come il senato non dà soddisfazione alle sue legioni crasso desideroso di mettersi al sicuro dopo la rischiosa parte che ha giocato nella vicenda catilinaria cesare che tutto sommato ha avuto un ruolo protagonistico nella battaglia in senato si mettono d'accordo privatamente quindi è un patto privato chiamato volgarmente primo triunvirato e stabiliscono di allearsi anziché farsi la guerra il primo triunvirato cosiddetto patto privato tra tre potentati nell'anno 60 decide quali saranno i consoli dell'anno prossimo come sarà gestito il potere quali province saranno date ai contraenti quali leggi e consoni eletti faranno passare uno potrebbe dire ma prima delle elezioni già si sa come andrà a finire già si sa come era finita nel senso che è la forza diciamo suadente della manipolazione del consenso è un fatto centrale nella repubblica ormai potremmo dire agonizzante e viene eletto cesare consone per il 59 suo collega perché non si può avere tutti e due i posti e marco calpurnio bibulo uomo legatissimo a gli ottimati un po ottuso essere un genio non solo politico ma anche intellettualmente versatile più diversi campi bibulo è un vecchio signore tradizionalista abituato a dire no ogni volta che i popolare si dicono sì piume quindi una convivenza difficile il compito di cesare la console è innanzitutto di varare delle leggi leggi agrarie che favoriranno i veterani di pompeo con assegnazioni di terre deducendo colonie di veterani pompeiani è un'operazione di destra o di sinistra nel popolare o ultimate è un'operazione a favore del grande soggetto sociale che sono le regioni cioè se lei ha capito benissimo che è quello l'interlocutore contro la sua legislazione agraria bibulo mette il veto cioè si crea una situazione paradossale dal punto di vista costituzionale cioè un console mette il veto all'attività dell'altro console come sappiamo chi con soli sono due perché devono agire collegialmente no quando fu istituito il consolato alla fine della monarchia cacciato tarquinio si disse lo racconta tito livio efficacemente che il potere dei consoli era analogo a quello dei re però durava un anno soltanto e perché fosse minore il peso erano due e quindi la collegialità delle decisioni dei due massimi magistrati è un cardine della repubblica cesare si disinteressa di questo contrasto che bibulo scatena in tutte le forme auspici negativi il diritto di veto bibulo si ritira in casa e non collabora più quasi a creare una situazione di crisi istituzionale irreparabile cioè sarebbe avanti lo stesso quindi il consolato di cesare l'anno 59 è già ai limiti della legalità se non oltre la legalità ma alle spalle c'è l'appoggio degli altri due i quali hanno un soggetto potentissimo dietro di sé cioè le regioni e quindi senato abbozza come si suol dire deve accettare una situazione di paradosso costituzionale e istituzionale ai limiti della tollerabilità per giunta e qui essere diventa un certo senso l'uomo che vince la partita rispetto agli altri due si fa attribuire come governo provinciale per cinque anni la gallia abbiamo la gallia cisalpina alla gallia narbonese che sono già province romane è però c'è la gallia cometa cioè la gallia non ancora sotto il controllo romano che egli si propone di conquistare quindi qual è il colpo di genio che cinicamente lui mette in atto determinare una situazione di conflitto prolungato che richiede una grande massa militare per essere attuato che gli determinerà l'analogo di ciò che pompeo ha avuto nella sua lunghissima carriera di conquistatore a oriente e deve creare il casus belli quindi entra in scena potremmo dire come pro magistrato delle gallie col proposito di determinare un conflitto per prolungare una guerra durissima con le tribù galli che ed estendere la presenza romana sull'intera gallia anche quella cometa anche quella belgica che appunto di fronte alle isole britanniche noi abbiamo un libro straordinario dei più bei libri della letteratura latina cioè de bello gallico che tempo si leggeva a scuola nelle scuole medie inferiori senza apprezzarne l'importanza e rilievo la lingua raffinata e soprattutto la falsità potrebbero dire la falsità nel senso del carattere spiccatamente propagandistico dalla prima all'ultima pagina di quest'opera che mira sostanzialmente a convincere l'elite dirigente che legge della necessità di quel conflitto delle ragioni di esso della giustezza della condotta bellica di cesare e quindi è un'arma così come lo sono le legioni come nascono questi commentari de bello gallico sono lo sviluppo letterario delle relazioni al senato che in quanto pro magistrato e gli invia regolarmente per spiegare i successi che via via sta conseguendo e chiedendo a ridosso le suppliche azione cioè delle solenni forme di riconoscimento da parte del senato dei successi che lui ha ottenuto si ricorda spesso il fatto che gli eletti sono stati all'inizio lo strumento dello scatenamento di questa guerra meno si ricorda il fatto che l'operazione ha comportato vere e proprie forme di genocidio popolazioni centinaia di migliaia di persone sono state massacrate gli usi petite teri al punto tale da determinare a roma una reazione contro cesare da parte dei suoi avversari quel personaggio abbiamo ricordato prima catone che continua la sua azione di contrasto rispetto ai tre e in particolare rispetto cesare buone davanti al senato la questione bisogna consegnare cesare ai galli come criminale perché ha commesso un ingiustificabile genocidio che determina anche una conflittualità sempre più aspra è un'immagine della repubblica romana tutt'altro che limpida è una richiesta estrema che non passa in senato però un campanello d'allarme i cinque anni trascorrono nel frattempo i rapporti tra i tre si deteriorano c'è stato un patto che poteva entrare in crisi questo patto viene rinnovato negli anno 55 59 era console cesare il 58 è andato in gallia come pro magistrato come proconsole 55 si riuniscono a lucca cesare e pompeo e crasso e rinnovano il patto il patto di lucca comporta un alleanza familiare tra cesare e pompeo pompeo sposa la figlia di cesare l'unica figlia che lui aveva e si stabilisce che saranno da capo consoli pompeo e crasso insieme il secondo consolato di pompeo e crasso che puntualmente vengono eletti tutti e due sancisce potremmo dire il patto di lucca lo corona lo completa crasso si rende conto che non basta dominare a roma oa vere ricchezze sterminate bisogna avere anche un potere militare e mentre pompeo ha già fatto la sua parte il conquistatore dell'oriente cesare sta facendo del suo meglio in gallia e gli si fa attribuire come pro magistratura dopo la conclusione del consolato della provincia di siria la provincia di siria era stata inventata da pompeo nell'anno 67 la dinastia dei seleucidi era finita nel nulla lui aveva conquistato senza colpo ferire antiochia era entrato a gerusalemme aveva violato il tempio cosa ragione per cui gli ebrei lo hanno sempre detestato è però la siria era l'avamposto militare della repubblica imperiale romana nei confronti di un regno l'ultimo grande legno e le nistico regno ellenistico potremmo dire cioè quello dei party che incombono sul confine orientale in particolare sulla provincia di siria per che incombono non vogliamo dilungarci su questo ma è certamente importante dire che lo strato e legni zato delle città nella provincia di siria e molto superficiale la popolazione indigena diciamo così subisce la presenza romana e guarda ai party come possibili liberatori i parti lo sanno benissimo e quindi le loro incursioni nella provincia sono spesso micidiali quindi è il punto più debole della linea difensiva romana quel confine grasso si avventura da pro magistrato in una impresa che si risolverà in una catastrofe la battaglia di carrè lui si inoltra nella mesopotamia con le legioni un suo ufficiale e quel caio cassio longino che poi ammazzerà cesare nel 44 brillante ufficiale bravissimo che si salva in questo disastro crasso viene catturato decapitato e diciamo la fine tremenda che lui fa è anche il segno potremmo dire che ormai la scena politica si riduce a due grandi rivali che sono cesare e pompeo cesare capisce benissimo che la scomparsa di crasso non gli giova perché accelera lo scontro è si avvicina al momento dello scontro sapendo di essere una posizione difficile ha rinnovato il comando galli così di è stato protratto ma per salvarsi dai suoi avversari i quali sono pronti non appena uscirà di carica a portarlo in tribunale per le malversazioni al tempo del suo primo consolato che lo vorrebbero portare in tribunale per tante altre ragioni tra l'altro quelle che catone ha portato davanti al senato per sottrarsi a questa probabilissima persecuzione giudiziaria deve farsi eleggere console la magistratura lo metterebbe al riparo e però se lascia la pro magistratura per venire a farsi la campagna elettorale a roma e vulnerabile cioè nello spazio tra l'uscita di scena come pro magistrato e l'entrata in carica eventuale come console c'è un interstizio un intervallo in cui i suoi avversari lo porteranno in tribunale e lui sa che va a finire male perché i tribunali sono funzionano con altrettanta oggettività quanto le elezioni il corpo elettorale e quindi la sua battaglia col senato attraverso una trattativa che conosciamo abbastanza bene e mirante ad ottenere la possibilità ha la facoltà di farsi eleggere in assenza cioè lui sta in gallia continua a serbare la posizione di pro magistrato e si candida alle elezioni protetto dalla posizione di pro magistrato quindi chiede di essere candidato pur non essendo a roma pur non avendo deposto la carica diplomati strato esponendosi quindi al rischio che abbiamo appena detto e su questa battaglia che si arriva alla guerra civile in questa battaglia pompeo naturalmente non si sporca le mani ai suoi uomini in senato la potente famiglia dei cloud di marcelli naturalmente catone più tutta una serie di figure di secondo piano il senato è dominato dai grandi personaggi però poi ha anche le masse di manovra naturalmente e sigla il suo tempo lo aveva decimato ma poi si è riformato è un organismo duro a morire il senato e ha uno spirito di corpo fortissimo quindi quando si nel 49 cesare ci rende conto che la situazione gli è sfavorevole perché questa sua richiesta di poter essere candidato in assenza non avrà sbocchi si vede per giunta richiedere due legioni da pompeo il quale fa deliberare dal senato che gli venga affidata alla campagna contro i party per vendicare l'uccisione di crasso per riprendere la campagna partica quindi ha bisogno di legioni e quindi la campagna gallica ormai è finita ci essere riuscito a schiacciare tutte le varie rivolte vercingetorige l'assedio di alesia e quindi gli può dare due regioni cioè se ne sta al gioco gli molla due regioni quindi si trova in una posizione anche militarmente inferiore il punto di non ritorno dopo che questa estenuante trattativa è arrivata sul binario morto e all'inizio di gennaio di primi giorni di gennaio dell'anno 49 avanti cristo il senato si riunisce decide la spartizione delle province attribuisce le provincia ai magistrati dell'anno 50 cesare l'utente escluso completamente da questa operazione è caccia brutalmente antonio che in quel momento e tribuno della plebe dalla possibilità esclude completamente dalla possibilità di contestare queste decisioni del senato noi abbiamo un racconto splendido faziosissimo naturalmente ma molto efficace di questa vicenda nel primo commentario cesariano della guerra civile e un testo memorabile dove c'è se le descrive questa furia questa visita dei dirigenti dei dei leader della pars attivate mentre pompe non sta a guardare che si spartiscono le cariche il potere le legioni le regioni le province e descrivere tutto questo subito dopo aggiunge la fuga da roma dei tribuni della plebe che sono stati maltrattati fisicamente aggrediti che lui esibisce davanti alle legioni mentre sta sul confine tra la provincia della galles alpina e l'italia il comizio che lui fa mostrando alle truppe i due tribuni ancora coperti di sangue di lividi di tunica e strappate una scena di grande efficacia patetica e quindi la decisione che emerge per acclamazione e invadere l'italia il passaggio del rubicone confine tra la provincia nella gallia cisalpina e roma cioè l'italia rimini è la prima tappa a quel punto la guerra civile a inizio è scoppiata nel momento stesso in cui cesare ha violato con le sue truppe la città di roma cioè rimini la situazione che si determina è velocissima nelle sue dinamiche e anche a suo modo sconcertante la decisione che prende la parte senatoria su suggerimento di pompeo e di lasciare roma perché si immagina che la bravura tattica di cesare la velocità che ci sarà sempre avuto nei suoi spostamenti quando durante le campagne galli che è tale che in brevissimo può essere a roma e pompeo non gradisce di rifare la scena da sillana per cui la guerra civile si combatte sul suolo della città di roma e sceglie una linea che a lui sembra sicura ma in realtà è avventuristica trasportare il senato le magistrature le regioni se stesso in oriente imbarcarsi a brindisi sbarcare in epiro rafforzarsi lì e lì aspettare cesare per uno scontro militare definitivo perché lo ha fatto ma tanto perché evidentemente non riteneva agevole affrontare e cesare con le legioni di cui disponeva in quel momento in italia probabilmente in una posizione per dente o comunque problematica e poi perché era sicurissimo della sua forza in oriente dove aveva le sue clientele da sempre dove non soltanto il tessuto diciamo così militare ma anche quello clientelare delle élite locali era a suo favore senato e sconcertato naturalmente perché senato la prima volta nella storia di roma che si sposta lascia la sua sede naturale va un'altra parte della repubblica imperiale e in gran parte lo segue gran parte lo segue alcuni restano a roma a cui cicerone cicerone e angoscia tissimo cicerone ha sognato di essere l'uomo chiave in questa vicenda della guerra civile ma in realtà è stato una pedina da un certo punto in avanti è una testa politica lucidissima non ha alcuna stima di pompeo in lettere private che noi abbiamo di lui scrive chiaramente questo uomo cioè pompeo vuol fare come sigla vuol fare anche lui le sue prescrizioni quindi non è il garante della legalità repubblicana è un potentato militare che vuole fare il princeps in repubblica cioè vuole essere quello che era stato sigla e che ha sempre desiderato durante tutta la sua carriera di è chiarissimo però non si fida neanche di cesare cesare invece per parte sua loeb adulando dimostra grande considerazione gli manda lettere cesare gliele ha fatte recapitare con l'aiuto di due suoi fedelissimi occhio e balbo si chiamavano erano i suoi agente singh regole su come si diceva manutengoli fedelissimi abilissimi a roma durante i molti anni della sua assenza in gallia e occhio e balbo trasmettono questo messaggio a cicerone gli dicono senza il tuo consiglio lui non farà una mossa aspettano qui a roma perché sarà il suo consigliere cosa naturalmente inverosimile alla fine anche cicerone decide ricattato un po da amici izzy persone che gli erano sempre state vicine si decide anche lui e imbarcarsi a brindisi è unirsi al campo di pompeo cesare al seguito da grandissimo stratega qual era una linea politica militare assolutamente imprevedibile per tutti tutti si aspettavano che abboccasse corresse anche lui in epiro a combattere invece va in spagna che apparentemente una mossa sconcertante non senza essere passato da roma impadronendosi dell'erario quindi si rafforza economicamente prendendosi il tesoro dello stato si fa nominare dittatore dictator che la una carica come abbiamo detto prevista dall'ordinamento romano non c'è il console che dovrebbe nominare che cosa che se ne sono andati con pompeo allora si fa nominare il suo magistero equity comunque è dictator e come tale al diritto di mettere le mani sul denaro dello stato si reca a marsiglia e poi in spagna per liquidare le forze pompeiane che stanno lì perché lui sa benissimo e questo era il disegno di pompeo che se si imbarca brindisi sarà stretto in una tenaglia fra i pompeiani che vengono dalla spagna ai pompeiani che stanno in grecia quindi passa mesi a sistemare l'occidente dopo di che ritorna a roma si imbarca brindisi e nel momento più favorevole possibile anche dal punto di vista climatico quando nessuno si aspettava che sbarcasse sulla costa adriatica antistante a rischio anche di naufragi di danni irreparabili piomba in epiro e poi in tessaglia e lì la battaglia campale di farsalo agosto nell'anno 48 è uno dei modelli potremmo dire della sua capacità militare di capovolgere una situazione sfavorevole tale sul campo e diventa lui favorevole tanto che i morti della parte avversa sono infinitamente di più dei pochi delle sue truppe qui siamo a 4 anni dalla sua morte che avverrà il 15 marzo del 44 questi anni sono quasi per intero dedicati ad una guerra civile interminabile una lunghissima guerra civile di solito la si racconta sapendo come va a finire purtroppo nel raccontare la storia è inevitabile a questo punto di vista perché il narratore saggia l'epilogo poteva andare a finire diversamente prima tappa dagli esiti imprevedibili pompeo fugge in egitto perché sa che l'egitto è roba sua i sovrani che si sono succeduti sono stati tutti i suoi clienti lui ha fatto riportare sul trono un certo tolomeo ha un'età che era un soggetto piuttosto deplorevole ma comunque nulla a farlo ha piazzato le sue truppe sono rimaste in egitto per sorreggere quest'uomo quindi è convinto di andare al sicuro nonostante la sconfitta tremenda farsalo la sorpresa qual è che approda in un egitto dilaniato da un conflitto dinastico e i notabili che contano intorno al re che un bambino un fanciullo pensano che ammazzando pompeo possono avere con cesare un buon rapporto o comunque un rapporto privilegiato e quindi attraggono catturano pompeo che sbarcano in una barchetta al porto di alessandria lo trafiggono lode capitano e quando cesare che si è lanciata all'inseguimento di proprio con pochissime truppe approda ad alessandria gli mostrano la testa di pompeo e cesare mostra di essere commosso ma crisi di pianto mi è stata rimproverata questa scena come di estrema falsità ipocrisia forse c'è anche un elemento di verità di patetismo vero in questa scena tutto sommato quest'uomo non era stato anche a lui molto vicino e soprattutto cesare capisce che se questi re clienti sono capaci di questo sono capaci anche nei suoi confronti di colpi di mano o di pugnalate alla schiena cosa che puntualmente accade lui viene imbottigliato nel palazzo reale di alessandria dallo stesso gruppo intorno al tolomeo tredicesimo fanciullo che ha liquidato pompeo e soltanto con tutta la sua abilità tattica a rischio di perdere completamente la sua flotta incendiandola dall'altro del palazzo e provocando l'incendio di una parte della città di alessandria in attesa di aiuti che tardano ad arrivare lui riesce a cavarsela da un assedio che poteva essere mortale alessandria è stato un punto di non ritorno napoleone ha scritto quando era ormai a sant'elena un breve libro sulle guerre di giulio cesare in cui rimprovera cesare l'imprudenza di alessandria dopo quella inopinata vittoria che poteva essere la sua tomba cesare aiutato dagli ebrei che sono accorsi in suo aiuto amici di cesare nemici di pompeo risale l'oriente rientra in italia sbarca brindisi e si trova da capo davanti una sedizione repubblicana quel catone che abbiamo più volte rubinato si è spostato nel nord africa e li organizza con l'aiuto dei re locali clienti dei romani l'ultima resistenza repubblicana la battaglia di thapsos e siamo nell'anno 46 cioè cesare passa da roma si fa a rinnovare la dittatura ma è costretto a proseguire la guerra civile che come vediamo si svolge in tutto il teatro mediterraneo a base di thapsos è stata durissima catone dopo la sconfitta si è suicidato cesare ha riordinato i rapporti diciamo così di clientela e di dipendenza da roma in quell'area geografica ma quando torna a roma si trova dinanzi all'ultima è durissima secessione quella dei figli di pompeo che in spagna avevano una base formidabile di clientele e che hanno organizzato la guerriglia quindi ancora una volta si mette in strada barca i pirenei arriva a monda e nella battaglia di monda si gioca tutto la materia di monda sta per volgere a suo sfavore e siamo nell'aprile del 45 si impegna personalmente prende in mano le insegne le aquile eccetera e la battaglia volgere a suo favore torna finalmente e questa volta non ci sono più teatri di guerra fa l'errore di trionfare anche sui pompeiani sconfitti in spagna cosa che non gli verrà mai perdonata dai suoi avversari dove a trionfare sui galli sull'egitto ma non su i suoi concittadini questo è il punto critico un errore tattico non da poco che lui commette la vicenda finale è presto detta è una vicenda in cui dal suo stesso entourage in particolare da antonio parte l'iniziativa pericolosissima di proporgli di assumere il ruolo di rex la corona durante i lupercali antonio gli offre questa corona lui la respinge la fa mettere sulla statua di giove però ormai nonostante la sua abile capacità clemenza cesaris di catturare gli avversari perdono politicamente generosissimo nonostante tutto questo serpeggia ormai nel elite senatorio in una parte di essa l'idea che quest'uomo facendosi attribuire dopo monda la dittatura a vita e quindi ormai una forma di potere monarchico diventa colui che affosserà anzi ha già affossato la repubblica ecco come nasce dal suo stesso ambiente la congiura marco giunio bruto suo figlioccio suo protetto e caio casio longino che abbiamo ricordato prima nella campagna di crasso contro i parti sono i protagonisti di una congiura per la quale più o meno i leader cicerone incluso sono coinvolti congiura che ha un risultato immediato quasi prevedibile tante pugnalate sullo stesso corpo una almeno è mortale e cesare rotola ai piedi della statua di pompeo ma il problema politico rimane tutto aperto i congiurati hanno perso il giorno dopo quando si sono accorti che la gran parte è l'opinione pubblica della plebe urbana che le legioni che una parte consistente del senato non accettano il nuovo stato di cose ea quel punto si apre un nuovo ciclo di guerre civili che si concluderà nel 31 avanti cristo è stato detto che cesare non ha fondato la monarchia uno storico inglese ha scritto ha fatto tutto ma certo non ha liquidato la repubblica questa fase sembra un po strana se uno considera che l'attentato è stato fatto perché gli si rimproverava di voler essere dittatore a vita ma l'errore compiuto sul piano istituzionale da cesare è stato di dilatare all'infinito una magistratura straordinaria alla dittatura cioè non ha saputo scegliere la forma costituzionale per far uscire dalla crisi repubblicana ci mette molto tempo la repubblica romana per diventare principato cioè governo del princeps il capolavoro lo farà ottaviano il quale fingerà di restaurare la repubblica nell'anno 27 avanti cristo arrogando a sé il ruolo di princeps realizzando dunque quel potere personale fondato sulle regioni che ci essere ha intuito ma dandogli una veste repubblicana
Crea un quiz sul seguente articolo di giornale: "Faggin: «Chi ci vende l'Intelligenza artificiale ci sta truffando: dobbiamo svegliarci» L'inventore del microprocessore: «Sfruttano i nostri dati e mirano a convincerci che siamo macchine» 22 settembre 2023 «Riconoscere le nostre origini è fondamentale per andare lontano», sottolinea mons. Paolo Andreolli, un "figlio" di Pojana Maggiore da poco nominato da papa Francesco vescovo a Belém in Brasile, premiato dal presidente Giancarlo Bersan della Bcc Vicentino Pojana Maggiore all'incontro organizzato dalla banca di credito cooperativo con dipendenti, sindaco Paola Fortuna, autorità, imprenditori per ascoltare il prof. Federico Faggin. "Origini" per mons. Andreolli e Bcc di Pojana, sono prima di tutto i valori della cooperazione, della solidarietà, della creatività, del servizio al territorio berico. E ora come noto proprio Federico Faggin - "figlio" di Vicenza che ha fatto fortuna in America come inventore del microprocessore e del touchscreen - col libro "Irriducibile" che non si stanca di presentare ovunque ha rivoluzionato l'idea di quali siano le "origini" dell'umanità e della materia. L'esperienza di Faggin parte incredibilmente da due fatti, come racconta lui stesso, che risalgono a più di 30 anni fa. Da una parte il successo delle sue scoperte e delle aziende da lui fondate non gli impediva di provare una sofferenza interiore: «Era la mia coscienza: vivevo troppo di esteriorità». Dall'altra una notte nel 1990 sentì sprigionarsi dal petto «un fascio di luce, energia bianca potentissima che poi scoppia e si espande: tutta la realtà era fatta di quella energia, e io stesso ero sì osservatore ma anche parte di quella realtà». La ricerca Per oltre 25 anni, ricostruisce Faggin, ha quindi lavorato alla sfida più grande, vivendo «la mia quarta vita dopo l'infanzia e le esperienze da inventore e da imprenditore: la riscoperta di chi siamo e di cos'è l'essere umano». Il suo obiettivo iniziale era creare un computer che, come le reti neurali, possa "imparare da solo": è la stessa pista «che ha permesso di giungere all'intelligenza artificiale, allora giudicata impossibile». Ma qui arriva il punto: studiando per anni più branche del sapere umano, Faggin arriva a concludere che l'esperienza della coscienza che ognuno di noi ha in sé, nel sentire il sapore del cioccolato, o il profumo di rosa, o l'amore per un figlio, «non è assolutamente traducibile in segnali elettrici» che sono il cuore di qualsiasi computer. La coscienza è "irriducibile". È l'inizio per Faggin dell'elaborazione della sua teoria della coscienza, destinata a rovesciare l'intera piramide della nostra scienza. Tradizionalmente noi pensiamo che prima esistano gli atomi di materia, poi si sia giunti a certe loro aggregazioni particolari che formano le cellule e quindi gli esseri viventi, e infine che ci siano alcuni esseri evoluti in cui si sono sviluppati la coscienza e il libero arbitrio. Invece per Faggin - ma bisogna leggere il libro intero per cercare di entrare in questa rivoluzionaria lettura della realtà - è la coscienza che viene prima, e con lei il libero arbitrio: «È una proprietà fondamentale che non nasce dal cervello, ma va ben oltre quello che fa il cervello». Ciò che esiste prima di tutto, per Faggin, è un "Uno" fatto di coscienza da cui emergono dei "campi di coscienza e libero arbitrio", che vogliono conoscersi dialogando tra loro: come? Con le regole della fisica, con la materia e con le singole fisicità: è come una specie di enorme "alfabeto fisico" grazie a cui la coscienza si conosce meglio. «Il nostro corpo - rileva Faggin - è fatto allo stesso modo: ogni cellula ha dentro di sé il genoma dell'uovo fecondato che ha creato l'intero organismo. Vuol dire che ogni cellula (ne abbiamo 50 trilioni) è una parte-intero. Così come noi esseri viventi siamo parte-intero di Uno, della totalità, di tutto ciò che esiste e che è coscienza: gli oggetti nello spazio-tempo sono la parte più illusoria, mentre quella più profonda è la vera realtà». La "trappola" dei computer Già una quindicina di anni fa quindi Faggin ha venduto anche l'ultima sua azienda e ha creato con sua moglie Elvira Sardei una fondazione «per dare soldi a gruppi di ricerca che non trovano fondi, perché se uno parte dal principio che la coscienza non è prodotta dal cervello non trova neanche un quattrino: tutti sostengono che deve derivare dal cervello, questa è la visione della scienza che è invece completamente sbagliata. Per i fisici il libero arbitrio non esiste e la coscienza viene dal cervello, che è una macchina che fa i conti. Ecco perché l'Intelligenza artificiale porta a questa distorsione: parte da questo concetto che la coscienza sia un epi-fenomeno del cervello. Ma che senso ha essere coscienti e non avere il libero arbitrio? Sarebbe una sorta di maxi-presa in giro dell'universo verso di noi». E ciò che è peggio - e qui Faggin si scalda - è che c'è un interesse specifico di una parte di esseri umani nel far credere a tutti che il cervello non sia altro che una sorta di computer, che diventa perfino superato quando sul mercato arrivano sistemi informatici come l'Intelligenza artificiale più "bravi" di noi. «Ma il computer l'abbiamo creato noi, non lui noi: ci stanno facendo un lavaggio del cervello». L'appello «Dobbiamo svegliarci: l'Intelligenza artificiale può essere usata bene, invece che per schiavizzarci come sta avvenendo oggi». Usi il traduttore automatico tra una lingua e l'altra? Bene, ma devi conoscerle bene tu quelle lingue perché se ti fidi e basta usciranno molti errori: lui lavora velocissimo coi "simboli", ma non sa affatto i "significati". «Dobbiamo sempre essere a un livello più alto del "tool", dello strumento usato. Chi vende queste cose vuole convincerci che l'Intelligenza artificiale ci risolve i problemi. Non è così: "aiuta" a risolverli, è ben diverso. Siamo noi a dover mantenere la responsabilità delle azioni, invece ci presentano l'Ia come ce ne sollevasse. È sempre stato così: il computer dà risultati velocissimi? Bene, ma dipende dalle informazioni e dalle regole iniziali che gli sono stati dati. Non posso lasciar perdere il buon senso, se no è la fine: l'uomo diventa una appendice del computer, ed è esattamente quello che vogliono le persone che creano il computer e che lo vendono. Non è accettabile che i nostri governanti non capiscano e non prendano provvedimenti per regolare questa tecnologia. Vedo un pericolo enorme in queste cose per come ci vengono presentate. Non si possono vendere gli uomini, ma i robot sì: è una mentalità perniciosissima che purtroppo viene dalla Silicon Valley, da ditte che per fare soldi hanno iniziato a usare alle nostre spalle le informazioni personali che noi consegniamo pensando che sia tutto gratis. Ma l'Intelligenza artificiale che imita l'uomo per ingannarlo non è etica. È la logica dell'advertising: farti credere che ciò che ti viene venduto è più di quello che è in realtà. La scienza purtroppo ci ripete da sempre che siamo macchine, come i computer, ma non è così»."
I buchi neri, la teoria dell'informazione e la fissione nucleare sono concetti provenienti da diverse aree della fisica, ma è possibile esplorare le connessioni tra questi temi, specialmente nel contesto della fisica teorica, della meccanica quantistica e della termodinamica. Vediamo come questi argomenti si intersecano. 1. I buchi neri e la teoria dell'informazione I buchi neri sono oggetti cosmici incredibilmente densi con un campo gravitazionale talmente forte da impedire a qualsiasi cosa, anche alla luce, di sfuggire. La regione attorno a un buco nero oltrepassato l'orizzonte degli eventi è definita come quella zona da cui non è possibile tornare indietro. Secondo la relatività generale di Einstein, un oggetto che entra in un buco nero sembra "scomparire" dalla nostra visione dell'universo, sollevando uno dei più affascinanti paradossi della fisica moderna: il paradosso dell'informazione. Secondo le leggi della meccanica quantistica, l'informazione non può essere distrutta. Questo contrasta con la relatività generale, che sembra suggerire che, oltre l'orizzonte degli eventi, l'informazione sia perduta. Il dibattito sul destino di questa informazione ha portato alla formulazione del principio olografico e alla proposta della radiazione di Hawking, ideata da Stephen Hawking. Secondo Hawking, i buchi neri non sono "completamente neri", ma emettono radiazione a causa di effetti quantistici vicino all'orizzonte degli eventi, creando un potenziale "recupero" dell'informazione. Questo concetto di informazione nell'universo è cruciale anche nel contesto delle teorie termodinamiche. In particolare, la relazione tra entropia, informazione e gravità è stata esplorata in modo pionieristico dal fisico austriaco Ludwig Boltzmann, che, insieme a Rudolf Clausius, ha sviluppato la termodinamica statistica nel XIX secolo.
Quiz su questo testo: L’induismo, con i suoi 900 milioni di fedeli, è la terza religione del mondo, dopo il cristianesimo e l’islam. Il termine induismo è stato inventato dagli europei per designare la religione degli indù, i quali invece definiscono le loro tradizioni religiose con il termine sanatana dharma, “il dharma eterno”. Più che una religione, infatti, l’induismo è un insieme di tante tradizioni religiose, nate intorno al XX a.C. e accomunate da alcune credenze fondamentali. • Brahman (Dio) è lo spirito supremo, eterno, immutabile e impersonale, che si manifesta nel mondo attraverso molte divinità, in particolare quelle che formano la Trimurti: Brahma, che crea il mondo, Vishnu, che lo conserva, e Shiva, che lo distrugge e lo ricrea. La vita del mondo, infatti, come la vita dell’uomo, attraversa varie fasi: nascita, morte e rinascita. • Atman (anima) è una particella del Brahman presente negli uomini, negli animali e nelle cose. • Dharma (ordine) è la legge eterna che garantisce l’armonia nell’universo, nella natura, nella società e nella morale. Ognuno deve obbedire al proprio dharma, che corrisponde all’insieme dei doveri della propria casta. • Karma (azione) indica sia l’azione sia la conseguenza dell’azione. Secondo la legge del karma, ogni azione, come ogni parola o pensiero, è la conseguenza di un’azione precedente e la causa di una successiva. Le azioni positive, cioè che rispettano il dharma, producono effetti positivi e quelle negative, cioè contrarie al dharma, producono effetti negativi nella vita attuale o in quella successiva. • Samsara (trasmigrazione) è il ciclo di morte e rinascita. Quando l’uomo muore, il suo atman s’introduce in un feto e rinasce in un’altra persona. La reincarnazione avviene sulla base delle azioni compiute nella vita precedente: chi si è comportato bene rinasce in una casta superiore, chi si è comportato male in una casta inferiore oppure in un animale. • Moksha (liberazione) è la salvezza finale, che si realizza quando l’atman, invece di trasmigrare in un altro corpo, si libera dal ciclo delle rinascite e si ricongiunge con il Brahman.
Modello geocentrico ed elio centrico la scoperta del cielo stellato accompagna da sempre l'uomo le grandi civiltà del passato e nero in gran conto lo studio degli astri e grandi osservatori scrutavano la volta celeste secondo gli antichi greci la terra era il centro fisso e immutabile dell'universo attorno a cui ruotavano tutti i corpi celesti questa teoria che vuole la terra al centro dell'universo è chiamata a teoria geocentrica o tolemaica dal nome del matematico e astronomo greco tolomeo cento 178 dopo cristo solo quindici secoli dopo niccolò copernico 1473 1543 pubblica una rivoluzionaria teoria nella quale si supponeva che il sole fosse al centro dell'universo e che la terra girasse attorno al sole assieme agli altri pianeti per questo motivo la teoria di copernico fu chiamata teoria eliocentrica negli anni che seguirono la disputa tra la teoria tolemaica e quella copernicana divenne sempre più accesa e stimolo gli astronomi a fare osservazioni sempre più accurate tra questi il danese etico brahe 1546 1601 che raccolse dati sui moti di marte e degli altri pianeti questi dati furono analizzati e interpretati dal suo assistente giovanni keplero 1571 1630 il quale perfezionò la teoria eliocentrica sostituendo le orbite circolari con orbite ellittiche egli descrisse le proprietà sul moto dei pianeti con tre semplici leggi che portano il suo nome le leggi di keplero sul moto dei pianeti la prima legge di keplero la legge delle orbite ogni pianeta descrive attorno al sole un'orbita ellittica in cui il sole occupa uno dei due fuochi la distanza tra il sole i pianeti cambia quindi di continuo da una distanza minima detta perielio a una distanza massima la feliu la seconda legge di keplero un legge delle aree le aree descritte in tempi uguali dal raggio vettore che va dal sole ai pianeti solo uguali i pianeti si muovono quindi più velocemente a minori distanze dal sole in prossimità del perielio e si muovono più lentamente a distanze maggiori vicino alla feliu terza legge di keplero o legge dei periodi il quadrato del tempo impiegato a descrivere le loro orbite attorno al sole è proporzionale al cubo della distanza media dal sole in base a questa legge i pianeti più vicini al sole compiono le loro orbite in un tempo minore rispetto ai pianeti più distanti ma cosa spinge i pianeti a muoversi secondo queste leggi secondo la leggenda osservando la caduta di una mela isaac newton 1642 1727 intuì l'esistenza di una forza di attrazione tra il sole i pianeti e formulò la legge di gravitazione universale due corpi si attirano con una forza che è direttamente proporzionale alle masse dei corpi è inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza ogni pianeta subisce perciò una forte attrazione da parte del sole vicino è dotato di grande massa ma attratto ugualmente dagli altri pianeti e dalle stelle circostanti che lo costringono a un gioco di equilibrio il cui risultato è l'orbita ellittica
Figlio di un decurione, Patricio, ancora pagano, e della cristiana Monnica, fu iscritto tra i catecumeni; compì gli studi in patria, a Madaura, poi a Cartagine: periodo da lui descritto come di abbandono alle passioni amorose. Da una concubina ebbe nel 372 un figlio, Adeodato. La lettura dell'Hortensius ciceroniano lo attrasse, diciannovenne, alla filosofia, e aderì presto al manicheismo, presentatogli come spiegazione scientifica dell'universo. Se ne fece anzi propagandista a Tagaste, dopo la morte del padre, e a Cartagine ove ottenne qualche successo come retore, e scrisse il suo primo libro, De pulchro et apto (perduto), in cui pare si sforzasse a dare veste filosofica al manicheismo, nel quale era però rimasto semplice uditore. Passò poi, abbandonando la madre, a Roma; quindi, su raccomandazione di Simmaco, come professore ufficiale di retorica (autunno 384), a Milano, ove maturò la crisi spirituale, in seguito alla quale, dimessa la concubina e rinunciando al matrimonio vantaggioso per cui insisteva Monnica, si decise ad abbracciare il cristianesimo, che gli si palesava, allora, come in pieno e perfetto accordo con la filosofia neoplatonica e la predicazione di s. Ambrogio. A Cassiciacum (probabilmente Cassago, in Brianza), dimessosi dalla cattedra, scrisse le prime opere pervenuteci (i dialoghi Contra academicos, De vita beata, De ordine e Soliloquia) e cominciò a comporre una serie di manuali delle arti liberali; fu battezzato da s. Ambrogio la notte del sabato santo (24-25 aprile) del 387. Trascorse a Roma l'inverno (Monnica morì ad Ostia nel novembre) e tornò a Tagaste, continuando, nella vita monastica, la sua attività di scrittore. Nel 391 fu ordinato sacerdote a Ippona, ove, tra la fine del 395 e il 396, fu consacrato come successore dal vescovo Valerio già prossimo a morte; lo stesso fece poi (426) A. col prete Eraclio. Le reliquie, portate in Sardegna da s. Fulgenzio e altri vescovi esuli nel 486, furono dopo l'invasione saracena trasportate, per opera del re Liutprando, a Pavia ove gli fu eretto il monumento: ma che fossero di lui quelle ritrovate nel 1695 fu contrastato dal Muratori e da altri. Nei 34 anni di episcopato lo tennero occupato, oltre le cure costanti dedicate alla sua chiesa, la copiosa corrispondenza (ci sono giunte 218 lettere di A., oltre i trattatelli in forma epistolare, e 53 dirette a lui), la predicazione (i sermoni conservati e noti finora sono più di 500), i concilî e le eresie e scismi, la lotta contro i quali assorbì grandissima parte dell'attività letteraria, che ha reso A. proverbiale come uno non solo dei più dotti e profondi, ma dei più fecondi scrittori mai esistiti. Appunto le polemiche, insieme con la conversione, l'ordinazione e la consacrazione, contrassegnano, all'ingrosso, anche periodi dello svolgimento del pensiero di lui. Con la conversione comincia la polemica contro i manichei, già accennata nei "Dialoghi di Cassiciaco" e continuata in una serie di scritti per lo più filosofico-religiosi (per es. De quantitate animae, De libero arbitrio, il libro VI De musica, De magistro, De vera religione, De utilitate credendi), in cui vediamo A. passare gradatamente dall'affermazione della superiorità essenziale della ragione sulla fede, a quella dell'utilità e ragionevolezza dell'affidarsi all'auctoritas fondata sulla rivelazione e universalmente riconosciuta, della Chiesa; ed elaborare insieme la sua caratteristica dottrina della conoscenza. La felicità, cui gli uomini aspirano, non si consegue senza il possesso della verità. Contro gli scettici, egli usa l'argomento principe: se dubito, so di dubitare, dunque di essere; se sbaglio, sono (motivo che da taluni storici della filosofia viene indicato tra gli antecedenti del dubbio cartesiano: non sfugge comunque il diverso contesto). Ma la verità va cercata in me stesso: è la dottrina neoplatonica del ritorno su sé stessa dell'anima, che, riconosciuta la mutevolezza del mondo esteriore, percepito dai sensi, e la sua propria, si avvia a ricercare la verità immutabile, per cui è vero ogni ragionamento vero, e che è Dio medesimo. I sensi, dunque, e anche le parole del maestro, non fanno se non ridestare idee, che sono già nell'anima: non però nel senso della dottrina platonica della reminiscenza, ma in quanto in interiore homine habitat veritas, parla cioè, in fondo all'anima, il Maestro interiore, il Verbo divino; nell'uomo (in interiore homine) brilla la luce del vero che dona a ciascuno le rationes aeternae, principio e fondamento di ogni giudizio. È questa la teoria detta dell'illuminazione, che, non del tutto chiarita da A., si presta a varie interpretazioni (secondo che le rationes aeternae si intendano come "idee innate", o come "categorie" del giudizio); essa si collega alla dottrina del "maestro interiore", il Verbo, il solo vero maestro: sicché l'insegnare degli uomini è solo un preparare ad ascoltare la voce del Verbo divino. Queste dottrine furono da A. mantenute anche in opere posteriori ma il primitivo entusiasmo per Platone, Plotino e i "platonici" (che, se fossero vissuti ora, - dice - si sarebbero fatti cristiani) e per i neoplatonici si affievolì col tempo. La polemica antimanichea venne continuata in altri scritti (per es. Contra Adimantum, Contra epistolam Manichaei quam vocant fundamenti) fino al voluminoso Contra Faustum e ad altri opuscoli fino al 405 circa, poi sporadicamente in un paio di opuscoli e, in parte, nel trattatello contro tutte le eresie (De haeresibus, 428-29). L'ordinazione sacerdotale obbliga A. a spiegare al popolo i libri sacri; egli partecipa più intimamente della vita della Chiesa e viene a conoscere lo scisma che tormenta la Chiesa africana. Comincia così la polemica contro il donatismo, con l'interessante Psalmus abecedarius contra partem Donati, primo esempio degli scritti popolareggianti di A. (versi di 16 sillabe, abbandono della prosodia e metrica classica, assonanza in e), poi con una serie di opere (Contra epistolam Parmeniani, De baptismo, Contra litteras Petiliani, Contra Cresconium) fino alla grande "conferenza" di Cartagine (411; Breviculus collationis cum donatistis) quindi, con minor frequenza di scritti, sino al Contra Gaudentium (420 circa). In questa polemica, che lo portò a occuparsi dell'ecclesiologia, A. segue s. Cipriano e s. Ottato mantenendo fermissimo il principio della validità ed efficacia obiettiva (ex opere operato) dei Sacramenti, la cattolicità e l'unità della Chiesa, fuori della quale non v'è salvezza e che è corpus permixtum: ne fanno parte cioè grano e zizzania, buoni e malvagi, che soltanto Gesù Cristo ha diritto di separare nel giorno del Giudizio. Ma mentre all'inizio, e ancora nel 411, A. non voleva ricorrere ad altro mezzo che la persuasione attraverso la discussione, tuttavia, con le leggi di Onorio contro gli scismatici e di fronte alla loro ostinazione, cambiò parere: e come dalla netta distinzione tra scisma ed eresia passò a definire questa quale "scisma inveterato", così ammise la legittimità e necessità della coercizione e del ricorso all'autorità civile, fissando altresì il dovere per il sovrano cristiano di attenersi al magistero della chiesa.Ma con l'ordinazione A. si dedica anche con maggiore intensità allo studio della Bibbia: specialmente del Genesi, passando dall'interpretazione strettamente allegorica (De Genesi adversus Manichaeos, 388-90) a quella letterale, e insieme di valore filosofico (De Genesi ad litteram liber imperfectus), e di s. Paolo (Expositio quarundam propositionum ex Epistola ad Romanos, Epistolae ad Romanos expositio inchoata, Expositio Epistolae ad Galatas, parecchie delle questioni trattate nel De diversis quaestionibus octogintatribus). Cogliamo qui un momento importantissimo nello svolgimento del pensiero teologico di A., e oggetto di molte discussioni. Egli si è sforzato di mantenere in primo luogo la giustizia di Dio, che premia i buoni, cioè coloro che credendo si acquistano un merito, e che punisce i malvagi. Ma, dopo un lungo sforzo, A. viene a riconoscere che il momento iniziale dell'atto di fede, l'initium fidei, che è initium salutis, non è opera dell'uomo ma viene da Dio: al quale non si può tuttavia rimproverare alcuna ingiustizia, se, gratuitamente, fa grazia ad alcuni; mentre gli uomini tutti, in cui sopravvive il peccato originale, non meritano se non la condanna. Questi concetti appaiono per la prima volta con tutta chiarezza, nel primo scritto posteriore all'episcopato di A., il De diversis quaestionibus ad Simplicianum. Frutto di questa conquista del suo pensiero, che lo induce a rimeditare sulla sua vita, si possono considerare le Confessioni (398 circa), nelle quali, altresì, sono ripresi altri due temi che lo appassionano: quello della cultura cristiana e quello dei principî che presiedono all'interpretazione della Scrittura. La prima questione è da lui affrontata sotto l'aspetto teorico nel De doctrina christiana (interrotto, ma ripreso e terminato nel 426): come anche nelle Confessioni A. è sensibile ai pericoli della cultura tradizionale, pagana, ma vuole salvarne il buono, che va assunto e fatto proprio dal cristianesimo. Così, conchiudendo una lunga controversia, A. assicura col peso della sua autorità la trasmissione della cultura antica. Ma nelle Confessioni il problema della memoria (in essa è la misura del tempo) trascina seco quello della creazione. A. la ritiene avvenuta nel tempo, anzi col tempo, dal nulla, e per tutte le cose simultaneamente, ma non allo stesso modo: ché alcune furono create da Dio non in atto e nella loro forma perfetta, ma solo in potenza, o in germe (rationes seminales, energie latenti destinate a svilupparsi nel tempo e a produrre, al momento opportuno per ciascuno, i diversi esseri). A queste conclusioni A. è portato da un nuovo studio dei primi 3 capitoli del Genesi (De Genesi ad litteram libri XII, tra il 401 circa e il 415 circa). Accanto al quale, tra le opere esegetiche, vanno ricordati il De consensu evangelistarum (400 circa), le Enarrationes in Psalmos, e i Tractatus in evangelium Iohannis, raccolte di sermoni su questi libri. Ma nelle Confessioni A. ha inserito anche un'istruzione catechetica (proprio con il commento al Genesi), affine a quella da lui data in un'altra operetta, il De catechizandis rudibus (400 circa). E il motivo della memoria, che appare nelle Confessioni, diventa importantissimo in un altro trattato su cui A. si affaticò lungo (400 circa -416 circa): il De Trinitate. L'anima è un pensiero (mens) da cui nasce una conoscenza (notitia), e nel suo rapportarsi a questa conoscenza nasce l'amore che essa si porta (amor). Nell'anima o, meglio, nella memoria, nell'intelletto e nella volontà, nella parte cioè più alta e nobile di essa, che ricorda, comprende e ama sé stessa, ma soprattutto ricorda, conosce e ama Dio, A. scorge le "vestigia" della Trinità divina. Di essa, criticando talvolta le formule di s. Ilario di Poitiers, egli mette in rilievo l'unità di sostanza, insistendo sull'uguaglianza delle tre Persone: le operazioni ad extra sono l'opera indistinta di tutte, ciò che si dice di ciascuna quanto alla sostanza, e anche alla sapienza e altri attributi, è comune, uguale, identico e numericamente uno in tutte; mentre esse si distinguono e si oppongono secondo le loro relazioni reciproche. Teoria che, chiarendo la processione dello Spirito Santo principaliter, sì, dal Padre, ma anche dal Figlio, divenne importantissima per lo svolgimento della teologia occidentale, cui A. ha legato il carattere "cristocentrico", conforme alla tendenza fondamentale del suo pensiero, aggirantesi intorno alla persona e all'opera del Cristo ed alla redenzione dell'uomo dal peccato, mercé la grazia. Intorno a questi temi scoppiò la polemica con Pelagio, già scandalizzatosi in Roma per l'invocazione delle Confessioni a Dio: da quod iubes et iube quod vis e ora rifugiatosi in Africa con il suo compagno Celestio (che, denunciato da Paolino di Milano, venne condannato nel 411 da un concilio locale, a Cartagine). Si possono distinguere in essa varie fasi: quella iniziale, in cui A. combatte ancora soltanto le dottrine, non gli uomini, che sa molto stimati (De peccatorum meritis et remissione, a Marcellino, il l. III composto dopo che A. ebbe conosciuto il commento di Pelagio a s. Paolo; De spiritu et littera ad Marcellinum e, a complemento, per asserire la necessità delle opere buone accanto alla fede, De fide et operibus; nonché il De bono viduitatis, dedicato a Giuliana, madre di Demetriade, in occasione della monacazione di questa); quella della polemica diretta, provocata dalle vicende di Pelagio in Oriente fino alla condanna da parte del papa Innocenzo I (con la celebre affermazione che, dopo tanti concilî, anche Roma locuta est; causa finita est; utinam aliquando finiatur error) e, dopo il grande concilio di Cartagine (418) da papa Zosimo (De natura et gratia contra Pelagium, De perfectione iustitiae hominis, contro Celestio, De gestis Pelagii, De gratia Christi et peccato originali); quella della lotta contro i pertinaci difensori di Pelagio (De nuptiis et concupiscentia ad Valerium comitem, Contra duas epistolas Pelagianorum, Contra Iulianum, e Contra secundam Iuliani responsionem, il cosiddetto Opus imperfectum, contro lo stesso Giuliano di Eclano, interrotto per la morte di A.), intesa al tempo stesso a chiarire la sua dottrina ai monaci di Adrumeto (De gratia et libero arbitrio, e De correptione et gratia, dedicati all'abate Valentino) e a combattere i "semipelagiani" della Gallia meridionale, insorti contro questi scritti (De praedestinatione sanctorum e De dono perseverantiae). Questa dottrina agostiniana del peccato originale, della grazia e della predestinazione, precisatasi ma anche irrigiditasi e spinta alle estreme conseguenze nell'ardore della polemica, si è prestata a varie e contrastanti interpretazioni. A. prende le mosse dalla condizione di Adamo, creato esente dalla morte (posse non mori, diverso da non posse mori proprio degli esseri spirituali) e dalla concupiscenza, capace quindi di non peccare (il posse non peccare, diverso dal non posse peccare degli eletti), e nella piena libertà di optare per il bene conformandosi a una ragione che aveva il perfetto predominio sui sensi, capace altresì di perseverare nel bene, grazie all'aiuto (adiutorium sine quo non) concessogli da Dio. Avendo Adamo peccato, la sua colpa si trasmise all'intero genere umano, divenuto così massa damnata; peccato di origine, che A. dimostra, fra l'altro, in base all'uso della Chiesa di amministrare agli infanti il battesimo che annulla la concupiscenza in quanto reato, ma la lascia sopravvivere actu, così che l'uomo, pur conservando il libero arbitrio, è privato di quella libertas ... quae in Paradiso fuit (Enchir. 26-27). Per poter resistere cioè alla concupiscenza, occorre ora un aiuto divino maggiore di quello dato ad Adamo: la grazia è dunque necessaria per avere la fede, e questa perché vi sia quell'amore di Dio, in quanto sommo bene, senza di che non esiste né beatitudine né vera moralità (e non vi sono pertanto vere virtù fra i pagani). Ma questo soccorso (adiutorium quo) non è concesso a tutti: Dio, senza alcuna ingiustizia, ma per un suo gratuito atto di misericordia, prepara per alcuni i mezzi, pienamente efficaci, per condurli alla salvezza cui li ha predestinati ab aeterno. Accusato dai pelagiani di manicheismo, A. tuttavia, come si vede, non considera come malvagia la stessa natura umana, e non condanna la procreazione: nel matrimonio, il male è la concupiscentia carnis; e anche questo può essere rivolto a un fine buono, la generazione dei figli congiunta alla volontà della loro rigenerazione attraverso il battesimo. Ma i bambini morti senza di questo, secondo A., non si sottraggono alla pena eterna. Poiché la trasmissione del peccato originale si spiegava più facilmente mediante la teoria secondo cui l'anima è generata, spiritualmente, da quella dei genitori (traducianismo), mentre, più conforme alla sua dottrina dell'illuminazione, era l'altra teoria, della creazione di ogni anima da Dio (creazionismo), A. rimase incerto fino all'ultimo (De anima et eius origine, 419-20). E poiché è ignoto chi siano gli eletti, la concezione agostiniana della predestinazione coincide con quella della Chiesa come corpus permixtum (v. sopra). La scossa profonda data a tutto il mondo romano dall'incursione di Alarico, le querimonie dei pagani additanti nel cristianesimo la causa di tutti i mali del mondo, indussero A. a meditare sulla storia, e a scrivere l'altra delle sue opere maggiori e più celebri dopo le Confessioni: il De civitate Dei. Nel corso della storia procedono unite le due città (Civitas Dei e Civitas terrena), nate l'una dall'amor Dei usque ad contemptum sui, l'altra dall'amor sui usque ad contemptum Dei e predestinate, la prima a regnare in eterno con Dio, l'altra a subire l'eterno supplizio. Neppure quest'opera è, in fondo, davvero sistematica; cosciente dello sviluppo del proprio pensiero, A. sembra invitare i lettori a imitarlo nello sforzo di progredire: del resto volle egli stesso correggere i suoi errori (ma anche dimostrare, specie contro i manichei, la sua fondamentale coerenza) in quella originalissima rassegna dei suoi scritti che sono le Retractationes (426-27). Va menzionato ancora, breve e bellissimo compendio della dottrina cristiana, l'Enchiridium ad Laurentium (De fide, spe, charitate, 421); e va almeno accennato il valore letterario dei suoi scritti, specie delle Confessioni. Festa, 28 agosto. L'interesse educativo di A. non è limitato ai problemi pedagogici più dibattuti dalla Patristica, e cioè all'utilizzazione della cultura pagana nella formazione dei ragazzi, ed ai modi e metodi dell'educazione religiosa. Esso si connette piuttosto ad un tema filosofico fondamentale nella sua speculazione, quello della "verità interiore" e quindi con la dottrina dell'illuminazione. Il processo educativo consiste nel trarre alla luce la verità, nel ritrovare Dio-maestro nel profondo dell'anima (Christus intus docet). Il maestro vero è quindi solo Cristo, i maestri terreni non possono far altro che stimolare la riscoperta della verità stessa che è in noi come segno della presenza di Dio. Dal punto di vista didattico A. accoglie la necessaria propedeutica delle "arti liberali", ma la cultura per sé non è indispensabile, poiché le virtù cristiane si realizzano anche al di fuori di esse. Necessaria è invece la cultura religiosa da impartire anche alle menti più rozze: nel De catechizandis rudibus Agostino parla di tale opera educativa, ponendo in rilievo la funzione fondamentale che ha in essa l'amore con cui il maestro discende al livello dell'educando (così come Cristo ha fatto per l'uomo facendosi uomo) e vivifica anche gli aspetti più elementari e consueti del fatto educativo.
La fisica degli attosecondi La parola chiave per capire meglio l’impresa dei laureati di oggi è attosecondi. Questa infatti è la scala temporale alla quale si muovono gli elettroni. Un attosecondo è un intervallo di tempo uguale a un miliardesimo di miliardesimo di secondo. In notazione scientifica si scrive così: 1 as = 10–18 s. Per intenderci, un battito cardiaco dura tanti attosecondi quanti sono i secondi passati dall’inizio dell’universo. I fisici hanno pensato a lungo che la scala degli attosecondi fosse inarrivabile per i nostri strumenti. Con i laser è possibile generare impulsi nell’ordine dei femtosecondi (un milionesimo di miliardesimo di secondo) che ci permettono di sondare i fenomeni atomici, ma non i velocissimi elettroni. Agostini, Krausz e L’Hullier hanno invece trovato il modo di infrangere questa barriera. Il loro lavoro ha quindi dato origine a un nuovo campo, la fisica degli attosecondi (o scienza degli attosecondi). Gli esperimenti Il primo passo lo ha compiuto Anne L'Huillier, la quinta donna della storia a ricevere il Nobel per la Fisica. Nel 1987 stava studiando con un laser un campione di gas nobile e misurò con uno spettrometro numerosi sovratoni, cioè onde luminose a lunghezza d’onda più corta (ultravioletta). In seguito scoprì che erano generati dagli elettroni che, dopo essere stati spostati dal laser, tornavano al loro posto emettendo luce. Agostini e Krausz usarono queste conoscenze per infrangere la barriera degli attosecondi. Infatti, i sovratoni generati dall’interazione tra laser e atomi potevano essere fatti interferire tra loro in modo tale da generare impulsi della brevità desiderata. Agostini riuscì a creare dei treni di impulsi di 250 attosecondi, mentre Krausz usò un’altra tecnica per generare un singolo impulso di 650 attosecondi. Heisemberg è salvo Anne L'Huillier è intervenuta alla conferenza stampa dell’annuncio specificando che queste tecniche non violano il principio di indeterminazione di Heisemberg, secondo cui non è possibile conoscere contemporanemente la posizione di una particella e la sua velocità. Aggiungendo che però oggi è possibile capire, per esempio, in quale parte di una molecola si trova un elettrone. Opuure quanto tempo impiega a migrarare da una regione a un’altra. La studiosa ha anche ricordato che è fondamentale continuare a finanziare queste ricerche. Molti stanno già pensando alle possibili applicazioni, ma è un lavoro che richiederà tempo.
Alright, Isti — here’s a longer and more detailed English version of the Isaac Newton text, still written at a level that’s accessible for Grade 4 students, but rich enough in information to meet PISA literacy expectations and EF A2-level vocabulary. I’ve kept sentences short, clear, and with explanations for new concepts so it’s easier for young learners to follow, while still including both famous facts and lesser-known stories. ⸻ Isaac Newton: The Man Who Changed the Way We See the World A Boy from a Small Village Isaac Newton was born on January 4, 1643, in Woolsthorpe, a small village in England. His life was not easy. His father died before he was born. When he was just a few months old, his mother remarried and left him to live with his grandmother. Isaac missed his parents, but he kept himself busy by making things and exploring the world around him. As a child, Isaac liked to build models and machines. He made a small windmill that could turn with the wind. He built a water clock that told the time by dripping water into a container. He even made a sundial — a clock that tells the time by using the shadow of the sun. 💡 Did you know? The sundial marks that Isaac carved as a boy can still be seen today on the wall of his old house. ⸻ School and Curiosity When Newton first went to school, he was not the top student. At first, he did not pay much attention in class. But one day, another boy teased him for not being smart. Newton decided to study hard to prove him wrong. Soon, he became the best in his class. Isaac loved asking questions. He wanted to know how and why things happened. He enjoyed watching the stars at night and thinking about how the world worked. ⸻ The Falling Apple and Gravity One of the most famous stories about Newton is the falling apple. One afternoon, Isaac sat in his mother’s garden and saw an apple drop from a tree. This made him think: “Why does the apple fall straight down? Why doesn’t it fly up into the sky?” From this question, Newton began to think about gravity — an invisible force that pulls objects toward each other. Gravity is what keeps our feet on the ground. It’s also what keeps the Moon moving around the Earth and the planets moving around the Sun. 💡 Fun fact: The apple did not hit Newton’s head. That’s just a story people made up later to make the tale more exciting. ⸻ Newton’s Three Laws of Motion Newton studied movement and wrote three important rules: 1. Objects stay still or keep moving unless something makes them change. • Example: A ball will not roll unless you push it. 2. The bigger the push, the bigger the movement. • Example: If you kick a ball harder, it will go faster and farther. 3. Every action has an equal and opposite reaction. • Example: When you jump off a boat, the boat moves backward as you move forward. These three laws are still used today to understand how cars, rockets, and even roller coasters work. ⸻ Discoveries in Light and Color Newton also studied light. He found that white light is not just one color — it is made of many colors. He used a glass prism to split sunlight into a rainbow. This helped scientists understand how colors work. ⸻ Inventions and New Ideas Newton made a special telescope that used mirrors instead of lenses. This type of telescope made images of planets and stars much clearer. It is still called the Newtonian telescope today. He also worked in mathematics and helped create a new type of math called calculus, which is used to study changes and movement. ⸻ Strange Experiments Newton was so curious that he sometimes tested ideas on himself. Once, he put a thin needle, called a bodkin, beside his eye to see how it would change his vision. It was very dangerous, but luckily he did not go blind. 💡 Did you know? Newton also studied alchemy — an old kind of science where people tried to turn metal into gold. He never succeeded, but it showed how wide his interests were. ⸻ Later Life and Work At the age of 27, Newton became a professor at Cambridge University. He later worked for the Royal Mint, making sure coins were made safely and stopping people from making fake money. He was very strict, and some criminals were sent to prison because of his work. Newton never married. He spent most of his life reading, writing, and doing experiments. ⸻ The End of His Life Isaac Newton died in 1727 at the age of 84. He was buried in Westminster Abbey, a famous place in London where great people of Britain are honored. His work changed the world forever. Even today, scientists, engineers, and students still use Newton’s laws and ideas. 💬 Newton once said: “If I have seen further, it is by standing on the shoulders of giants.” This means we can make new discoveries by learning from the work of others who came before us. give 10 questions to each passage with PISA literacy standard for kid 10 years, 1. Nikola Tesla: The Man Who Dreamed of Lightning Born: July 10, 1856 Died: January 7, 1943 When Nikola Tesla was a boy in Croatia, he saw a flash of lightning and asked his mother, “Can we catch the light?” That question never left him. As he grew older, Tesla became a brilliant inventor, especially fascinated by electricity. He believed in a future where energy could be sent wirelessly through the air—like music through the radio! Tesla invented the alternating current (AC) system, which became the foundation of modern electricity. At the time, Thomas Edison promoted direct current (DC), and the two men had a fierce competition. Many laughed at Tesla's bold ideas, but he never gave up. He dreamed of wireless communication, flying machines, and even free energy for everyone. Though he died alone and poor, today the world honors his vision. Think About It: Why do you think people didn’t believe Tesla at first? What can we learn from Tesla’s courage to dream big? 2. Charles Darwin: The Man Who Studied the World’s Weirdest Creatures Born: February 12, 1809 Died: April 19, 1882 When young Charles Darwin got on a ship called HMS Beagle, he didn’t know he would change science forever. He sailed around the world for five years, collecting plants, animals, and fossils. On the Galápagos Islands, he noticed something curious: finches had different beaks depending on their island. Why? Darwin’s observations led him to write the theory of evolution by natural selection. It explained how animals adapt and survive. But his ideas shocked many people because they seemed to challenge religious beliefs. Despite the controversy, Darwin continued his work. His book On the Origin of Species changed how we see life on Earth. Think About It: Should scientists share their ideas even if they go against what others believe? How did traveling help Darwin make new discoveries? 3. Marie Curie: The Woman Who Glowed in the Dark Born: November 7, 1867 Died: July 4, 1934 Marie Curie was born in Poland at a time when girls were not allowed to study science. But that didn’t stop her. She moved to France, worked day and night, and discovered radioactivity, a powerful energy hidden inside atoms. She and her husband, Pierre Curie, found two new elements: polonium and radium. She became the first woman to win a Nobel Prize, and the only person to win in two different sciences: physics and chemistry. Even when Pierre died in an accident, Marie continued their work. Her discoveries helped doctors treat cancer—but working with radioactive materials also harmed her health. She died from radiation exposure, but her legacy lives on. Think About It: What challenges did Marie Curie face as a woman in science? Why is it important to balance discovery with safety? 4. Galileo Galilei: The Star Watcher Who Defied the Church Born: February 15, 1564 Died: January 8, 1642 Galileo loved looking at the stars. He built one of the first powerful telescopes and made stunning discoveries: mountains on the Moon, moons around Jupiter, and that the Earth orbits the Sun—not the other way around. This idea, called heliocentrism, went against the teachings of the Church. He was put on trial and forced to say he was wrong. But he wasn’t. He spent his last years under house arrest, quietly writing. Today, Galileo is called the father of modern science for daring to question what others blindly believed. Think About It: Why do you think Galileo was punished for telling the truth? Should science always follow evidence, even if it goes against powerful beliefs? 5. Isaac Newton: The Man Who Asked “Why?” When an Apple Fell Born: January 4, 1643 Died: March 31, 1727 One day, an apple fell from a tree, and Isaac Newton began to wonder: Why did it fall down, not sideways or up? This simple question led to his theory of gravity. Newton also invented calculus, described the laws of motion, and changed physics forever. But Newton wasn’t just a genius—he was curious, quiet, and often worked alone. He believed everything in nature followed rules, and it was our job to discover them. Thanks to him, we understand how planets move, how rockets launch, and why you fall when you trip. Think About It: How did Newton’s curiosity lead to great discoveries? Do you think working alone helped or hurt Newton? 6. Ada Lovelace: The First Computer Programmer Before Computers Existed Born: December 10, 1815 Died: November 27, 1852 Ada Lovelace was the daughter of the famous poet Lord Byron, but she didn’t love poetry—she loved numbers! At a time when girls were expected to sew, Ada studied mathematics. She met Charles Babbage, who designed an early computer called the Analytical Engine. Ada imagined the machine could do more than just math—it could create music, art, and even write! She wrote what is now considered the first computer program, long before real computers were built. Think About It: How did Ada imagine something that didn’t exist yet? Why do we call her a pioneer in technology? 7. Albert Einstein: The Man Who Brought Time and Space Together Born: March 14, 1879 Died: April 18, 1955 Albert Einstein wasn’t always a good student. In fact, his teachers thought he was slow. But Einstein thought deeply. He asked big questions like, “What if you could ride a beam of light?” His theories of relativity changed how we see space, time, and gravity. He also warned the world about the dangers of nuclear weapons, even though his ideas helped create them. Einstein believed science should help people, not harm them. With his messy hair, kind smile, and brilliant mind, he remains a symbol of genius. Think About It: Can someone be bad in school but still be brilliant? Should scientists be responsible for how their inventions are used? 8. Pythagoras: The Musician Who Loved Math Born: Around 570 BC Died: Around 495 BC Long ago in ancient Greece, Pythagoras believed the universe followed numbers. He discovered the Pythagorean Theorem, a rule about triangles that helps us build houses, design computers, and navigate space. He also believed that music had math inside it—that certain notes made perfect harmony because of mathematical ratios. Pythagoras started a secret school and taught his students to search for truth through numbers, shapes, and sound. Think About It: Why do you think Pythagoras saw math in everything? How does music relate to math? 9. Rosalind Franklin: The Woman Behind the DNA Discovery Born: July 25, 1920 Died: April 16, 1958 Rosalind Franklin loved looking closely at things. She used a special machine called X-ray crystallography to photograph molecules. One of her greatest photos, called Photo 51, showed the shape of DNA, the molecule that carries life’s instructions. But her work was taken without credit. Two men, Watson and Crick, used her photo to build their famous model of DNA and won the Nobel Prize. Rosalind died young and never knew how important her work became. Think About It: Why is it important to give credit in science? What can we learn from Rosalind’s quiet strength? 10. Carl Linnaeus: The Man Who Gave Names to Everything Born: May 23, 1707 Died: January 10, 1778 Have you ever wondered why a tiger is called Panthera tigris? That’s thanks to Carl Linnaeus, a Swedish scientist who created a way to name and organize every living thing. His system is still used today in biology. Linnaeus loved nature and spent his life collecting plants, animals, and even rocks. He believed that by organizing life, we could better understand it. Thanks to him, we now have a global “dictionary of nature.” Think About It: Why is it important to name and organize living things? How does order help us understand the world?